Testimonianze

Coronavirus: anche all’Izler di Brescia si analizzano i tamponi GALLERY

In un periodo di emergenza, le cose sono cambiate. Ecco il racconto della clarense Sonia Manenti.

Coronavirus: anche all’Izler di Brescia si analizzano i tamponi GALLERY
Bassa, 26 Marzo 2020 ore 14:08

Coronavirus: anche all’Izler di Brescia si analizzano i tamponi. In un periodo di emergenza, le cose sono cambiate. Ecco il racconto della clarense Sonia Manenti.

Coronavirus: anche all’Izler di Brescia si analizzano i tamponi

Emergenza Coronavirus vuol dire anche stravolgere il proprio lavoro, più o meno. Sicuramente significa grande impegno, passione e dedizione. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e Dell’Emilia Romagna, con sede a Brescia, per fronteggiare l’emergenza si è dovuto riconvertire. All’Izler lavorare su grande scala per gli animali è all’ordine del giorno, ma con il Covid-19 è cambiato tutto. Nessuno si è tirato indietro davanti all’emergenza, tutti vogliono contribuire, dare una mano.

La testimonianza

Come volontari i dipendenti si sono resi disponibili per analizzare i tamponi. Fanno turni infiniti, lavorano a più non posso e hanno anche lanciato un hashtag: «#iostoinlab, #voistateacasa». Tra loro c’è anche la clarense Sonia Manenti, classe 1974.
«Siamo stati allertati la prima domenica di marzo – ha spiegato nel suo primo giorno di riposo dopo tanto tempo – La Regione ci ha chiesto di intervenire per analizzare i tamponi su base volontaria e la risposta è stata ottima. C’è stata la massima adesione. Io e i miei colleghi amiamo il nostro lavoro e non potevamo tirarci indietro. Nel giro di qualche giorno, facendo squadra come mai prima, abbiamo dovuto riconvertire i locali e sistemare le strutture: doveva essere tutto pronto per lavorare in biocontenimento».

I tamponi vengono analizzati infatti in una stanza a pressione negativa dalla quale non può fuoriuscire nulla.
«Ci vestiamo di tutto punto e facciamo turni di sei ore alla volta – ha continuato – Una volta che sei pronto, per quel tempo, non puoi fare altro. Non puoi mangiare o andare in bagno. Niente. I primi giorni abbiamo lavorato su circa 200 tamponi, poi è stato tutto in crescita: avevamo bisogno di prendere il ritmo. Siamo abituati a lavorare su grandi numeri, ma c’è sempre un primo momento di rodaggio. Inoltre, non è semplice lavorare in un ambiente del genere, ma ci facciamo tutti forza a vicenda e ci controlliamo a vista d’occhio».

Il procedimento e il lavoro

Al momento invece vengono scansionati più di 800 tamponi al giorno. Alla prima fase in biocontenimento se ne aggiunge poi una seconda, dove il virus non è più attivo, e in una zona non pericolosa dunque «meno pesante» se così si può dire.
«Per avere un risultato completo ci vogliono dalle 4 alle 5 ore – ha spiegato la clarense – Lavoriamo a blocchi di campioni da 90 e si procede sempre a catena. Si comincia alle 7 del mattino e si va avanti fino a sera».
Nonostante la stanchezza, si cerca di fare il più possibile, di continuare a lavorare.
«Gli orari vengono oltrepassati tranquillamente – ha spiegato – Sentiamo tutti che stiamo lavorando per qualcosa di utile, più grande di noi. C’è una adrenalina incredibile e che ti porta a dare sempre il meglio. Inoltre, lavorare così a stretto contatto, ha rinsaldato anche i rapporti tra colleghi, ci ha fatto riscoprire come persone. La disponibilità è massima e piano piano si stanno formando sempre più persone per diminuire i turni e continuare a lavorare. Tutti i reparti si stanno impegnando, ognuno sta facendo la sua parte ed è bellissimo. Il resto passa tutto in secondo piano». I tamponi arrivano all’Izler da tutta la Lombardia, non soltanto da Brescia, ma anche da Cremona, Mantova, Varese e altro ancora. «Lavoriamo a ritmi veloci e con tutti i Dip, ma è inutile negare che c’è un po’ di paura – ha concluso – E’ umano, normale. Ci ricorderemo per sempre questo momento della nostra vita. L’unico consiglio che posso dare è quello di rimanere a casa il più possibile, di riguardarsi e di suggerirlo anche ai propri cari. Cerchiamo di non guardare le date di nascita sui tamponi, ma quando poi capita, ci rendiamo conto che ci sono persone di tutte le età. Il Coronavirus non si ferma davanti a nessuno, è bene saperlo. Io resto in laboratorio, con i miei colleghi meravigliosi e i dirigenti che stanno svolgendo un ottimo lavoro, ma voi, restate a casa, per favore. Solo così potremmo tutti tornare alla normalità il prima possibile».

Federica Gisonna

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