Castenedolo, quella morte di Ilario Sciotti

Castenedolo, quella morte di Ilario Sciotti
03 Agosto 2016 ore 21:18

«Sono 25 anni che non sei più con noi, ma sempre nei nostri cuori». Così gli amici del centro giovanile ricordano l’indimenticabile Ilario Sciotti, con il suo golfino sempre annodato sulle spalle, che ha perso la vita a 27 anni. Il sorpasso nella nebbia e poi l’urto con un camion gli fu fatale quella mattina del 5 marzo mentre stava andando a Castiglione delle Stiviere, dove lavorava come operaio. Sull’asfalto molte cassette musicali, quelle che ascoltava con gli amici. «Wish you were here, vorrei che tu fossi qui – così lo saluta Renato con gli amici del centro giovanile, con una canzone che piaceva a tutti – Sono 25 anni che ci hai salutato, un tempo lungo in cui tutti abbiamo avuto la fortuna di vedersi realizzate tante cose: sogni, progetti, realtà che pure tu avresti avuto il diritto d’esaudire. Ma la vita è questa e bisogna accettarla, ma siamo sicuri che la tua parte l’hai donata a noi, vegliando da lassù e donandoci serenità come lo facevi ai tempi della compagnia».

Così gli amici cercano di aggrapparsi agli ultimi ricordi. Ed Emanuela vuole immaginarselo «come il tempo ti avrebbe cambiato in questo lungo periodo, ma purtroppo tutto è congelato a quel giorno di fine inverno ma dove l’aria sa già di primavera. E’ stata dura ad abituarci alla tua assenza ma il tempo a modo suo sistema le cose e si va avanti, certo una bella prova da superare a 20 anni. Se penso alla tua ultima sera terrena quando accompagnandomi a casa mi dicesti “questa è l’ultima volta”. Destino beffardo o infame presentimento? “Buonanotte” ci siamo augurati la sera, ma l’alba che ci attendeva non era la stessa». E poi ricordi a non finire: dal nodo scorsoio fatto con un pezzo di corda, alle serate d’estate passate insieme alla compagnia, suonando la chitarra e correndo in bici per il paese fino all’ultima sera trascorsa in una birreria di Buffalora dove si fantasticava già sull’organizzazione della pasquetta che per lui non sarebbe mai arrivata. «Per me – secondo Emauela – Ilario era in macchina con le lucine verdi e seguiva o anticipava la mia corriera. Ridevano dai finestrini. Con Mario, il suo amico più intimo eravamo, le sbarbine, ci chiamavano così». «Ilario era speciale – è il pensiero dell’amica Daniela – le qualità le aveva tutte dalla sua Ilario, tranne il destino.

Melania Isola 


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