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Orzinuovi

Al laboratorio Marmellata servono fondi, via alla raccolta benefica

L'iniziativa è attiva su crowfounding e in città

Al laboratorio Marmellata servono fondi, via alla raccolta benefica
Cronaca Bassa, 12 Marzo 2021 ore 10:43

Servono 18mila euro per l’associazione Lam (Laboratorio d’Arte Marmellata), che renderà più bella e artistica Orzinuovi.
E’ stata aperta nei giorni scorsi da Roberta Festa, cittadina orceana, la raccolta fondi per poter dare il via a un progetto che arricchirà d’arte la città dando voce anche a chi ha diverse abilità e che vogliono appunto attuare il progetto «Diario».

Cos’è il Lam

Il Lam è un laboratorio d’arte relazionale permanente che opera in Orzinuovi dal 2008, creato dall’artista e docente Piero Almeoni. Il laboratorio è formato da un gruppo di persone eterogenee provenienti da differenti aree di competenza, che comprendono anche persone con fragilità intellettiva, o sarebbe meglio dire con un differente approccio intellettivo alle cose del mondo.
L’obiettivo che si pone il Lam è duplice: da una parte di modificare la percezione che in genere si ha della disabilità, mostrandone le qualità in genere meno conosciute; dall’altra la realizzazione di un laboratorio d’Arte permanente come progetto di azione sul territorio con l’intento di produrre arte come azione politica, critica e continuativa, che vuole sostanziare le azioni artistiche nella vita reale. Il laboratorio si sviluppa principalmente nell’ambito delle relazioni, nella costruzione di rapporti tra persone di differenti qualità, che decidono di lavorare insieme, mettendo a disposizione le proprie specificità. All’interno del Lam operano diversi artisti e persone che collaborano in svariati modi alla realizzazione di progetti d’arte che interpretano il territorio in cui il Lam risiede.

La storia di Roberta

Ma perché l’iniziativa è stata lanciata proprio da Roberta Festa? Perché dopo un anno dalla morte della madre per il Covid ha riscoperto un nuovo mondo e trasformato il suo dolore in una nuova energia.
«Un anno fa, vedevo per l’ultima volta mia mamma, in quel letto d’ospedale sul quale sarebbe stata per altri 20 giorni, dal mio post di denuncia dell’anno scorso, che è stato condiviso da tutta Italia, sembra che nulla sia cambiato, siamo ancora qui sospesi aspettando un Godot che pare non arrivi più – ha detto – Per me invece è cambiato tutto. Dopo una vita vissuta nel terrore di perdere i miei genitori, mi sono trovata di fronte a quello che succede dopo che un genitore se n’è andato e a pensare inevitabilmente al senso della vita e a cosa lasciamo una volta che moriamo. Un anno di silenzio che è servito però a ritrovarmi e soprattutto a ritrovare la mia mamma e a guardarla con occhi nuovi. Mia madre è stata, insegnante elementare. Ha contribuito alla formazione di tantissime persone (per la maggior parte orceani), che nel giorno in cui è spirata mi han fatto sentire la loro vicinanza, spesso scrivendomi il loro personale ricordo di quanto la sua opera fosse stata fondamentale nel loro processo di crescita. In tutti il ricordo del suo sorriso, della sua capacità di essere severa e al contempo dolce, costantemente intenzionata a lottare contro le diseguaglianze sociali, includendo e dando importanza ai più fragili, lottando in prima persona contro ciò che considerava sbagliato. Mai come in quest’anno si è abusato della parola “resilienza”, tanto che ormai è una narrazione consolidata il chiamarci resilienti in quanto costretti ad accettare questa pandemia e il mondo da essa ridisegnato, pronti a ritornare a comportarci esattamente come prima del 2020 non appena sarà possibile. Io sin da subito ho pensato che non c’è resilienza senza un cambiamento. L’anno scorso ho cambiato casa, entrando in una consolidata realtà di cascina costituita da tre famiglie che da sempre han convissuto come in una piccola comunità (due capifamiglia sono fratelli) e che si abbracciano intorno alla figura di Rubens, figlio di uno dei fratelli, un ragazzo speciale che ti corrompe con un sorriso».
Una realtà che le è stata d’aiuto e così ha deciso di sostenere il progetto.

Progetto «Diario»

In pochi giorni sono già stati raccolti duemila euro. Ma per la realizzazione ce ne vogliono molti di più. Il progetto in totale sarebbe di 18mila, duemila dati dall’amministrazione comunale.
La Fondazione Enrico Nolli onlus, ente di riferimento per il laboratorio, vuole omaggiare la città di Orzinuovi con un’opera d’arte permanente che mostri il legame che il Lam ha con il territorio. L’opera consiste nella trasformazione di una cabina elettrica in opera d’arte pubblica permanente.
La cabina mostrerà sulle tre pareti disponibili, nell’interpretazione che il Lam ne ha dato, tre momenti del nostro vivere quotidiano legati al territorio in cui viviamo: il lavoro con la facciata dedicata al Laboratorio, la storia con la memoria delle cose perdute e il luogo scegliendo l’area culturale nell’interpretazione delle sculture pubbliche come bene comune. L’opera sarà realizzata con il «trencadís», un tipo di applicazione, una variante del mosaico che impiega frammenti di ceramica insieme alla malta.

 

Leggi l’articolo completo in edicola oggi, venerdì 12 marzo, su Manerbio Week

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