caso depakin

Remedello, il farmaco antiepilettico finalmente in arrivo dopo lunghi mesi di carenza

Milena Del Vecchio racconta la sua esperienza con parole che oscillano tra dolore, rabbia e speranza

Remedello, il farmaco antiepilettico finalmente in arrivo dopo lunghi mesi di carenza

Da mesi il Depakin, farmaco antiepilettico salvavita, scarseggia nelle farmacie italiane. La mancanza è dovuta a problemi di produzione e confezionamento presso uno degli stabilimenti della casa farmaceutica Sanofi. Per chi dipende da questo farmaco, ogni giorno senza terapia rappresenta un rischio concreto per la salute. Milena Del Vecchio, madre di Vittoria e Celeste, racconta la sua esperienza con parole che oscillano tra dolore, rabbia e speranza.

Le parole di Milena

Originaria di Remedello, Milena ha condiviso il dramma che tante famiglie vivono in silenzio; la tensione e la preoccupazione di chi vede la vita dei propri figli messa in bilico dall’assenza di un farmaco insostituibile.
«Si dice che chi salva una vita salvi l’umanità, eppure, come possono i potenti della Terra continuare a fare progetti, investire tempo e risorse, mentre dietro l’angolo si moltiplicano angosce e preoccupazioni? La vita è un diritto sancito dal Codice Civile e dalla Costituzione, ma cosa vale se mancano i farmaci salvavita?».

I ringraziamenti

La carenza di Depakin non ha fermato la determinazione della comunità. Grazie a una rete di farmacisti, medici, infermieri e volontari, molte famiglie sono riuscite a reperire le dosi necessarie. Milena ringrazia nomi e strutture che hanno reso possibile il reperimento del farmaco: il dottor Mussato Maurizio, le farmacie Baldo di Casalmoro, Di Lena di Montichiari, Essenza di Castel Goffredo, Losio di Isorella, quelle interne agli ospedali di Leno e di Asola, San Rocco di Ghedi, farmacie di Gavardo e Cavalgese, Bravi di Brescia, Ferrari di Mazzano. Non solo professionisti, ma anche cittadini comuni si sono mossi per aiutare, tra cui Narcisa Busi, Mirella Nicolini, Anna Scalmana, Severina Girelli, Stefania Conti, Barbara Rastelli, Sara Ugolini, Chiara e Paolo Zani, Antonella Bettinazzi, Gaia e Serena, la profe Daniela Bologna. Da lontano, Concetta e Gianni Martino hanno trovato confezioni in Calabria, Santina dalla Sicilia, Maria Adele Magliola (Titti) dal Piemonte, Maria Cappiello e Anna dalla Campania, Mariarosa Barbisan e Antonella da Roma. Daniela Mazzo con Nunzia, sua cognata e farmacista presso Di Lena di Montichiari, ha fornito supporto fra Milano e Roma. Un ringraziamento particolare è andato anche alle dottoresse Elisabetta Bertoli con Maria e all’infermiera Sandra Fantoni dell’ATS di Montichiari, che hanno messo a disposizione competenze e tempo, e alla dottoressa e giudice tutelare di Vittoria, Maria Chiara Gaetani, per l’umanità e il supporto dimostrati. Milena cita anche il Governatore della Lombardia Attilio Fontana, la dottoressa Cicchirillo e Bertolaso, e la dottoressa Silvana Marson di Regione Lombardia, sempre pronta al confronto anche in orari straordinari.

La svolta

La situazione ha trovato una prima soluzione: il 29 gennaio, Sanofi Italia ha firmato un accordo con rappresentanti russi per importare confezioni di Depakin. L’arrivo sul mercato italiano è previsto in quattro-cinque settimane. «Quasi tremavo non sapendo se ridere o piangere dalla gioia», racconta Milena. «Io e mio marito ci siamo abbracciati, lacrime e gioia insieme. Ancora un poco di pazienza, ma finalmente si intravede una speranza». Milena sottolinea l’assurdità di trovarsi in questa condizione: «La precarietà e la difficoltà dei pazienti, soprattutto se fragili, di essere costretti a stravolgere una terapia così importante, in vigore nel nostro caso da 23 anni, è disumana. La malattia è reale, la si sente sulle dita. Stravolgere una terapia può riservare sorprese poco piacevoli, perfino la morte. Lo Stato, le Regioni e le case farmaceutiche devono garantire che farmaci salvavita insostituibili siano sempre disponibili». Nonostante la fatica e l’ansia, Milena mantiene la determinazione: «Come dice la dottoressa Bertoli, io sono “di pancia”, e quando parto sono un uragano… sino a quando sul mercato italiano ed estero ci sarà una bustina di Depakin da 100 a rilascio modificato, la troverò per la mia Vittoria». La vicenda del Depakin mette in luce le fragilità del sistema sanitario e produttivo. Allo stesso tempo mostra la forza della comunità, la solidarietà concreta e l’impegno di professionisti e cittadini comuni. «Chi salva una vita, salva l’umanità», ricorda Milena: un monito e un appello a non lasciare mai soli i pazienti che dipendono da terapie essenziali.