Castiglione, elettrodotto: aumentano leucemie

Castiglione, elettrodotto: aumentano leucemie
03 Agosto 2016 ore 21:27

Quella dell’elettrodotto «Colà -Tavazzano», il lungo impianto di 220 mila watt che attraversa Castiglione da nord a sud, tagliando le colline, parte della zona Belvedere, del quartiere Cinque Continenti e Grassole, per poi proseguire nella zona di confine fra Castiglione e Carpenedolo, è una storia molto lunga. La richiesta di interrare i cavi che tutti i castiglionesi conoscono per il loro continuo sfrigolio parte negli anni ’90 e si intensifica negli anni 2000. «E’ una lunga battaglia» spiega il consigliere provinciale Franco Tiana, «che da anni combattiamo dai banchi del Consiglio comunale, poi come Comitato di Salvaguardia del territorio e, in questi ultimi anni, anche dai banchi del consiglio provinciale». Franco Tiana, infatti, da anni porta avanti la battaglia che, già nel 2000, con la Giunta Sigurtà e l’assessore David Beruffi sembravav aver trovato una prima soluzione. Nel 2000, infatti, Beruffi, preso atto dei dati delle indagini dell’Arpa e delle segnalazioni del Comitato, ma anche di alcuni genitori che hanno i figli alla scuola Belvedere (Dante Allighieri), che si trova proprio sotto i cavi dell’alta tensione, prende la decisione di interessarsi della cosa e dichiara alla stampa che è disponibile a interrare i cavi.

Non se ne farà nulla perché il proprietario dlel’impianto, Edison Rete spa, non sembra interessato a intervenire e rimanda i costi e le decisioni all’Amministrazione. I dati confermano, infatti, che l’impianto andrebbe interrato perché l’indagine epidemiologica eseguita dall’Asln al tempo, accerta che, in prossimità dell’elettrodotto, la quantità di radiazioni di microtesla (μT) – cioè l’unità di misura che viene utilizzata per esprimere la densità del flusso magnetico o anche l’induzione magnetica – è molto alta e desta preoccupazione, considerando che, nella stessa indagine, si evidenzia che la possibilità di essere colpiti da leucemia mieloide, tumori al fegato e altre malattie succedanee è molto più elevata della media provinciale (214 casi contro i 100 della provincia). Sul territorio di Castiglione, nella zona attraversata dall’elettrodotto, si riscontrano dai 0,6 ai 3,7 microtesla (μT). Il rapporto 2001 della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) afferma che: mentre per la maggior parte dei bambini con esposizioni residenziali ELF inferiori a 0,4 μT c’è una scarsa evidenza di un aumento di rischio di leucemia, per esposizioni superiori a 0,4 μT i dati prodotti da un notevole numero di indagini epidemiologiche ‘ben condotte’ mettono in evidenza un aumento statisticamente significativo e piuttosto costante di rischio di leucemia infantile. Al di sopra di 0,4 μT il rischio risulta raddoppiato. Insomma, quell’eletrodotto è un grave rischio visto che vi abitano persone vicine, o sotto, e che sono esposte alle radazioni 24 su 24 per 365 giorni all’anno. Nelle case che si trovano nelle varie vie toccate dall’eletrodotto la cosa è anche più grave: in via Barzizza si parla di 2,1 microtesla (μT); in via Croce Rossa 2,2 microtesla (μT); in via kennedy (Cinque Continenti) 1,8 microtesla (μT) e in via Medole ci sono punte massime di 3,8 microtesla (μT). Se poi si guarda ai dati dell’epoca in prossimità della scuola Dante Allighieri (Belvedere) si capisce ancor meglio la gravità della cosa: di fronte all’ingresso della scuola (40 metri dai cavi) 0,15 microtesla (μT); al centro del prato, vicino alla palestra, 0,47 microtesla (μT); sul campo da basket, nella posizione più vicina ai cavi, in corrispondenza del conduttore centrale 3,54 microtesla (μT); sul campo da basket, nella posizione più vicina ai cavi, in corrispondenza del conduttore laterale 2,70 microtesla (μT).

In questi anni, dunque, Tiana non ha abbandonato l’attenzione e l’impegno sollecitando più volte anche l’amministrazione Novellini. «Ci siamo incontrati e più volte ho ricordato al sindaco questo tema, e il sindaco si è impegnato a contattare la proprietà che, però, ad oggi non ha ancora preso una decisione in merito e di anni ne sono passati altri 16». Ora però le cose sembrano poter cambiare, afferma Tiana, «perché in due regioni italiane, Toscana e Friuli, i comitati e le Amministrazioni, come riportano i quotidinai nazionali, l’hanno avuta vinta sulle ditte che possiedono gli impianti e le hanno obbligate ad interrare i cavi. La cosa è stata possibile anche grazie ai fondi messi a disposizione da vari enti, tra cui la comunità europea, che hanno dato una mano alle aziende per intervenire qui problema. Si parla di oltre 500 chilometri di cavi interrati e di circa 30 impianti che sono stati smantellati. Nel nostro caso, infatti, oltre ai cavi da mettere sotto terra c’è anche da rimuovere tralicci ormai vecchi e che, soprattutto, danneggiano il paesaggio anche da un punto di vista visivo, visto che tagliano tutte le colline che dividono Solferino e Castiglione». Tiana, insomma, torna alla carica perché quanto si è verificato nelle altre regioni d’Italia fa, dunque, ben sperare che una nuova azione coordinata fra comune, associazioni e comitati possa, di fatto, tornare a far pressione sulla proprietà. «Qui c’è in gioco molto, dalla tutela del nostro paesaggio alla tutela della nostra salute, perché questo è uno degli impinati con maggior voltaggio e dispersione di onde che abbiamo in Lombardia. Se sono stati reperiti fondi e finanze per Toscana e Friuli, non vedo eprchè la Lombardia debba essere da meno e, soprattutto, il nostro territorio che non ha nulla da invidiare alle colline toscane. Serve tornare a fare pressione, tutti insieme, sulla proprietà per chiudere questa partita che è rimasta aperta da troppo tempo». Tiana dunque è pronto a riprendere la battaglia.


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