La protesta

Coldiretti: oltre 600 bresciani sotto il Pirellone per Sos campi in scacco

Martinelli: “Le imprese agricole non chiedono scorciatoie, ma una sburocratizzazione vera, concreta, che restituisca tempo al lavoro e dignità a chi produce"

Coldiretti: oltre 600 bresciani sotto il Pirellone per Sos campi in scacco

Coldiretti: oltre 600 bresciani sotto il Pirellone per Sos campi in scacco.

Agricoltura: Coldiretti scende in piazza

Questa mattina (martedì 10 marzo 2026) oltre 600 soci bresciani di Coldiretti si sono ritrovati sotto il Pirellone in piazza Duca d’Aosta a Milano per lanciare l’SOS per l’agricoltura lombarda che sta vivendo un momento di difficoltà a causa di problematiche irrisolte e minacce tra le ultime quella relativa alla guerra in Medio Oriente.

 

“Le imprese agricole non chiedono scorciatoie, ma una sburocratizzazione vera, concreta, che restituisca tempo al lavoro e dignità a chi produce – ha dichiarato Giovanni Martinelli allevatore e vicepresidente di Coldiretti Brescia –  Oggi, troppo spesso, dietro la parola semplificazione si nasconde l’esatto contrario: nuovi adempimenti, nuovi passaggi, nuove piattaforme, nuove procedure che finiscono per scaricare sulle aziende responsabilità che dovrebbero restare in capo alla Pubblica Amministrazione. Dalla gestione della PAC alle norme sui nitrati, fino alle pratiche autorizzative ambientali e ai contributi strutturali, gli agricoltori si trovano intrappolati in un sistema complesso, ridondante e spesso inefficiente, che rallenta gli investimenti e sottrae energie al lavoro nei campi e nelle stalle. Meno carta e più lavoro deve diventare un principio guida, perché semplificare davvero significa sostenere chi ogni giorno garantisce produzione, occupazione, presidio del territorio e futuro alle nostre comunitࣔ

I manifestanti

Nei cartelli dei manifestanti si leggono frasi come “Senza agricoltura niente cibo”, “Libero mercato a parità di regole”, “Meno burocrazia, più agricoltura”, “Stop speculazioni nella filiera carne”, “⁠Agricoltura sotto scacco” “Stop fotovoltaico selvaggio a terra”, “Assediati da nutrie e cinghiali”, “Difendiamo i nostri pascoli!”, “⁠Senza stalle non c’è latte”, “Prezzi giusti per il riso italiano”, “PSA, indennizzi subito!”, “La terra si coltiva, non si compila!”, “Selvatici a spasso agricoltura al collasso”, “Coltivato all’estero battezzato in Italia? No grazie”.

 

“Una manifestazione – spiega Gianfranco Comincioli, presidente di Coldiretti Lombardia – resa ancora più urgente dalla crisi mediorientale che, oltre a rappresentare un dramma umano, porta con sé l’incubo di un nuovo shock energetico”.

Il conflitto tra Usa, Israele e Iran  minaccia di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei principali fattori di produzione che, dopo quattro anni, restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia.

 

Numerose le testimonianze dal territorio come quella di Nadia Turelli, responsabile regionale Lombardia e provinciale Brescia Donne Coldiretti olivicoltrice del lago d’Iseo:

“L’olivicoltura lombarda è un settore di nicchia solo nei numeri, ma enorme per valore economico, ambientale e identitario, in Lombardia contiamo circa 2.370 ettari di oliveto e oltre l’80% si trova in provincia di Brescia,  non parliamo di una coltivazione marginale, ma di una realtà agricola vera, che tutela il paesaggio, sostiene il turismo e presidia i territori. Oggi  gli olivicoltori sono lasciati troppo soli davanti a rischi sempre più pesanti, tra eventi climatici estremi, fitopatie e parassiti, senza strumenti adeguati di difesa: chiediamo con forza alla Regione più attenzione concreta su tre fronti: difesa e adattamento degli impianti, sostegno reale alla filiera e ai frantoi, e riconoscimento economico della qualità del nostro olio”.

 

Burocrazia pesante anche per il settore del vino:

“L’eccesso di burocrazia nei meccanismi regionali e nazionali e la mancanza di una reale semplificazione delle procedure gravano sull’attività delle imprese, incidendo in modo significativo su tempi e costi aziendali – precisa Luigi Biolatti viticoltore della Franciacorta – disporre di un catasto vitivinicolo chiaro, aggiornato e pienamente funzionante, insieme a una corretta definizione delle superfici, consentirebbe alle imprese di valorizzare ulteriormente il proprio patrimonio vitivinicolo e di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze di mercati in continua e rapida evoluzione”.

 

La suinicoltura bresciana, prima provincia in Italia con oltre 1,2 milioni di capi allevati, sta vivendo una fase di forte difficoltà:

“La manifestazione di oggi è stata fondamentale per dare voce agli allevatori – racconta Laura Marchesini, suinicoltrice di Bedizzole – perché il nostro settore è messo in ginocchio da una burocrazia infinita e da risarcimenti che arrivano con tempi troppo lunghi rispetto ai danni subiti. Nel nostro caso stiamo ancora facendo i conti con le conseguenze di una violenta grandinata che ha colpito l’azienda. Le imprese agricole non chiedono assistenzialismo, ma regole più semplici e tempi certi: senza risposte rapide rischiamo di compromettere il futuro di un comparto strategico per l’agroalimentare del nostro territorio”.

 

Non possiamo non parlare di latte:

“Va rimessa al centro l’origine del prodotto. A distanza di 25 anni rimane ancora la battaglia delle battaglie per difendere il nostro Made in Italy, le nostre aziende agricole. Non è accettabile che latte, cagliate e prodotti trasformati che arrivano dall’estero a prezzi stracciati, possano “tranquillamente” sostituire quelli italiani. C’è davvero qualcosa che non torna, e l’azione di Coldiretti sul tema del codice doganale arriva giusta e puntuale. E su tutti questi temi la regione Lombardia – dove si produce quasi il 50% del latte italiano – può e deve darci una grossa mano” conclude il vicepresidente Giovanni Martinelli.

 

In piazza è stata allestita una maxi scacchiera per rappresentare la situazione in cui si trovano le aziende agricole. L’agricoltura lombarda, raffigurata dalla pedina del re bianco, è accerchiata da numerose pedine nere, simbolo delle minacce che mettono sotto scacco la sua sopravvivenza: dalla concorrenza sleale ai prezzi sottocosto, dagli eventi climatici estremi alla fauna selvatica fuori controllo, dai risarcimenti lumaca al consumo di suolo fino all’incubo di un nuovo shock energetico.

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