Poco prima di Natale gli abitanti di Quinzano si sono interrogati sulla possibile realizzazione di un impianto di bio gas sul territorio.
I dubbi della minoranza guidata da Adriano Perotti
Un post della lista Quinzano paese aveva sollevato alcune questioni alle quali prontamente aveva risposto il sindaco Lorenzo Olivari (l’articolo completo su Manerbioweek di venerdì 12 dicembre 2025). Tali risposte però non hanno soddisfatto la minoranza che vuole una maggiore trasparenza.
“Il progetto di biometano previsto a Quinzano presenta un’impostazione prevalentemente finanziaria e industriale, più che agricola o territoriale – ha spiegato il capogruppo di minoranza Adriano Perotti – Si tratta di un modello ormai diffuso, basato su impianti concepiti come asset di investimento, sostenuti in modo determinante da incentivi pubblici, e inseriti in una filiera nazionale del gas rinnovabile che prescinde dalle reali esigenze delle comunità locali. Senza questi contributi, progetti di questo tipo non sarebbero economicamente sostenibili. L’impianto non nasce per risolvere i problemi dell’agricoltura di Quinzano né per chiudere il ciclo dei reflui locali. Le aziende agricole del territorio non conferiranno in modo prevalente e, al massimo, potranno essere coinvolte in misura marginale. Questo significa che la biomassa e i reflui necessari al funzionamento dell’impianto potranno provenire anche da altri comuni, con un aumento del traffico pesante e della pressione ambientale sul territorio. In sostanza, i benefici economici non restano a Quinzano, mentre gli impatti sì: consumo di suolo, viabilità agricola più congestionata, rischio odorigeno, ulteriore carico su un’area già fragile dal punto di vista ambientale. Non è una questione ideologica né un “no” alla transizione energetica. È una questione di trasparenza, proporzione e interesse pubblico. Quando un progetto ha una natura essenzialmente finanziaria, è doveroso dirlo chiaramente ai cittadini e valutare se il prezzo da pagare in termini di qualità della vita sia davvero giustificato. L’opposizione chiede che su un tema così rilevante ci sia informazione completa, confronto pubblico e una scelta consapevole, nell’interesse del territorio e non di logiche esterne ad esso”.
La risposta del sindaco Olivari
Anche in questo caso la risposta di Olivari non si è fatta attendere.
“Anzitutto è bene partire dal fatto dirimente: trattasi di un comunissimo impianto di biometano privato di medie dimensioni ovvero di un fermentatore che estrae, da reflui zootecnici e scarti agricoli di aziende locali, gas metano da immettere direttamente in rete, generando così energia pulita come prodotto di valore e, come unico prodotto di scarto, il digestato ovvero un fertilizzante naturale denetrificato meno inquinante del refluo zootecnico che vediamo normalmente sui campi. Le emissioni sono pari a zero non essendoci combustione, tant’è che basta cercare sul web per apprendere che si tratta di impianti volti a ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili, valorizzando al contempo i sottoprodotti agricoli. E’ di questo che si sta parlando, di una tecnologia green, ultra collaudata e già sfruttata in circa 2 mila impianti nella sola Pianura Padana, due dei quali a Borgo San Giacomo e a Cadignano, questi ultimi gemelli di quello atteso su Quinzano sia per portata che per conformazione – ha iniziato a spiegare il sindaco – E’ bene anche ricordare che a Quinzano, dal 2012, è operante un biogas in cascina Falivera autorizzato dall’allora Amministrazione Comunale, avente portata quasi doppia del più ecologico biometano oggi contestato dalla medesima parte politica e, tra l’altro, caratterizzato da emissioni in atmosfera per via della combustione in loco”.
“Ciò nonostante, non mi risulta che nessuno abbia mai avanzato lamentele di sorta né tantomeno richiesto incontri pubblici per tale impianto, proprio perché, anche in quel caso, trattavasi appunto di un ordinario biogas che ora, tra l’altro, sarà pure reso più ecologico proprio per conversione al più evoluto biometano. Il resto è solo campagna elettorale, tra l’altro da parte di chi, oltre ad avere autorizzato il detto biogas quinzanese oltre un decennio fa, voleva addirittura realizzare due maxi impianti (pubblici!), quali un pirogassificatore (sperimentale!) operante su 60km di raggio e un forno crematorio, entrambi bloccati dal sottoscritto in qualità di subentrato Sindaco. Tornando al biometano contestato, siamo difronte ad un impianto di media portata pari a 300 Smc/h (i valori tipici, per capirci, vanno da 250 a 1.000), che servirà i soli agricoltori locali. Attualmente, infatti, ci sono ditte quinzanesi che conferiscono nei vicini impianti della CH4 Povegliano e che, come da accordi, saranno via via reindirizzate sul territorio quinzanese, quindi, con zero traffico di mezzi agricoli aggiunto e, anzi, con un duplice vantaggio: quello economico per i produttori diretti e quello ecologico per la collettività, entrambi dettati dalla minore percorrenza stradale”.
“Quanto alla finalità amministrativa è presto detto: l’impianto è privato e sorgerà su suolo privato in mezzo ai campi e che come tale nulla ha a che fare con l’attività dell’amministrazione comunale! In aggiunta, qualsiasi insediamento aziendale privato può essere contrastato dal Comune nel suo iter autorizzativo solo a seguito di effettive incompatibilità territoriali e normative del tutto assenti nel caso in esame, ma vie è di più! Il 16 ottobre 2024, a seguito della richiesta privata di costruzione, il sottoscritto, sentito il Presidente della Commissione Ambiente, convocava la medesima alla presenza degli stessi commissari di opposizione che, informati dal Sindaco e dai tecnici, non hanno espresso alcun parere negativo. Guarda caso, 14 mesi dopo un silenzio tombale, avviata la campagna elettorale, un comunissimo impianto a biometano privato è diventato uno spauracchio da sventolare… credo ci sia poco altro da aggiungere!”.
Olivari ha puntato il dito sulle Amministrative primaverili, forse la campagna elettorale è già iniziata e l’impianto a biogas è solo il primo terreno di “scontro”.