Da migranti a «legali»

Da migranti a «legali»
11 Ottobre 2016 ore 16:51

Arrivare in Italia come migranti non significa ricevere in automatico il permesso di soggiorno. La trafila burocratica è lunga e spesso svilente. Lo sa bene la responsabile legale del Consorzio tenda, Fiorella Bonsi, che da due anni aiuta i richiedenti asilo ad integrarsi e a ricevere i documenti per poter iniziare una seconda vita nel nostro paese.  Il primo grande scoglio da superare è la barriera linguistica […] «Il primo contatto che ho con questi ragazzi mi serve per conoscere le loro storie, personali, familiari e quello che hanno dovuto subire durante il loro viaggio verso l’Italia – ha raccontato – Una volta ottenute tutte le informazioni diamo vita alla compilazione del modulo C3 che servirà a questi ragazzi a presentare la loro domanda di richiesta di permesso di soggiorno.

Ma dal momento dell’arrivo nella nostra struttura fino al giorno dell’incontro con la commissione trascorrono anche otto mesi, quando invece la legge ne prevede 60 giorni». La commissione che decide se dare protezione e quindi un permesso di soggiorno è composta da quattro rappresentanti: Unhcr, Prefettura, Polizia di Stato e un membro dell’Ente. I colloqui vengono condotti alla presenza di un interprete. E’ importante che quello che c’è scritto risulti esattamente quello che è stato detto altrimenti potrebbe essere compromesso il giudizio finale. Ad oggi i dinieghi di permesso hanno raggiunto la soglia del 70%. I tipi di protezione a cui questi ragazzi possono accedere sono tre: internazionale, ovvero come status di rifugiati e il loro permesso dura 5 anni, oppure una protezione sussidiaria sempre di cinque anni.

Poi c’è la protezione umanitaria e il permesso di soggiorno dura per due anni. Quest’ultima viene rilasciata quando ci sono gravi problemi di salute e quindi è legata a tutti quelli che sono i diritti alla persona sanciti dalla nostra Costituzione. Ad oggi Bonsi si è presa cura di 19 richiedenti asilo di cui 12 attendono di presenziare davanti alla commissione, sette attendono invece il verdetto. Un lavoro difficile, complicato ma che vede un’intera struttura impegnata affinché questi ragazzi possano ricevere la loro seconda possibilità di vivere una vita dignitosa e senza paura.


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