CORTE FRANCA

Cinghiali, che fare? Un dibattito pubblico per trasformare un problema in opportunità

Presenti Fabio Rolfi, Marco Bruni e Gianbattista Bosio. A moderare l'incontro il candidato sindaco Dario Lazzaretti.

Cinghiali, che fare? Un dibattito pubblico per trasformare un problema in opportunità
Sebino e Franciacorta, 11 Settembre 2020 ore 07:30

Cinghiali, che fare? Un dibattito pubblico per trasformare un problema in opportunità. La serata, ospitata ieri sera nell’Auditorium 1861 Unità d’Italia, si è inserita nel ciclo di eventi proposto da “Uniti per Corte Franca” per discutere di politiche pubbliche.

Cinghiali, che fare? Un dibattito pubblico per trasformare un problema in opportunità

Una serata nata dall’esigenza molto sentita di dare una risposta alla problematica dei cinghiali, assai presente nel territorio.
Così ieri, nell’auditorium comunale di Corte Franca, si è tenuto un dibattito per consentire di individuare quali siano le risorse e le strategie messe in campo dagli enti preposti per affrontare la questione.

Sul palco l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, il presidente di Federcaccia Brescia Marco Bruni, il presidente della riserva naturale “Torbiere del Sebino” Gianbattista Bosio.
A presentare e moderare l’incontro il candidato sindaco di centrodestra Dario Lazzaretti, alla guida di “Uniti per Corte Franca”.

Dalla Regione

L’assessore ha sottolineato come, a oggi, sia necessario osservare la tematica del cinghiale con uno sguardo scientifico.
Per questo Regione Lombardia ha attuato una serie di manovre atte a garantire un netto miglioramento.
Tra queste l’adozione di una legge che regola la caccia dell’animale, che definisce dove può essere presente lo stesso e come agire nei suoi confronti, e il controllo attivo dell’attività venatoria anche in collaborazione con Federcaccia.

“L’obiettivo è dare risalto alla caccia di selezione – ha specificato Rolfi – Questo è lo strumento messo a disposizione dalla Regione”.

Il fine ultimo, come più volte ribadito durante la serata, è infatti quello di ridurre la presenza del cinghiale in Lombardia. “Una scelta che si potrebbe estendere anche a volpi, nutrie e cormorani” ha evidenziato l’assessore.

Sul tavolo anche un argomento ancora più ampio, nonché il ruolo della caccia.
“Spesso ridicolizzata e non compresa, questa disciplina è molto importante perché può garantire un nuovo indotto economico significativo” ha chiosato Rolfi, ricordando di tutte le politiche che si possono muovere in questo senso. Oltre a quella di contenimento si affianca quella di trasformazione del territorio con la costituzione di una nuova filiera di carne, convertendo un problema in ricchezza.

Dalla Provincia

A supportare la tesi di Rolfi anche il presidente di Federcaccia Brescia Bruni, che ha scattato una fotografia molto nitida del panorama attuale.

“Il cinghiale è un problema per tutti, dagli agricoltori agli imprenditori fino agli escursionisti e ai cittadini – ha spiegato – In molti, soprattutto ambientalisti, credono che il rapporto tra uomo e cinghiale si possa risolvere con la filosofia e i fiori; purtroppo funziona solo il piombo per abbattere la popolazione di questo animale”.

A fronte di questo, la Regione ha dato i mezzi per fare passi avanti, permettendone la caccia 365 giorni all’anno, il foraggiamento e l’utilizzo del visore notturno.
“Siamo contenti per la fiducia data al mondo venatorio” ha esultato.

Bruni ha anche scardinato diversi luoghi comuni legati ai cacciatori, sottolineando la necessità di riposizionarne l’immagine e l’impegno del percorso da intraprendere per cacciare regolarmente il cinghiale: oltre 70 ore di corso con esame finale accreditato UTR.

Problema reale

Particolarmente intenso il momento del confronto finale con il pubblico, dove non sono mancati gli interventi da parte di viticoltori e rappresentanti di associazioni del territorio che hanno rimarcato l’esigenza di dovere agire tempestivamente su “problematiche reali”, come quella dei cinghiali che ogni anno può gravare decine di migliaia di euro sul prodotto delle cantine.

Sono ben 500 i cinghiali censiti sul Monte Alto, area maggiormente popolata dalla specie: entro il 2022 Rolfi e Bruni hanno garantito “una riduzione del 90% del problema”.

 

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