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«Bose» fritte, il piatto di pesce sulle tavole bassaiole del passato

«Bose» fritte, il piatto di pesce sulle tavole bassaiole del passato
Cronaca 21 Aprile 2017 ore 12:50

 «Bose» è un termine dialettale che indica pesciolini di una quindicina di centimetri al massimo, che crescono e si riproducono in acque pulitissime, soprattutto risorgive.

Tradurre il termine in italiano è complesso, ma gli appassionati di pesca individuano nello scazzone (Cottus gobio Linnaeus) la traduzione perfetta per i nostri «bos». «Una volta - ha spiegato il cuoco Pasquale Vecchiolini - prima dell’inquinamento, i bossi si pescavano a quintali nel Chiese, ora non ci sono praticamente più».

Questo pesce una volta diffusissimo ora è diventato molto raro, per questo da qualche anno è una specie protetta per la quale vige il divieto assoluto di pesca.
Ecco perché chi nel passato era solito degustarlo fritto, adesso ha dovuto trovare delle alternative che diano altrettanta soddisfazione alle papille gustative. In ogni caso vengono mangiati fritti, interamente, coda e lisca comprese, ottimi da condividere in compagnia.

Non di rado venivano serviti come accompagnamento di risotti mantecati in aggiunta delle rane. Tipici della cucina casareccia e rustica, venivano comunemente serviti nelle osterie, soprattutto in quelle che si trovavano nelle strette vicinanze di corsi d’acqua, fossi o fontanili.
 Un modo per poter introdurre un piatto di pesce anche nella cucina contadina dell’entroterra, e della campagna bassaiola.  


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