Intervista

Il karate come sostegno nella battaglia contro il tumore

Giambattista e Walter due storie accomunate dall’amore per le arti marziali

Il karate come sostegno nella battaglia contro il tumore

Walter Dossena, di Verolanuova, ha 78 anni, ed è uno sportivo di lungo corso, Giambattista Grazioli, 68, è salito per la prima volta su un tatami a 20 e non è più sceso. Hanno molte cose in comune: una grande passione per le arti marziali, per lo sport in generale, hanno il desiderio di mettersi alla prova costantemente (due anni fa Walter ha sostenuto l’esame di karate di cintura nera 3° dan, mentre la prossima domenica Giambattista sosterrà l’esame di cintura nera 3° dan nello Iaido, arte di estrazione della spada), si allenano tutti e due al Dojo di Pontevico e tutti e due hanno scoperto di avere un tumore.

Il karate una passione nata tanto tempo fa

Non lo sapeva quasi nessuno in palestra, perché in questi mesi di malattia non hanno perso una sola lezione, non uno stage, non la voglia di crescere e migliorare:

“Questa è solo un’altra sfida: il karate ci ha insegnato a dare il meglio di noi, sempre, non solo quando è facile, ma soprattutto quando è difficile”.

Walter ha iniziato a praticare 30 anni fa.

“Vicino a casa avevano messo un manifesto con la scritta “Karate e autodifesa”. Mi sono detto: “Questo mi manca””.

Walter del resto è uno sportivo a tutto tondo: corre, nuota, nel 2015 ha vinto i nazionali di danza sportiva in coppia con la moglie, arrampica, va in bicicletta, fa trekking, in poche parole per lui lo sport è uno stile di vita.

“Ho sempre fatto e faccio tutt’ora sport, ma quello che ho trovato nel karate è unico: non è uno sport, ma una disciplina che assieme al movimento e alle tecniche insegna e promuove un sistema di valori importantissimi – ha raccontato – è qualcosa di meraviglioso: i ragazzi in particolare, hanno una disciplina ed un rispetto davvero difficili da trovare in altri ambienti, qui imparano un sistema di valori che li accompagnerà per sempre. Ma non solo, il karate è una disciplina che ti permette una crescita costante e continua perché è modulata suoi tuoi obiettivi e questo ti costringe ad un grande lavoro su te stesso”.

Giambattista a 20 anni, nel 1977 era un ballerino di rock and roll acrobatico e boogie boogie, una disciplina davvero molto faticosa che lo costringeva ad allenarsi costantemente.

“In quel tempo in palestra facevano un’ora di ginnastica ed una di karate – ha iniziato a raccontare – Naturalmente facevo ginnastica ma dopo qualche tempo mi sono incuriosito e ho voluto provare una lezione di karate”.

Da quel tatami Giambattista non è più sceso.

“L’ambiente del ballo era molto stressante, invece dopo che avevo fatto karate ero rilassato nonostante gli allenamenti fossero molto duri: dopo due ore stavo davvero benissimo. Mi ha colpito molto quanto nell’ambiente della danza la competizione fosse al massimo e “non sana”, invece le nelle arti marziali c’è sempre competizione, ma è sana: il tuo avversario non viene inteso come tale ma come qualcuno che in quel momento ti sta aiutando a migliorarti, non c’è mai astio tra due atleti in competizione”.

Giambattista ha raggiunto il 2° dan cintura nera di karate, poi si è dedicato al kobudo, lo studio delle armi tradizionali giapponesi, fino ad arrivare al 5° dan, infine da 6 anni si allena nello Iaido, arte di estrarre la spada, e la prossima domenica, 16 novembre, sosterrà l’esame di cintura nera 3° dan, è proprio vero che gli esami non finiscono mai.

La scoperta della malattia

Walter fa molta attività fisica, mangia sano e tutti gli anni si fa un check up completo, proprio grazie ad uno di quei check up a maggio ha scoperto di avere un’ulcera neoplastica.

“Facevo una passeggiata di 10 km tutte le sere, ma in quel periodo ero sempre stanco, dopo gli esami ho capito perché – ha raccontato – in Poliambulanza hanno subito iniziato con una immunoterapia piuttosto pesante: ho un catetere venoso centrale ad inserzione periferica, ovvero un sottile tubicino inserito in una vena del braccio che, attraverso una guida ecografica, viene fatto proseguire fino a una vena centrale vicino al cuore. (Viene utilizzato per terapie endovenose a medio-lungo termine, come somministrazione di farmaci chemioterapici, nutrienti e liquidi, e prelievo di sangue, garantendo un accesso sicuro e meno invasivo rispetto alle punture tradizionali ndr). Ogni due settimane faccio una seduta da 3 ore e mezzo, non ho alcun problema, tutto è sopportabile e in genere dopo vado a camminare 10 km o faccio un giro con la mountain bike. Vado avanti, faccio quello che facevo prima, non è cambiato niente. Fare sport mi aiuta, il karate soprattutto: mi ha insegnato l’autocontrollo, del resto è nato come autodifesa, non come attacco, insegna la concentrazione, e, che è fondamentale, la respirazione. Praticare il karate ti porta un beneficio quasi inconsapevole: te ne accorgi nel momento del bisogno”.

Non è molto diversa la storia di Giambattista che convive con un tumore da due anni.

“Avevo una borsite al ginocchio, ho fatto un po’ di esami e mi hanno trovato la “Psa” a 93, quando dovrebbe essere a 4: agli Spedali civili di Brescia mi hanno detto che avevo un tumore alla prostata non operabile, era talmente esteso che aveva già intaccato le ossa del bacino”.

Ma Giambattista non ha perso fiducia nemmeno per un secondo.

“Quando combatti sul tatami non devi avere paura, perché l’avversario lo capisce ed è come perdere in partenza. La stessa cosa succede quando combatti contro un tumore, non puoi avere paura, devi combattere con tutte le armi che hai”.

In questo caso un ciclo di 6 sedute di chemioterapia sperimentale che è riuscita a diminuire il tumore, una puntura da fare per sempre ogni 28 giorni, due pastiglie da prendere quotidianamente per sempre.

“Non mi sono mai abbattuto, l’ho presa bene: erano quasi più preoccupati gli altri di me. Io mi sono sempre sentito bene e in realtà mi infastidiva l’apprensione degli altri, in palestra invece ho sempre respirato un’altra aria fatta di amicizia, affiatamento, risate. Si crea un legame importante tra i praticanti e questo è fondamentale”.

I tumori di Walter e Giambattista sono in remissione, forse il karate li ha aiutati?

“Ci ha aiutato avere una forte passione – sono concordi in questo – la passione ti aiuta a mantenere la “barra dritta”: hai la consapevolezza di quello che hai e che devi affrontare è come trovare un avversario se lo affronto con paura perdo, io vado sul tatami al meglio delle mie possibilità, allora sarà facile che sia lui a perdere. Questa è una battaglia che affrontiamo insieme ai dottori, non sei mai solo, ci siamo sentiti molto accolti e supportati dalle nostre equipe mediche”.

Una cosa è certa: dentro e fuori dal tatami Walter e Giambattista sono abituati a combattere.