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Brescia

Lettera aperta del “Presidio 9 Agosto” al presidente di Acque Bresciane Srl. Gianluca Delbarba

Presentata in conferenza stampa online questa mattina: testo integrale

Lettera aperta del “Presidio 9 Agosto” al presidente di Acque Bresciane Srl. Gianluca Delbarba
Attualità Brescia, 07 Gennaio 2022 ore 19:03

La lettera è firmata da Alessandro Scattolo, in rappresentanza del Comitato Ambiente Territorio Basso Garda, Piera Casalini, in rappresentanza del Comitato mamme del Chiese, Sergio Aurora, in rappresentanza del Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia, Gianluca Bordiga, in rappresentanza della Federazione delle Associazioni che amano il Fiume Chiese ed il suo Lago d’Idro, Marco Apostoli, in rappresentanza del Tavolo provinciale Basta Veleni e da Alessandra Zanini, Vincenzo Chianese, Raffaella Giubellini, Mirko Savi, nel ruolo di coadiuvatori al coordinamento.

Lettera aperta al presidente di Acque Bresciane Srl. Gianluca Delbarba dal “Presidio 9 Agosto salviamo il fiume Chiese"

Questo il testo integrale della lettera inviata oggi.

In data 18 dicembre abbiamo appreso dalla stampa di una vostra nota stampa relativa all'apertura dei cantieri per il rifacimento del collettore veronese nel lotto Ronchi-Villa Bagatta. Secondo quanto è stato riportato con “l'avanzamento dei lavori” diverrebbe ora “impraticabile” l'opzione di mantenere la depurazione unica all'impianto di Peschiera e si dovrebbe procedere necessariamente alla separazione delle due sponde. Ritieniamo che tali affermazioni siano gravi, perché false e rappresentano l'ennesimo tentativo di pressione politica atta a manipolare il dibattito pubblico. Già è accaduto in modo eclatante con il caso delle condotte sublacuali, che sono state descritte per anni come una “bomba ecologica” da dismettere al più presto, ponendole come pietra angolare dell'operazione di separazione della depurazione delle acque gardesane; peccato che sia stata proprio una vostra relazione datata 14 giugno 2021 a documentare la pulizia delle tubature dai fenomeni di biocorrosione e a mettere nero su bianco come questi non avessero intaccato lo spessore di acciaio delle stesse. Ora si vorrebbe fare credere come l'inizio dei lavori sulla sponda veronese escluda la possibilità di mantenere un sistema unico di colletazione tra i territori. Fermo restando che non spetta ai comitati elaborare progetti per trovare soluzioni tecniche, perché tale onere ricade sulla politica, o almeno così dovrebbe essere, ci si è trovati spesso a ribadire come il mantenimento delle sublacuali rappresenti la soluzione decisamente meno costosa. E' una grave responsabilità avere iniziato i lavori di rifacimento del collettore veronese senza aspettare che la parte bresciana ricomponesse il dibattito politico in corso e arrivasse a un progetto condiviso. Questo è un problema che deve risolvere chi l'ha creato. Ad ogni modo la prima cosa da precisare è nel merito del 1° lotto esecutivo, perché i cantieri aperti fanno riferimento al più ampio tratto Pergolana-Pioppi (Lazise e Castelnuovo), che vede una biforcazione delle tubature, con un ramo a terra, su cui si va a intervenire, e uno sublacuale; in nessun modo questo tipo di intervento va a impedire la possibilità delle acque nere di raggiungere il depuratore di Peschiera. D'altronde non potrebbe essere altrimenti, perché in nessun caso la parte occidentale del lago può rimanere sprovvista della depurazione, quindi il transito dei reflui del ramo “Alto Garda Bresciano”, ovvero l'attuale collegamento ovest-est, deve essere garantito, almeno fino all'entrata in funzione del futuro sistema di depurazione lombardo. L'alternativa sarebbe lo scenario assurdo di scaricare nel bacino l'intera fogna della parte alta bresciana. Inoltre, sapete bene come non manchino le possibilità tecniche per mantenere il depuratore unico di Peschiera e lo scarico dei reflui nel Mincio, persino nel caso di dismissione delle sublacuali, ad esempio è lo stesso studio dell'Università di Brescia a prevedere un adeguamento dell'impianto arilicense e una collettazione con una circumlacuale per l'ovest gardesano, così come nulla impedirebbe il mantenimento o la sostituzione delle condotte esistenti parallelamente alle future tubazioni veronesi. Per questo il diametro dei nuovi tubi non rappresenta alcun tipo di ostacolo tecnico, rimanendo comunque un aspetto da dover verificare, visto che in data agosto 2019, in occasione della presentazione del progetto definitivo, i dirigenti di AGS verona Carlo Alberto Voi e Angelo Cresco, insieme a Luciano Franchini direttore di Ato Verona dichiararono che la portata delle condotte del Basso Lago da Bardolino a Peschiera avrebbe avuto “una portata cinque volte superiore a quella attuale”. Non è responsabilità dei comitati indicare una soluzione piuttosto che un'altra, ma il richiamo ad altre alternative serve a mettere in luce all'opinione pubblica che si possono immaginare molte opzioni, purché ci sia la volontà di raggiungere l'obiettivo. Non possiamo permettere, però, che la tecnica venga usata in modo manipolatorio per fare pressione politica. Piuttosto si dimostra ancora una volta come tutta la tematica della depurazione gardesana sia inficiata alla base, perché la scelta più oculata e lungimirante rimane la separazione delle acque bianche e nere, premessa necessaria per realizzare un qualsiasi efficace sistema di trattamento dei reflui privo di impatto ambientale sulle acque del lago; una responsabilità, questa, alla quale come società di gestione del servizio idrico siete mancanti da molto tempo. Peccato che si vuole spendere 230 milioni di euro per una nuova costosissima rete ad acque miste, a conferma del carattere del tutto speculativo di questa operazione. Non è nemmeno più sostenibile trincerarsi dietro il vincolo rappresentato dal Protocollo e dalla convenzione operativa tra le due Regioni, perché tali documenti non hanno più un solido fondamento tecnico, dal momento che è caduta l'emergenza della dismissione delle sublacuali; rappresentano solo un ostacolo di carattere squisitamente politico. Per tali motivi ribadiamo come sia grave da parte vostra sostenere l'impossibilità di mantenere la depurazione a Peschiera. Evidentemente la volontà è quella di mettere in campo una pressione politica per favorire l'ipotesi Gavardo e Montichiari, a danno del Chiese e di tutti i cittadini bresciani, che dovranno sostenere i costi milionari di questa nefasta operazione. Da parte del “Presidio 9 agosto”, delle sue realtà sociali promotrici e di tutti coloro che si sono affiancati alla nostra lotta, non verrà meno l'impegno determinato a contrastare in ogni sede qualsiasi scelta che non sarà rispettosa dell'ambiente, del bacino idrografico del Chiese e delle risorse pubbliche.

Una calza di carbone della Befana per il Prefetto

Sergio Aurora in chiusura di conferenza stampa questa mattina ha ricordato come ieri sera agenti di Polizia si siano presentati al gazebo del Presidio 9 Agosto in piazza Duomo a Brescia per chiedere ai due volontari presenti chi avesse recapitato al Prefetto una calza nera con carbone. La risposta è stata “la Befana”, Befana che invece ai volontari presenti in giornata aveva portato una calza piena di doni. Gli agenti hanno identificato i due volontari presenti al presidio in serata e hanno fatto capire che attraverso la registrazione video delle telecamere di sicurezza si riuscirà a risalire a chi ha portato la calza col carbone al Prefetto. Sergio Aurora ha definito l'episodio come una delle tante intimidazioni ricevute dai volontari nei mesi del presidio e di cui presto si dovrà fare un resoconto.

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