Depuratore del Garda, Togni: «Scelte assurde, costi in aumento e mancano i documenti».
Le parole di Togni sul depuratore del Garda
Il progetto del nuovo depuratore del Garda, destinato, almeno nelle intenzioni più recenti, ad essere realizzato a Lonato, al confine con Montichiari, continua a far discutere. A riaccendere il dibattito sono le ultime dichiarazioni del sindaco di Montichiari, Marco Togni, che ha reso noti nuovi elementi sull’opera, parlando apertamente di scelte tecniche, localizzazione e costi. Dettagli che non trovano ancora riscontro in documenti ufficiali e che soprattutto non sono ancora stati condivisi con i territori interessati. Secondo Togni, la decisione di collocare l’impianto a Lonato sarebbe maturata nel novembre 2025, ma «del progetto vero e proprio non è stato mostrato nulla» e «non sappiamo esattamente dove verrà collocato l’impianto».

Tubazioni nel lago e tracciati contestati
Il sindaco entra poi nel merito di quella che definisce una delle scelte più discutibili dell’intero intervento: la gestione delle tubazioni.
«Per anni ci hanno detto che la condotta sublacuale esistente era arrivata a fine vita», ricorda Togni, spiegando che la soluzione più semplice – la posa di nuovi tubi protetti dalla corrosione – sarebbe stata accantonata perché ritenuta troppo economica. «Si parlava di 15-20 milioni di euro. Evidentemente costava troppo poco».
Da qui, secondo la ricostruzione del sindaco, l’idea alternativa: una nuova tubazione in mezzo al lago, questa volta lungo la costa.
«Per evitare i problemi di viabilità sulla Gardesana, hanno pensato a un tubo di circa 10 chilometri da Toscolano a Salò», afferma Togni, definendo la scelta «assurda», soprattutto perché interessa il Golfo di Salò, un’area in cui il ricambio delle acque è notoriamente molto lento. Non manca un riferimento a un errore che il sindaco considera emblematico della confusione che circonda l’opera. Nei verbali ufficiali si parla infatti di un tracciato da “Tuscolano a Brancolino”. «Peccato che Brancolino non c’entri nulla», osserva Togni, «probabilmente volevano scrivere Bardolino, ma così come è riportato sembra che si brancoli nel buio».
Costi in crescita e nodo ambientale
Altro capitolo centrale è quello dei costi, forse la cosa più preoccupante, destinati secondo il primo cittadino a crescere ancora.
«Dai 120 milioni iniziali siamo già oltre i 240 milioni», afferma, aggiungendo che «è realistico pensare che si possa arrivare anche al triplo». In questo scenario entra in gioco anche l’ipotesi di utilizzare l’imposta di soggiorno per finanziare parte dell’opera. «Risulta nero su bianco che i Comuni dovranno contribuire con la tassa di soggiorno», avverte Togni, «e questo significa che difficilmente resterà invariata».
Infine, il tema della Valutazione Ambientale Strategica.
«C’è chi spera di evitarla per non perdere altro tempo», conclude il sindaco, «ma forse è proprio l’assenza di una visione complessiva che ci ha portati, dopo quasi dieci anni, a un progetto che cambia continuamente forma e direzione».
In attesa di documenti ufficiali e certezze tecniche, il depuratore del Garda resta così sospeso tra annunci, dichiarazioni e preoccupazioni crescenti da parte di sindaci e comitati ambientalisti.