agricoltura

Mais, soia e riso: la pioggia frena la semina dei campi

Ad oggi, in molte zone della regione si è accumulato un ritardo di due mesi sulle tradizionali tempistiche di lavoro

Mais, soia e riso: la pioggia frena la semina dei campi
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Mais, soia e riso: la pioggia frena la semina dei campi.

Mais ma non solo, cosa è emerso dal monitoraggio di Coldiretti

Il clima di questo ultimo periodo non è di certo buono nemmeno per il settore agricolo. La pioggia, in particolare, che anche ieri (martedì 4 giugno 2024) ha imperversato abbondantemente ne Bresciano  con importanti conseguenze nel comune di Vobarno (frazione di Collio), ha di fatto frenato il mais lombardo. A mancare, però, sono anche il 60% della soia e il 29% del riso.

Questo è quanto emerge dalla Coldiretti in base ad un monitoraggio sugli effetti delle ripetute ondate di maltempo. In condizioni normali – precisa  Coldiretti – in Lombardia le semine del mais di primo raccolto iniziano già nell’ultima decade di marzo. Questo significa che, ad oggi, in molte zone della regione si è accumulato un ritardo di due mesi sulle tradizionali tempistiche di lavoro. E anche chi ha già seminato – continua la Coldiretti regionale – si trova ora a fare i conti con la necessità di dover ripetere le operazioni.

 

“A causa delle abbondanti piogge le semine del mais sono partite in ritardo - precisa Giuseppe Ruggeri membro giunta Coldiretti Brescia e titolare dell’azienda agricola Malgherosse di Verolanuova - il mais già seminato non riesce a crescere perché i campi sono coperti d’acqua. In alcuni punti dovremmo seminarlo di nuovo perché non è nemmeno nato ma non riusciamo con i trattori perché affondano”.

Il problema riguarda anche il riso e la soia

Inoltre – prosegue la Coldiretti Lombardia –, accanto a quelle del mais, non sono ancora state effettuate neppure il 29% delle semine del riso e oltre il 60% di quelle della soia. Altro fronte aperto – continua  Coldiretti – riguarda i prati per il fieno: gli sfalci sono in grande ritardo, soprattutto nei pascoli di montagna dove le operazioni sono di per sé più complicate. Una situazione che preoccupa gli allevatori che utilizzano il fieno come alimento per gli animali.

 

Gli agricoltori – afferma Coldiretti – si trovano in una condizione di incertezza che li costringe a rivedere l’organizzazione aziendale e la normale programmazione colturale. Bisogna decidere se concentrare la preparazione e la lavorazione del terreno inseguendo le finestre di bel tempo; se cambiare in corsa il tipo di coltivazione o se mantenere la stessa scegliendo però varietà di piante che maturano in meno tempo; se riseminare tutto laddove i terreni erano già stati lavorati.

 

“La situazione è abbastanza grave - sottolinea Giovanni Martinelli vicepresidente di Coldiretti Brescia e allevatore zootecnico di Borgo San Giacomo - perché il poco mais che siamo riusciti a seminare è in condizioni critiche per l’eccesso di pioggia e purtroppo ci sono già stati degli eventi in cui il mais è stato danneggiato dalla grandine, quindi la situazione è veramente critica soprattutto per chi ha degli allevamenti e quindi deve reperire del cibo per soddisfare i fabbisogni dei propri animali”.

 

Solo nei mesi di marzo e aprile – continua Coldiretti su dati Arpa – quest’anno in Lombardia sono caduti 324 millimetri di pioggia. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici, con una tendenza alla tropicalizzazione, con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo all’agricoltura che in Italia nel 2023 hanno superato i 6 miliardi di euro.

 

L’agricoltura – conclude Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze di questi cambiamenti, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli: gli agricoltori sono impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. La ricerca agraria, inoltre, ha oggi a disposizione nuove tecnologie di miglioramento genetico raggruppate sotto la denominazione Tea o Ngt (Tecnologie di Evoluzione Assistita), che non hanno nulla a che fare con i vecchi Ogm poiché non implicano l’inserimento di Dna estraneo alla pianta, che permettono di riprodurre in maniera precisa e mirata i risultati dei meccanismi alla base dell’evoluzione biologica naturale, per rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici, della difesa della biodiversità e affrontare l’obiettivo della sovranità alimentare.

 

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