Chiari

Da leader nella lavorazione del ferro al fallimento: la vicenda della Fercarbo

Il Concordato aperto nel 2015 non è andato a buon fine: il residuo attivo ammonta a circa 600mila euro e servirà a pagare alcuni artigiani.

Da leader nella lavorazione del ferro al fallimento: la vicenda della Fercarbo
Cronaca Bassa, 13 Dicembre 2020 ore 11:50

di Simone Bracchi

Il patron Angelo Goffi è stato assolto dalle accuse in sede penale.

Da leader nella lavorazione del ferro al fallimento: la vicenda della Fercarbo

Per oltre 30 anni è stata un’azienda leader nella lavorazione del ferro e protagonista indiscussa nei cantieri edili di tutta Italia, in modo particolare in Lombardia. La Fercarbo, che un tempo contava più di 200 operai (340 durante la costruzione della centrale atomica di Montalto di Castro), nei giorni scorsi è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Brescia. L’ultimo step di una parabola discendente iniziata dopo la crisi nel mondo dell’edilizia.

Il fallimento

Su richiesta della società Alfa Laminati (importante azienda specializzata nella distribuzione di ferroleghe ad acciaierie e fonderie italiane ed europee) di Nigoline, frazione di Corte Franca, a novembre il Tribunale ordinario di Brescia, sezione fallimentare, ha dichiarato prima chiuso il Concordato liquidatorio e poi il fallimento della storica società di Chiari, che già da cinque anni era in liquidazione. Come giudice delegato è stata nominata Simonetta Bruno, mentre per il ruolo di curatore è stato scelto il commercialista di Coccaglio, Carlo Remonato (era già stato nominato commissario giudiziale nella procedura di Concordato preventivo), figura molto conosciuta e stimata in tutta la provincia di Brescia per questo tipo di incarico. Si è arrivati al fallimento, in quanto la società non è stata in grado di rispettare le percentuali concordate con i vari creditori. In questi anni si è proceduto alla vendita dell’immobile di via dei Fabbri e di tutti i macchinari e il residuo attivo ammonta a circa 600mila euro. Ma la società con sede in Franciacorta, nonostante vanti ancora un ingente credito nei confronti della Fercarbo pari a circa 670mila euro (per fornitura di tondo per cemento armato, il rapporto di lavoro consolidato è durato tre anni, dal 2010 al 2013), non dovrebbe percepire nulla di questi soldi, che verranno di fatto divisi tra i creditori che rientrano nella categoria dei privilegiati. In questo caso si tratta soprattutto di artigiani. Il segretario generale della Fillea-Cgil Brescia, Ibrahima Niane, che ha seguito tutta quanta la vicenda, ha spiegato che "per quanto mi risulta tutti gli operai hanno percepito quello che spettava loro". L’udienza per analizzare lo stato passivo si terrà il 16 marzo del 2021.

La storia

La Fercarbo è stata fondata all’inizio degli anni ‘80 da Angelo Goffi (dal 2015 è stato anche liquidatore volontario della srl e per questa vicenda seguito dall’avvocato, professore Alessandro Benussi), a seguito di un’attività familiare iniziata negli anni ‘60. I problemi erano iniziati dopo la crisi nel mondo dell’edilizia e già nel 2012, in quattro anni, la società aveva registrato un -60%. La situazione era poi precipitata, anche a causa del blocco dell’attività dovuto al pignoramento presso terzi (grossi clienti della ditta di Chiari) di crediti esigibili pari a circa 3.500.000 euro, promosso dalla società di Corte Franca a fronte dei circa 700mila euro che vantava nei confronti della Fercarbo.  A febbraio del 2015 il Cda della società aveva nominato lo Goffi liquidatore, ma poi in quello stesso anno il Tribunale aveva dichiarato aperta la procedura del Concordato preventivo, nominando a sua volta come liquidatore la commercialista Clara Sterli. Cinque anni fa c’era ancora la speranza di poter risolvere la delicata situazione e salvare i posti di lavoro anche perché la Fercarbo a sua volta vantava crediti per circa sei milioni di euro per opere e forniture che non sono mai state pagate. Anche in questo caso si trattava di aziende in difficoltà o addirittura fallite. E, invece, dopo un lungo periodo di cassa integrazione ordinaria e straordinaria per gli operai, nel 2016 si era proceduto al licenziamento collettivo degli ultimi 130 lavoratori rimasti. Tutta la produzione ormai era ferma e le voci di possibili acquirenti non si sono mai concretizzate.

Insolvenza fraudolenta

Se da una parte la Fercarbo è fallita, dall’altra è importante e doveroso sottolineare che l’imprenditore clarense Angelo Goffi, 80 anni, è risultato innocente in sede penale per quanto concerne questa complessa vicenda.
Infatti, il patron della storica società di Chiari era stato denunciato dai creditori dell’azienda e la Procura di Brescia lo aveva accusato di insolvenza fraudolenta. Ma quest’estate l’impresario, difeso dall’avvocato Emanuele Occhipinti del Foro di Ragusa, su richiesta dello stesso pm è stato assolto dalla seconda sezione penale del Tribunale di Brescia perché il fatto non costituisce reato. In merito a questa vicenda Goffi, che ha iniziato a lavorare il ferro fin dagli anni ‘60, non ha voluto dire molto. Ma ha rimarcato come, nonostante le evidenti difficoltà, sia riuscito "a pagare fino all’ultimo centesimo i Tfr dei dipendenti che per anni hanno lavorato nella mia azienda".

 

 

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