Addio «Emi», anima generosa, ma sfortunata

Addio «Emi», anima generosa, ma sfortunata
Cronaca 02 Settembre 2017 ore 19:18

Non doveva andare così. Non dove andarsene proprio «Emi», anima bella, ma troppo sfortunata la sua. La comunità di Remedello stenta a trovare una giustificazione per la morte di Emilia Corso, colpita a 50 anni da una malattia fulminante che non le ha lasciato scampo. La giovane mamma avrebbe avuto tutto il diritto di veder «rinascere» la figlia ventenne Silvia Antonioli, che solo l’anno scorso era riuscita a vincere la sua battaglia contro la malattia, il linfoma di Hodgkin contro cui ha lottato a lungo.

Al suo fianco, insieme al papà Fabio Antonioli, la sorella Cecilia, solo un anno più grande, non è mai mancata mamma Emilia. Vestiti di bianco candido, stretti l’uno all’altro, con nonna Adriana martedì mattina, dal primo banco della chiesa parrocchiale S. Lorenzo che non ce l’ha fatta a contenere l’intera folla, hanno accompagnato «Emi» per il suo «ultimo pellegrinaggio terreno» come ha voluto sottolineare durante l’omelia anche padre Maurizio Buratti, ex direttore dell’Istituto Bonsignori. La famiglia di Emilia ha dato prova di un dolore tanto profondo quanto composto, di chi affida alla fede la speranza per affrontare la sofferenza. «La sofferenza che ha accompagnato gli ultimi tempi della vita di Emi - ha spiegato padre Maurizio - l’ha vissuta in croce il Signore, e questa è la garanzia che non finisce tutto qui. Preghiera, affetto, i ricordi belli che portiamo nel cuore con la speranza diventino per lei un lasciapassare ancora più forte quando chiede di essere ammessa alla vita eterna».

E non può che essere così per «Emi» a cui i pregi di certo non mancavano: generosa, allegra, positiva, ma anche coraggiosa e schietta. Così la ricordano i tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerla, ma bastava osservare il suo sorriso smagliante, guardarla nei suoi occhi limpidi per coglierne la genuinità. E’ facile comprendere il fiume di messaggi di cordoglio rivolti alla famiglia dei tanti che con un gesto o con poche parole hanno voluto ricordarla, perché, per una tragedia così, le parole stentano davvero ad arrivare. «Le parole lasciano lo spazio all'incredulità - ha sottolineato il sindaco Francesca Ceruti - e all'immenso dolore. Vicina a tutta la famiglia».

Emilia ha davvero speso la sua vita per gli altri e per il prossimo, come racconta l’amica Stefania dell’Associazione Brescia Tula Onlus che si occupa da 20 anni dell’accoglienza dei bambini russi che vengono dagli orfanotrofi. «Emi è sempre stata in prima linea nelle raccolte fondi organizzate a Remedello per gestire la colonia estiva, facendo da speaker per la ruota della fortuna, nell’organizzazione di feste di beneficenza e cene di autofinanziamento. Tutta la famiglia si è prodigata per aiutare la nostra associazione, la mamma lo scorso anno ha fatto da cuoca volontaria alla colonia estiva. Ricordiamo Emi come una persona molto forte, solare, nonostante la vita l’abbia messa fin da subito a dura prova, la sua è una bellissima famiglia che, anche nel dolore, è rimasta unita».

Con la sua scomparsa riaffiorano alla mente infiniti ricordi tra i remedellesi che tra gli anni ‘80 e ‘90 si davano appuntamento alle panchine davanti all’asilo. «Abbiamo trascorso la gioventù insieme - ha raccontato Stefano Nazzari- allora ci conoscevamo veramente, eravamo una bella compagnia, una 15ina di ragazzi quasi sempre insieme, i nostri cellulari erano il passaparola per il giorno dopo. Ci conoscevamo nei piccoli particolari, sapevamo tutto di famiglia, innamoramenti. Emi è sempre stata una ragazza solare, molto allegra, spiritosa, quella che dava quel qualcosa in più alla compagnia, proprio una bella persona, il ricordo più bello che ho di lei è veramente l’allegria. Si è sempre spesa per la famiglia, non ha mai ceduto. Un sorriso sempre per tutti e sempre disponibile, la battuta e allegria anche nei momenti più tristi. La sua allegria e voglia di vivere erano il collante per tutte le persone che gli stavano intorno». Solarità e perseveranza che non ha mai perso neanche quando ha dovuto veramente lottare.

«Quando Silvia si é ammalata frequentava il primo anno di superiori. Io ero preside al Falcone - ha raccontato Giovanna Di Re - e mi sono attivata per la frequenza di Silvia al progetto “Scuola in Ospedale”, una sinergia tra istituzione scolastica e istituzione ospedaliera per la garanzia del diritto allo studio. La mamma teneva i contatti con tutti, correva per raccogliere documenti, informazioni. Sempre con una forza e una speranza che solo ora capisco quanto l'abbia prostrata. L'ho vista lottare senza mai disperare a sostegno della figlia. Una donna piena di coraggio e concretezza. Mi spiace immensamente e penso ai familiari che avrebbero meritato pace e sollievo. Chiedo per loro coraggio».

Mamma coraggio, figlia coraggio. Silvia non ha fatto segreto della malattia, che l’ha colpita quando aveva soli 14 anni. Diverse le testimonianze portate nelle scuole, profondo il dolore sopportato. Il supporto della famiglia e della fede sono stati fondamentali: Silvia non ha mai perso la speranza, ha lottato fino a sconfiggere la malattia. Non è andata così per la mamma, la storia purtroppo non ha il lieto fine che tutti avremmo voluto raccontare. A Silvia, e a tutta la sua famiglia, tocca un lascito importante: tenere vivo non solo il ricordo di Emilia, ma non abbandonare mai grinta e positività di cui lei è stata una così abile maestra in vita.


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