Pontoglio

Anche la Corte Europea appoggia la famiglia di Pietro Raccagni

Entro la fine dell’anno si conoscerò l’indennizzo per le vittime di morte violenta e le loro famiglie.

Anche la Corte Europea appoggia la famiglia di Pietro Raccagni
Bassa, 19 Settembre 2020 ore 10:30

di Federica Gisonna

Ha lottato per anni e, finalmente, la «vittoria» è vicina.  La Corte di Giustizia Europea si pronuncerà entro la fine dell’anno sull’indennizzo per le vittime di morte violenta e le loro famiglie.

Anche la Corte Europea appoggia la famiglia Raccagni

In passato, infatti, lo Stato italiano aveva riconosciuto a Federica Pagani, vedova di Pietro Raccagni, soltanto un indennizzo di 7.200 euro per i danni morali. La cifra era poi salita a 50mila, ma, fortunatamente, la scorsa settimana si è tenuta anche l’udienza dell’azione legale (una denuncia al Ministero dell’Intero e della Giustizia) intrapresa dalla vedova. In quest’ultima, semplicemente, sono stati fissati i tempi per il deposito delle memorie e della documentazione e, entro la fine dell’anno, si dovrebbe avere una risposta definitiva.  Eppure, seppur la decisione finale è vicina, mai nessuno ridarà indietro Pietro Raccagni a sua moglie e ai figli Luca e Sara.  Raccagni, noto macellaio, non c’è più dal luglio del 2014. Una vicenda tremenda la sua, che aveva scosso i pontogliesi, il Bresciano e tutta Italia. Eppure, nonostante il dolore, la famiglia si è rimboccata le maniche e ha continuato a lavorare nella macelleria di Erbusco che, nel giro di un paio di anni è diventata troppo piena di ricordi, e si è trasferita sul Lago di Garda.

I fatti

Sono trascorsi 6 anni da quella dannata notte. Quella tra il 7 e l’8 luglio 2014 quando un furto in abitazione si è trasformato in una immane tragedia. Erano circa le 2.40. Il cane non la smetteva di abbaiare. Pietro scese in taverna per controllare la situazione e vide i ladri che gli stavano portando via l’auto. Erano tre gli uomini che si trovò davanti quella notte. Il quarto, invece, era fuori a fare il palo.
Erano entrati dalla portafinestra e avevano preso le chiavi (anche della macelleria che ai tempi si trovava a Erbusco) e volevano scappare con l’auto. Il pontogliese, capito quanto stava accadendo, chiamò il figlio Luca in aiuto. Il giovane si mise a rincorrere l’auto fino a quando fu richiamato dalla madre. Quello che successe in pochi minuti fu il caos. Pietro era stato colpito da una bottiglia alla testa e ed era caduto rovinosamente per terra. La chiamata ai soccorsi fu disperata e sul posto giunsero anche i carabinieri della Compagnia di Chiari. Tante furono le preghiere per Pietro durante la sua permanenza nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civile di Brescia. Ma non ci fu niente da fare. Il 19 luglio, il 53enne smise di vivere.

Le lunghe battaglie

In questi anni, ciò che ha sempre voluto la vedova Pagani è stata giustizia. Che qualcuno pagasse per l’atroce morte di suo marito. E in tutto questo, dai suoi assassini, nonostante quanto stabilito dalla pena, non ha mai ricevuto niente. E non sono mancate le battaglie. La Pagani, vice presidente di «Unavi», associazione nazionale delle vittime, è più volte stata anche a Roma con la presidente Paola Radaelli per richiedere una maggiore tutela per le vittime. E davanti alle «orecchie spesso chiuse dell’Italia», ci si è rivolti agli Enti superiori. Così, la Corte ha poi dato ragione alle famiglie delle vittime e ha stabilito che fosse riconosciuto un minimo di 50mila euro, fino a 150mila a persona, per indennizzo. Bisognerà ora capire quanto spetterà ai Raccagni, ma è chiaro che i soldi non faranno tornare indietro Pietro.
«Nessuno può restituirci i nostri cari, ma è dovuto almeno un minimo di dignità – ha spiegato la Pagani – Mi sono entrati in casa, hanno ucciso mio marito e io non ho diritti. Per me e la mia famiglia non c’è giustizia fino in fondo (i malviventi sono già stati condannati, ndr). Trovo assurdo, ridicolo, che bisogna denunciare il proprio Stato per avere ciò che semplicemente ci spetta. La mia battaglia sta servendo, non solo per me, per mio marito che purtroppo non è qui con noi, ma anche per tantissime altre famiglie che si trovano nella nostra situazione. Il problema era a monte. Aspettiamo la decisione finale, voglio essere fiduciosa. Almeno questo è dovuto. Se uno dei ladri fosse morto in casa mia, io avrei dovuto pagare fior fior di soldi, mentre, al contrario, nessuno pensa a noi».

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