Denunciati tre allevatori bresciani per truffa aggravata

I tre ora rischiano pene fino a sei anni di reclusione e ovviamente la restituzione di quanto illecitamente percepito.

Denunciati tre allevatori bresciani per truffa aggravata
Brescia, 30 Maggio 2018 ore 14:17

Sono stati denunciati per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno all’U.E.

Le indagini

I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Marcheno, monitoravano da diverso tempio alcuni alpeggi della Val Trompia al fine di verificarne la corretta gestione e conseguente erogazione dei fondi europei a sostegno dell’agricoltura di montagna. Gli agricoltori di pianura prendevano in affitto centinaia di ettari di alpeggi d’alta quota  per aumentare virtualmente la superficie agricola utilizzata dalle proprie aziende e riscuotere i premi riconosciuti da Bruxelles nell’ambito della Pac, la politica agricola comunitaria.

L’inganno

Purtroppo niente di tutto questo è mai successo: i Carabinieri Forestali in tutto il periodo di alpeggio della stagione passata hanno monitorato le malghe ove avrebbero dovuto i tre imprenditori condurre al pascolo i propri animali. Grazie all’utilizzo di droni i militari di Marcheno, comandati dal Ten. Col. Giuseppe Tedeschi e coordinati dal Sost. Proc. Dr. Ambrogio Cassiani, hanno dimostrato come gli alpeggi in questione non abbiano mai visto la presenza dei bovini. Un caso non difficile da dimostrare visto che le aeree riprese dai droni, a settembre 2017, mostravano erba alta e ancora verde, segnale inequivocabile dell’assenza di animali al pascolo.

Truffa per 200mila euro

Queste condotte illecite risultano particolarmente lesive del paesaggio tradizionale delle alpi lombarde ma anche dell’economia locale. Il mancato pascolamento di queste zone di alta montagna ha comportato una progressiva erosione di questi biotopi a favore del bosco, che con gli anni tende ad appropriarsi degli spazi, perdendo per sempre paesaggi tradizionali che hanno fatto la storia dell’economia montana della nostra regione. Un danno non solo ambientale, ma anche finanziario: in questo modo i tre hanno sottratto risorse a tutti quegli imprenditori onesti che avrebbero voluto condurre i propri animali al pascolo in alta montagna, ma che a causa della concorrenza sleale si sono trovati impossibilitati.

I tre ora rischiano pene fino a sei anni di reclusione e ovviamente la restituzione di quanto illecitamente percepito.

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