Cronaca
Iseo

Cosa c'è sotto l'Ex Enel? L'ombra del Pcb spaventa, Arpa consiglia di indagare

Ora spetta al comune decidere se procedere con ulteriori approfondimenti.

Cosa c'è sotto l'Ex Enel? L'ombra del Pcb spaventa, Arpa consiglia di indagare
Cronaca Sebino e Franciacorta, 04 Dicembre 2021 ore 09:59

La riqualificazione del comparto dell’Ex Enel in via Silvio Bonomelli a Iseo da parte della ditta Mira 2 Srl con sede legale a Brescia fa parte di un piano di recupero che prevede la demolizione di fabbricati produttivi e la realizzazione di nuovi edifici a destinazione residenziale con adeguamento sismico e ampliamento, per un totale di oltre venti nuove unità abitative. Il cantiere è aperto e i lavori procedono, ma a preoccupare i residenti della zona, tra cui l’ex candidato sindaco Enrico Pernigotto, è l’ombra dei Pcb che potrebbero essere presenti nel sottosuolo dell’area interessata.

Cosa dice Arpa

Sul sito denominato Ex Enel, infatti, fin dagli anni Sessanta/Settanta è esistita una cabina primaria di trasformazione 50kv/15kv, che poi nel 1995 è stata spostata più a Nord su via Bonomelli diventando cabina primaria di trasformazione 130kv/15kv.

«Nelle cabine primarie esistono da sempre macchine elettriche statiche dette trasformatori - si legge in una segnalazione inviata all’Arpa affinché verificasse le autorizzazioni e la corretta esecuzione delle indagini previste - Nell’area oggetto del piano di recupero Ex Enel esistevano due trasformatori con isolamento in olio, in più almeno dal 1988 esisteva un deposito (a titolo di magazzino) di trasformatori, sempre con isolamento in olio, per le cabine di distribuzione 15kv/380kv. Se ne desume che sicuramente negli anni vi siano stati, per vari motivi di manutenzione o guasti, sversamenti e perdite di questo olio, che tra le altre sostanze contiene Pcb».

Ex Enel

La verifica di arpa in collaborazione con il comune

Protocollata la segnalazione, Arpa si è attivata con il Comune per verificare la documentazione ed è risultato che l’indagine preliminare ex articolo 242 del Codice dell’ambiente (Dl 152/2006), finalizzata alla verifica della salubrità dei suoli, non è presente tra gli allegati progettuali del permesso di costruire numero 32 rilasciato quest’anno. L’articolo 242 del Codice dell’ambiente al comma 1 recita che, «al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro 24 ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304 comma 2» e la medesima procedura «si applica all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione». L’individuazione di contaminazioni storiche può essere effettuata tramite l’esecuzione di indagini ambientali che possono essere previste all’interno dei Regolamenti comunali o richieste dal Comune sulla base di quanto previsto dal Regolamento regionale di Igiene tipo, che al titolo terzo capitolo secondo recita così: «E’ vietato realizzare nuove costruzioni su terreni che siano serviti come deposito di immondizie, letame o altro materiale insalubre che abbia comunque potuto inquinare il suolo, se non dopo aver completamente risanato il sottosuolo corrispondente».

Ex Enel

Posizioni diverse

Nel caso dell’area dell’Ex Enel, alla luce del previsto cambio di destinazione d’uso, Arpa ritiene che l’indagine ambientale sia «fondamentale strumento per la verifica dell’effettiva assenza di situazioni di potenziale contaminazione». Secondo la ditta Mira 2 Srl «non si sono evidenziate situazioni per le quali si dovesse attivare la procedura» di cui all’articolo 304 del Codice dell’ambiente. Ma per l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente le indagini eseguite in autonomia dall’azienda sono carenti nell’aspetto della completezza degli accertamenti in riferimento a quanto previsto dalle linee guida sull’applicazione della disciplina per l’utilizzo delle rocce da scavo. Inoltre, in merito alle sostanze ricercate nei campioni, «la lista delle sostanze da ricercare deve essere modificata ed estesa in considerazione delle attività antropiche pregresse». Quindi è necessario vagliare che non siano presenti sostanze nocive derivate dai trasformatori presenti, che possono contenere oli con Pcb.

Arpa richiede maggiori approfondimenti

In conclusione, secondo l’Arpa bisognerebbe effettuare un’indagine ambientale più estesa ed esaustiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, al fine di verificare l’assenza di passività ambientali derivanti dalla passata presenza di potenziali centri di pericolo all’interno del sito. Ogni decisione in merito alla necessità di procedere con gli approfondimenti è stata poi rimandata al Comune di Iseo. Contattato più volte per telefono l’assessore ai Lavori pubblici, però, non abbiamo mai ricevuto risposta. Nel frattempo, Pernigotto si è riservato di agire in sede giudiziale per tutelare i propri diritti e un eventuale risarcimento dei danni.

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