Menu
Cerca

Brunella, il trans che ha sposato una donna

Brunella, il trans che ha sposato una donna
Cronaca 21 Aprile 2017 ore 23:32

 Amante del lusso, della bella vita, della moda e della cultura. Da 43 anni condivide la sua esistenza con la donna che è diventata sua moglie: lui è Brunella il trans monteclarense che ha sdoganato la sua scelta di vita in tempi dove l’oscurantismo era decisamente più marcato e il senso di vergogna non ha mai abitato in lui. Cammina a testa alta, può permettersi di guardare dritto negli occhi anche i benpensanti che, nel caso, sono loro ad abbassare lo sguardo. Passo deciso nel suo incedere sui tacchi, un look appariscente e occhi spesso nascosti da un paio di lenti scure. «Di cosa dovrei vergognarmi? Sono a posto con la mia coscienza. Se va bene a mia moglie, non vedo a chi altro dovrei rendere conto». E’ un fiume in piena Brunella e, nel gesticolare, regala all’aria il suo profumo e disegna arabeschi con le sue lunghe unghie rosse. Sa essere sagace e tagliente, si toglie qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei «finti puritani» che lo guardano in tralice mentre passa per strada e poi, magari, sono i primi a concedersi ai suoi piaceri.

Nell’immaginario collettivo forse la prima cosa che balza all’occhio è che lei sia sposato. Suona un po’ strano...
«Non c’è nulla di strano. Ho conosciuto mia moglie che era una ragazzina. Lei conosce me come persona, nel mio intimo e tutto questo trascende il resto. Mi conosce in tutte le sfaccettature del carattere e a lei do tutto. Agli altri concedo di conoscere solo Brunella. Io con mia moglie sono il marito, quello che le sta accanto come ogni marito dovrebbe fare. Condividiamo i momenti di gioia, di sofferenza e di dolore. Sono un uomo a tutti gli effetti e trovo assurdo chi ricorre al bisturi, anche perché donne si nasce. Non si diventa».

Quindi non ha mai pensato a cambiare sesso?
«No, assolutamente. Ho dovuto fare ricorso parecchie volte al chirurgo estetico, ma hanno messo mano al volto e al pomo d’Adamo. Ma nient’altro. Neppure ormoni, non condivido queste cose. Non cerco un intervento drastico e totale che mi farebbe sentire più o meno donna. Ci sono due tipi di donne: quelle champagne e quelle calicino. Le prime sono quelle che riescono ad andare oltre all’aspetto fisico, alla maschera, al gioco, e vedono l’anima e la persona. Le altre sono quelle che magari ti criticano e ti affibbiano etichette che, in realtà, appartengono più a loro che a me. Per cui l’epiteto è quasi un modo per ripulirsi la coscienza».

Come ha scoperto queste anime diverse all’interno dello stesso corpo?
«Fin da ragazzino sono sempre stato molto raffinato e ho accolto senza problemi l’essere gay. A vent’anni ho iniziato a fare alcuni correttivi alla mia persona, ma non mi sono mai nascosto. Non ce n’era bisogno. Che si vergognino i ladri o chi fa del male alle persone, io di che cosa dovrei vergognarmi? Ho studiato, mi sono laureato a Brera, ho lavorato nel settore della moda e delle griffe. A un certo punto mi sono preso sei mesi di aspettativa e sono arrivato in ufficio con il seno. Avevo 30 anni. Oggi porto la settima e le mie misure sono 170-60-90».

Cosa cercano in lei gli uomini?
«Ciò che non trovano nelle loro donne. Se uno sta bene in casa non ha bisogno di guardare fuori. Tant’è che in genere piace l’approccio con una donna, o per lo meno con chi ha delle fattezze molto pronunciate di donna. Ma poi preferiscono il piacere che sono un uomo è in grado di dare».

Quali sono quelli che maggiormente si accostano a lei?
«Colletti bianchi e gente facoltosa. Molto facoltosa. I classici “insospettabili”. In genere quelli che hanno a casa moglie e figli e le cui mogli sono le prime a fare le scandalizzate nel vedere le persone come me perché sono schifate dagli uomini che mi frequentano. E non sanno che magari proprio il loro marito fa parte di questa categoria. Per cui chiudiamo il cerchio: se non altro mia moglie sa cosa faccio... Non si può certo dire lo stesso delle moglie degli uomini che mi frequentano».

Che effetto le fanno questi uomini?
«Se voglio un uomo me lo prendo. Punto e basta. Proprio per questo non mi fido degli uomini. Sono deludenti, ma non riesco a non cedere al fascino di un uomo ricco. Personalmente io non darei mai un centesimo a un uomo. Una volta ero in autostrada con un signore e, al momento di pagare il casello, gli mancava qualche moneta, così mi ha chiesto se potessi prestargli 100 lire. Ebbene: sono scesa e ho chiamato un taxi. Un uomo da me non avrà mai un becco di un quattrino. Neppure come piccolo prestito in un momento di emergenza».

Cosa ne pensa dei matrimoni omosessuali e dell’affido o della fecondazione assistita?
«Sono molto religiosa e in ogni mia borsa c’è sempre con me un rosario. Concepisco il matrimonio gay, ma non con valenza religiosa. Sono fermamente contrario all’adozione o comunque all’idea dei figli per una coppia omosessuale. La coppia etero non è certo garanzia di idillio famigliare, anzi... I gay poi devono imparare a non dare mai nulla per scontato, devono conquistarsi tutto passo dopo passo, con molta più fatica, anche nella lotta quotidiana contro i pregiudizi».
Una vita decisamente sopra alle righe, spesso però fa il paio, almeno nell’intendere comune, anche con le sostanze illecite.
«Queste cose sono delle vere e proprie schifezze che rifuggo e metto per primo al bando. Non solo non mi drogo, ma non bevo neppure. Voglio restare pulita e lucida, non ho mai neppure fatto un dosaggio di ormoni. Questa è una scelta di “pulizia” che devo non solo a me stessa, ma anche a mia moglie. Io mi drogo solo di ballo liscio. Il rispetto per noi come coniugi è fondamentale».

Non è irrispettoso però avere molte altre frequentazioni?
«E’ un lavoro il mio. E non nascondo nulla a mia moglie. Quando andiamo negli alberghi più esclusivi pretendo sempre una camera che sia confinante. Terminato il mio lavoro l’uomo se ne deve andare e io dormo con mia moglie. Chiudo il lato pubblico e mi apro a quello privato. Lei sa quello che faccio e ci conosciamo nell’intimità più totale. Siamo cresciuti insieme, anima e corpo. Ci comprendiamo e ci conosciamo come nessun altro può e sa fare. Men che meno i falsi moralisti o i bigotti».

Ci racconti qualcosa di lei: quali sono le sue passioni?
«Amo follemente la moda, adoro l’architettura e mi lascio conquistare dal teatro».

Come definisce la sua vita?
«Ho una vita privata molto piena e mi sento realizzata come persona. Essere trans era il mio unico modo di vita possibile, non mi sento una trasgressiva. Trasgredisce chi si droga o beve, io non faccio nè l’uno nè l’altro. Vivo la mia vita nella piena consapevolezza e non faccio mai del male alle persone».

Un aggettivo per definirsi.
«Coerente».


Necrologie