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Locomotiva del Castello di Brescia, il restauro sempre più possibile

Lanciata una campagna di crowdfunding.

Locomotiva del Castello di Brescia, il restauro sempre più possibile
Attualità 16 Maggio 2022 ore 18:03

La Locomotiva del Castello di Brescia, una campagna di crowdfunding per permetterne il restauro.

Finalità

All’interno di WeLoveCastello, l’Associazione Palcogiovani ha deciso di lanciare una campagna di crowdfunding “dal basso” per il restauro della Locomotiva del Castello di Brescia. L’intenzione è proprio quella di mobilitare la cittadinanza tutta, e stimolare il pragmatismo bresciano che di certo accoglierà positivamente questa iniziativa, proprio perché l’affetto che ci lega alla Locomotiva è più forte di quanto si pensi. Questo appuntamento fotografico è l’occasione per presentare il Logo dell’iniziativa e per fissare un momento che certamente rimarrà nella storia della N.1 e della Città di Brescia.

Raccolta di materiale dagli archivi

È stato raccolto materiale dell’epoca grazie ad un lavoro di ricerca negli archivi cittadini che ha permesso il ritrovamento di fotografie inedite davvero suggestive, che saranno rese visibili durante la campagna. Entro il mese di giugno saranno dunque forniti alla stampa tutti i dettagli dell’iniziativa che potrà ufficialmente partire, costruita grazie alla preziosa collaborazione di moltissimi soggetti che volontariamente stanno mettendo a disposizione le proprie energie per la causa. Il progetto è infatti reso possibile grazie a giovani registi, grafici, informatici, storici, artisti, fotografi, esperti di fermodellismo, imprenditori, aziende private, testimonial, influencer e con il fondamentale supporto delle istituzioni. I promotori ringraziano in particolare  il Comune di Brescia nella persona del Sindaco Emilio Del Bono e l’Assessore Valter Muchetti che hanno con entusiasmo appoggiato l’iniziativa, Fondazione Brescia Musei con il Direttore Stefano Karadjov ed FNM SpA nella persona del Presidente Andrea Gibelli. Camera di Commercio di Brescia, Apindustria Confapi Brescia hanno già confermato il loro supporto. Alcune importanti realtà bresciane (e non) hanno già aderito all’iniziativa.  Per informazioni info@locomotivabs.it

Brevi cenni storici

Realizzata dalle Costruzioni Meccaniche di Saronno, consegnata con il numero di fabbrica 284 alla SNFT, entrò in servizio nel 1907 e quasi da subito venne assegnata al trasporto passeggeri, che proprio in quegli anni crebbe notevolmente grazie all’ampliamento della linea ferroviaria che consentiva un collegamento più rapido tra le numerose località della nostra provincia. Tuttavia la nostra N.1 venne anche impiegata, a supporto di altre locomotive più potenti, nel trasporto merci, per rispondere alle esigenze delle numerose fabbriche esistenti al tempo in Valle Camonica (opifici, lanifici, cotonifici, fonderie, cave….). Superato senza grandi problemi il periodo del secondo conflitto mondiale, la vita della macchina e delle consorelle, anche di altri gruppi, proseguì senza particolari scossoni sino alla metà degli anni Cinquanta quando, con l’arrivo dei mezzi Diesel i convogli loro affidati diminuirono sensibilmente. Relegate prima a servizi meno importanti e poi a quelli di manovra, sul finire del 1959 iniziarono gli accantonamenti. La numero 1 fu messa a riposo il giorno primo luglio 1961, dopo aver percorso qualcosa come 2.500.000 chilometri. La sua sorte sembrava ormai segnata, ma il destino e la passione dei soci del Club Fermodellistico Bresciano avevano deciso diversamente. Il Club, sorto da pochi anni e guidato coraggiosamente dalla signorina Dada Bruneri, si fece promotore di una iniziativa considerata quasi impossibile: salvare la Numero 1. Ebbero l’idea di portare quella mastodontica macchina sul colle Cidneo.

Grazie anche alla disponibilità delle cariche politiche di allora (in testa il Sindaco Bruno Boni), il progetto prese corpo e in poco tempo fu realizzato. Per prima cosa vi fu la cessione formale dalla SNFT al Club della locomotiva, avvenuta per la simbolica cifra di 1 lira, dopodiché iniziarono le fasi progettuali del suo trasporto ed in particolar modo la salita al Colle, che di certo destava non qualche preoccupazione. In particolare risultò difficoltoso il passaggio del convoglio sotto il portone di accesso del castello (che fu letteralmente smontato) e ancora di più l’ultima strettissima curva che portava al piazzale dove ancora oggi sosta maestosa la nostra N.1. Fu persino coinvolto l’allora sovrintendente alle Belle Arti di Brescia (Prof. Panazza) poiché si dovette temporaneamente tagliare l’antico rosone di ferro che sovrastava il secondo portone di accesso al castello, ma che fu magistralmente immediatamente ripristinato da un abile fabbro, con il benestare dello stesso Prof. Panazza. La macchina, che già da alcuni mesi sostava nello scalo merci di Via Dalmazia, partì per il suo ultimo viaggio il 7 settembre 1961. Caricata su un carrello per il trasporto dei carri, opportunamente modificato, trainato da due trattori stradali lo strano convoglio iniziò la marcia da Via Dalmazia per proseguire in Via Cassala, Via Fratelli Ugoni, Via Leonardo da Vinci e la faticosa salita del Castello con le due strette curve che impegnarono non poco i conducenti dei trattori.

La locomotiva era stata privata della cabina di guida, del fumaiolo, della cassa laterale destra dell’acqua e del complesso dei cilindri sempre sul lato destro così da agevolare i vari transiti e alleggerire il peso. Nonostante ciò fu necessario puntellare il ponte di ingresso al Castello. Superata con non poca fatica la stretta curva che immette alla salita verso il piazzale a lei destinato, sotto un sole cocente, la locomotiva giunse finalmente a destinazione. Nei giorni seguenti furono ovviamente riposizionati tutti i particolari asportati in precedenza e il giorno 18 settembre 1961 ebbe luogo la solenne inaugurazione, al cospetto delle più alte personalità di allora, di testate giornalistiche e radiofoniche anche nazionali, e soprattutto di moltissimi bresciani incuriositi dall’evento tanto inusuale quanto grandioso. Il colle Cidneo è conosciuto dai bresciani (o forse lo era un passato) come Falco d’Italia per una leggenda che si perde nella notte dei tempi, ma che i più fanno risalire ad un appellativo riconosciutole dal poeta D’Annunzio, forse proprio per la sua posizione predominante sulla città, quasi a sorvegliarla proprio come il falco quando dalla roccia osserva attento il panorama sottostante in cerca della sua preda. Tale nome, unito al fatto che la Numero 1 non avrebbe più potuto lasciare il complesso, le fece assumere l’appellativo di Prigioniera del Falco d’Italia.

 

 

 

 

 

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