seconda fase del progetto partito nel 2019

Al via le operazioni di sfalcio delle alghe dal fondale di Clusane

Continua, nel frattempo, il monitoraggio dell'azione dei teli coprenti, al fine di testarne la durata e l'efficacia.

Sebino e Franciacorta, 11 Agosto 2020 ore 17:11

E’ partita a Clusane d’Iseo, nella zona antistante il Porto, la seconda fase del progetto che mira all’individuazione delle tecniche per limitare la crescita della Vallisneria Spiralis. In questi giorni, fino alla metà di settembre, i tecnici di Mpl, la società in house dell’Autorità di bacino lacuale dei laghi d’Iseo, Endine e Moro che si occupa dei lavori e delle manutenzioni sugli specchi d’acqua, sono all’opera per il taglio e il recupero delle alghe.

Al via le operazioni di sfalcio delle alghe dal fondale di Clusane

Si tratta della seconda fase del progetto sperimentale, redatto dalla società varesina Graia s.r.l. e dalla ditta Ziliani & Figli di Iseo, avviato nel 2019 per combattere la proliferazione della Vallisneria Spiralis. Committente del progetto è la Provincia di Bergamo: la scorsa estate erano stati messi in posa sul fondo circa 3mila metri quadrati di telo biodegradabile in iuta e cocco, al fine di contenere la crescita delle macrofite acquatiche.

“Abbiamo provveduto a perimetrare la zona di lavoro nella giornata di lunedì, e da stamattina siamo operativi – ha spiegato Roberto Bendotti, tecnico dell’ente – Il mezzo che stiamo utilizzando  è il Truxot Dm5045. La sua lama viene immersa nell’acqua fino a due metri di profondità: intercetta le praterie di Vallisneria Spiralis e le falcia alla base dell’alga. Stiamo lavorando sulla zona più critica del lago, in un areale di sfalcio di circa 70mila metri quadrati”.

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Le alghe vengono recuperate dal battello e smaltite

Il battello spazzino di Mpl provvede, in un secondo momento, al recupero ed allo smaltimento delle alghe e le
operazioni proseguiranno fino al 15 settembre.

“Con questa operazione viene salvaguardato il fondale lacustre, poiché non viene smosso il sedimento, e di conseguenza non viene disturbata la fauna acquatica e non se ne modifica l’habitat – ha sottolineato invece l’ingegnere Massimo Sartorelli, di Graia s.r.l. – I principali fenomeni di distaccamento delle alghe si verificano, per cause ambientali, dai 2,5 metri di profondità fino a riva”.

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