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Bresciani internati nei lager nazisti: medaglia d'onore a Carlo Mazzotti

La cerimonia di consegna della medaglia ai figli del colognese è avvenuta ieri mattina, sabato, in Comune.

Bresciani internati nei lager nazisti: medaglia d'onore a Carlo Mazzotti
Cronaca Sebino e Franciacorta, 31 Gennaio 2021 ore 15:26

In occasione della Giornata della Memoria il Presidente della Repubblica ha conferito a Carlo Mazzotti, di Cologne, la "Medaglia d'onore ai cittadini italiani, militari e civili, ed ai familiari dei deceduti che siano stati deportati o internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra nell'ultimo conflitto mondiale".

Bresciani internati nei lager nazisti: medaglia d'onore a Carlo Mazzotti

Carlo Mazzotti, classe 1923 e mancato nel 2003, ha subito la deportazione nel campo di lavoro di Meppen, in Germania, dal 13 settembre 1943 all'8 maggio 1945. Sabato mattina in Comune a Cologne il sindaco Carlo Chiari ha consegnato ai tre figli Renato, Teresina e Gianluigi la medaglia d'onore del Presidente della Repubblica, inviata a Cologne dalla Prefettura di Brescia. Un momento emozionante che sottolinea, ancora una volta, l'importanza di fare memoria.

Solitamente la cerimonia di consegna delle medagli avviene il 27 gennaio a Brescia, ma quest'anno a causa della pandemia le medaglie dei 109 insigniti della provincia sono state inviate ai Comuni ed è stato dato mandato ai sindaci di consegnarle ai famigliari delle vittime delle deportazioni e degli internamenti nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra nel corso del secondo conflitto mondiale.

Si tratta di una onorificenza di altissimo valore e significato, destinata a quanti hanno vissuto disumane condizioni di esistenza o sono stati costretti a fornire la propria opera per sostenere la macchina bellica che ha armato la mano dei loro aguzzini. "In pratica erano schiavi", hanno sottolineato i figli di Mazzotti che, in alcune occasioni, aveva raccontato ai famigliari alcuni aneddoti di quanto vissuto nei mesi di reclusione e lavoro forzato in Germania.

"Si è trattato di una forma di Resistenza al nazifascismo: volendo sarebbe potuto rientrare in Italia, ma avrebbe dovuto aderire alla Repubblica di Salò e tornare a combattere - hanno spiegato i figli - Nostro padre era un Alpino del Vestone e dopo l'armistizio dell'8 settembre i soldati a Vipiteno erano allo sbando. Hanno vagato per alcuni giorni nei boschi e nelle valli e poi sono stati arrestati (gli avevano detto di farsi arrestare perché altrimenti avrebbero fatto una brutta fine) e deportati prima in Trentino e poi a Meppen. Fortunatamente nostro padre era riuscito a mettersi in contatto con la famiglia a Cologne. Nell'agosto del 1945 è tornato a casa, dopo aver transitato per i campi di lavoro inglesi".
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