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La famiglia americana che vuole esportare la «Si può fare» a New York

L’idea dei Rawlings: una sede nella Grande Mela. E poi, si vola a Tokyo

La famiglia americana che vuole esportare la «Si può fare»  a New York

Sold out, non era facile, ma la Si può fare band c’è riuscita. Venerdì 28 agosto 2026 l’anfiteatro del Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera ha registrato tutto esaurito per il concerto della Si può fare band intitolato “Io ho quel che ho donato”, un evento straordinario, carico di talento, energia, emozioni e tante sorprese, la più grande i queste che ha lasciato tutti a bocca aperta è che l’Associazione Si può fare presto aprirà una sede niente meno che a New York.

Una sede a New York

Ospite speciale infatti è stata la famiglia Rawlings: Zack, Jennifer e la piccola Verity, 11 anni e già un talento nel basso e nel canto, memorabile l’interpretazione di “Shallow” di Lady Gaga, con il papà. Dal palco davanti ad un’arena gremita, con non poca emozione hanno annunciato:

“Apriremo una sede della Si può fare band a New York: riteniamo che sia bellissimo essere qui con tutti questi musicisti, è importantissimo il lavoro che fanno ma soprattutto la gioia che ci mettono, suonano con tutta la loro passione. Anche io sono un musicista e ho visto come sul palco tante vite siano cambiate, proprio per questo vogliamo portare questa esperienza della Si può fare band in America”.

Perché i viaggi a New York di Davide Zubani, non sono stati gite, ma occasioni per fare rete:

“Dal concerto fatto a New York nel giugno 2025, quando siamo stati invitati dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli per esibirci nella sede Onu, è nata una idea: l’entusiasmo con cui ci hanno accolto, la sorpresa del pubblico, dei politici e delle persone in generale nel vedere quanto siano bravi e capaci i musicisti e il constatare che non c’è una simile realtà oltre oceano ci ha fatto pensare che sarebbe stato bello e importante esportare il metodo Si può fare anche nella grande mela. L’apertura a New York per Si Può Fare Aps è la naturale conseguenza delle persone incontrate, i concerti fatti e l’apprezzamento ricevuto durante la permanenza della band nella Grande Mela: abbiamo ricevuto un abbraccio dai cittadini newyorkesi ed un apprezzamento universale. Ora l’amicizia con la famiglia Rawling ci sta permettendo di essere aiutati concretamente Zack e Jenny condividono con noi ruoli musicali educativi e hanno colto appieno il significato del progetto Si può fare. Vogliamo continuare e dedicarci anche a persone con disabilità a New York”.

Zack e Jennifer infatti hanno le idee chiare e il loro incontro con la Si può fare band è stato fonte di una grande ispirazione:

“Ho incontrato Davide Zubani a gennaio, sei mesi dopo il successo dell’esibizione della Si Può Fare Band alle Nazioni Unite. Inizialmente avevo molte domande sul progetto, sulle motivazioni e sugli obiettivi. Anni fa ero un musicista professionista e ho avuto anche l’opportunità di lavorare con bambini con bisogni speciali negli Stati Uniti e in Romania. All’inizio, mi sono limitato a presentare loro alcune persone per un progetto che ritenevo nobile, importante e necessario. In seguito, mi hanno chiesto di assumere un ruolo più attivo e importante nel consiglio direttivo per aiutarli a replicare il loro successo e il loro messaggio a New York. Credo che New York abbia assolutamente bisogno di un progetto come questo”.

L’idea c’è e la strada verso la realizzazione è già iniziata:

“Siamo ancora in fase di costituzione ufficiale della nostra organizzazione no-profit 501(c)3, Si Può Fare NYC – ha dichiarato – Questo è un passo necessario per creare un’organizzazione partner stretta ma distinta e una struttura a lungo termine. Ciò ci consentirà di raccogliere fondi e collaborare in modo efficace con altre aziende, organizzazioni no-profit e associazioni di New York. Avremo una sala prove a Manhattan, ma non sarà l’unica. Alcune lezioni e attività didattiche si terranno nelle scuole del Dipartimento dell’Istruzione di New York, situate in diverse zone della città, tra cui Manhattan, Brooklyn e il Bronx. Gli immobili a New York sono incredibilmente costosi, quindi stiamo collaborando con i nostri partner e contatti per assicurarci ufficialmente una sala prove in posizione centrale e a lungo termine. Nel frattempo, le aule di musica delle varie scuole pubbliche di New York con cui stiamo finalizzando gli accordi serviranno come luoghi per le lezioni. Uno dei motivi per cui sono così entusiasta di collaborare a questo progetto è mia moglie Jenny Rawlings. Ha dedicato la sua carriera alla salute mentale e attualmente lavora come direttrice clinica presso un’organizzazione no-profit di New York chiamata Partnership With Children. Gestisce direttamente diverse équipe di professionisti della salute mentale che operano all’interno delle scuole pubbliche di New York, alcune delle quali ospitano esclusivamente studenti con bisogni speciali. Io lavoro nel settore dei servizi finanziari da oltre 15 anni e attualmente sono titolare di una mia società. Sono entusiasta di mettere a frutto la mia esperienza e la mia rete di contatti per contribuire a costruire solide basi a New York. Ho avuto il privilegio di trascorrere intere giornate a provare con la band e a conoscere tutti, fino all’incredibile concerto di venerdì al Vittoriale. Tutta la mia famiglia ha assistito a molti momenti, sia evidenti che silenziosi, grazie alla band Si Può Fare e a tutti i suoi insegnanti, artisti e volontari, che stanno cambiando la vita delle persone. Avere bisogni speciali e disabilità è incredibilmente difficile, non solo per l’individuo, ma anche per le famiglie di queste persone speciali. Si Può Fare offre un incredibile punto di riferimento e un sostegno fondamentale per le persone e le famiglie di Brescia, oltre a una piattaforma per dare visibilità agli artisti di Si Può Fare, incredibilmente talentuosi e impegnati. New York è a volte definita una città di milioni di persone che può far sentire soli. Purtroppo, questo è ancora più vero per chi ha bisogni speciali. New York è anche una stella splendente a livello mondiale per l’arte e la musica. Abbiamo un terreno fertile per esportare i metodi di insegnamento, la cultura e l’importante messaggio di Si Può Fare e dell’Italia in America. Si Può Fare è, nella sua essenza, un metodo italiano che stiamo esportando, ma con cura e precisione”.

Nella nuova New York di Zhoran Mamdani dove le fragilità e l’attenzione al prossimo hanno sempre più peso è possibile anche questo: che un’associazione nata nella Bassa Bresciana possa mettere radici nella Grande mela, perché anche oltre oceano Si può fare.
Del resto si sa: i musicisti hanno sempre la valigia pronta.

Tokyo 2026

Tutto esaurito per il concerto della Si può fare band «Io sono quel che ho donato» che venerdì 28 agosto si sono esibiti per più di due ore al Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera.

“Grazie perché con la vostra presenza lanciate un messaggio importante di inclusione e sul valore delle persone con disabilità – ha esordito Davide Zubani presidente dell’associazione Si può fare  introducendo il concerto – ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile questa serata, in particolar modo la Fondazione Castello di Padernello per averci ospitato per preparare questo concerto così importante”.

Tanti gli ospiti presenti alla serata: Ruggero Zuppelli e Diego Magarini, rispettivamente past presidente e presidente del Rotary club Brescia Verola, accompagnati da moltissimi club del territorio, Claudia Carzieri, consigliere regionale, Mariateresa Vivaldini, euro parlamentare, Adelio Zeli, sindaco di Gardone Riviera, Alberto Bellini di Finetica, Nicoletta Cerri, Rotary Brescia Est, Sonia Ghidini, presidente di Artemisia aps di Bagnolo Mella, la Fondazione Renato e Damina Abrami, con la presidente Fulvia Venturini e il procuratore Francesco Gobbi, l’avvocato Candido Saioni di Sistema ambiente spa, l’associazione Glenn Gould di Calcinato. Tanta musica e tante novità: una su tutte il concerto in programma per il 27 ottobre niente meno che a Tokyo in occasione dell’anniversario dei 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, anche questo su invito del ministro alle Disabilità Alessandra Locatelli che durante la serata ha raggiunto il pubblico con un video messaggio per complimentarsi per il concerto al Vittoriale:

“Il coinvolgimento della Si può fare band questa sera in una occasione così bella sarà spettacolare per tutti e vorrete di nuovo ritornare ad ascoltare altri concerti perché sono un’esplosione di gioia, energia, simpatia e soprattutto di musica di altissima qualità. Voglio ringraziare tutti gli sponsor che stanno sostenendo questa realtà; Regione Lombardia, Bcc di Brescia, Sistema Ambiente, Rotary Brescia Verola e Brescia Est, all’associazione Glenn Gould, siete tutti dei partner straordinari, grazie a tutti per aver sostenuto questa iniziativa. Brescia sta diventando un modello per tutta Italia per l’attuazione della riforma della disabilità sul progetto di vita, perché è diritto di tutti essere pienamente cittadini, partendo dai propri diritti. E’ importante che ognuno porti il suo contributo che non è solo economico, ma anche di disponibilità, di gesti, di sorrisi, di attenzione, ognuno di noi può fare qualcosa.”

Un concerto riuscito grazie all’impegno di molti.

“Questa sera la Regione Lombardia patrocina questo evento anche con un contributo economico perché è fondamentale sostenere queste manifestazioni – ha esordito Carzieri – Si può fare band è un unicum: non esiste una realtà così ben strutturata”.

Dello stesso avviso Vivaldini:

“Si può fare band è nata così: ragazzi, genitori, educatori, musicisti su un palco tutti insieme per dare a tutti la possibilità di esprimere il proprio talento e diventare protagonisti”.