Arriva l’inverno, si accendono i camini e purtroppo con essi si accendono spesso anche le canne fumarie. È cronaca tristemente prevedibile: ogni anno, gli interventi dei Vigili del fuoco per spegnere incendi sui tetti sono decine, e spesso le conseguenze sono gravissime. Eppure, quello del 2025 potrebbe essere un inverno ancora più complicato per i pompieri bresciani, alle prese con una paradossale mancanza di autoscale: uno strumento essenziale, non solo per l’efficienza degli interventi ma anche per la stessa sicurezza dei vigili del fuoco.
La denuncia dei sindacati: non ci sono abbastanza autoscale
A denunciarlo è un’accorata lettera dei sindacati dei pompieri, che ricostruisce punto su punto cosa sta accadendo. A firmare la missiva sono stati Dario Lentini dalla sezione di Brescia dell’Associazione nazionale vigili del fuoco volontari, Fabrizio Giardina della CGIL, Michele Prandi della CISL, Marco Grimaldi della UIL e Matteo Angeletti della USB.
Tutto comincia ieri, 26 settembre, quando il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Brescia ha visto il trasferimento dell’autoscala della sede centrale in un’altra sede provinciale. Una prassi non nuova, già capitata lo scorso giugno con un altro mezzo.
“Nonostante le accese rimostranze del personale del Comando di via Scuole 6 e delle scriventi Organizzazioni, preoccupati per la sicurezza dei cittadini e degli operatori VF, l’autoscala è stata trasferita d’imperio al Comando di Cremona. Come non bastasse, non avendo personale abilitato alla conduzione e movimentazione del mezzo specifico, è stato disposto l’invio di personale autista dal Comando di Brescia, nonostante la nostra provincia lamenti da tempo carenza di personale” scrivono.
Solo tre mezzi a Verolanuova, Chiari e Palazzolo, per tutta la Provincia
“A seguito di tale trasferimento – proseguono i sindacati – si è reso necessario attingere all’autoscala del Distaccamento Volontario di Verolanuova per coprire la sede Centrale. Oltre a questa, Il territorio provinciale può contare al momento solo sull’autoscala del Distaccamento Volontario di Palazzolo e la piattaforma aerea del Distaccamento Volontario di Chiari. Questo trasferimento aggrava ulteriormente la dotazione organica di questa tipologia di automezzi che, per precedenti spostamenti ad altro Comando e fermo manutenzione, risulta oggi ridotta a solo 3 macchine rispetto alla dotazione di 7 su cui poteva contare il nostro territorio“.
“Situazione critica e inaccettabile”
Per i Vigili del fuoco si tratta di “una situazione critica ed inaccettabile per un territorio tanto vasto e complesso quanto quello della provincia di Brescia, che con i suoi 4.784,36 km² è la provincia più estesa della Lombardia. Il suo territorio comprende aree industriali a rilevanza nazionale ed europea. Teniamo a sottolineare che l’autoscala non è solo uno strumento operativo, ma un mezzo di sicurezza per il personale dei Vigili del Fuoco, siano essi volontari o permanenti”.
Indispensabile per tutelare la sicurezza dei soccorritori
“In molti scenari d’ intervento, la presenza dell’autoscala consente di tutelare l’incolumità dei soccorritori. In sua assenza, il personale è costretto a esporsi a rischi maggiori, con un’attesa che può risultare fatale quando l’autoscala deve arrivare da decine di chilometri di distanza, in interventi che sono spesso tempo dipendenti. Tale riduzione operativa trova origine in una direttiva ministeriale del 2015, secondo la quale sarebbe sufficiente una sola autoscala per garantire il soccorso tecnico urgente in provincia di Brescia. Una visione obsoleta e fortemente riduttiva, che non tiene conto delle reali esigenze operative e geografiche del territorio. È evidente la sproporzione rispetto ad altre province, che possono contare su un numero più alto di autoscale operative. Come Organizzazioni Sindacali del Comando Provinciale di Brescia in rappresentanza del personale permanente e come Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari – Sezione di Brescia in rappresentanza del personale volontario, esprimiamo forte disappunto per questa scelta organizzativa che mette a rischio la tempestività ed efficacia dei soccorsi, sfrutta impropriamente le risorse dei distaccamenti volontari e riduce la capacità di intervento in aree ad alta densità turistica e industriale.
Una questione di costi
Il nodo è anche economico: all’indice è in particolare la prassi di utilizzare mezzi acquistati con la finalità di potenziare il soccorso territoriale volontario, per coprire “le carenze operative del Comando Provinciale”. Da qui l’appello per l’apertura di un tavolo con “il Prefetto di Brescia, il Direttore Regionale per la Lombardia e i Vertici del Comando Provinciale di Brescia per affrontare le criticità che affliggono il soccorso tecnico urgente nella nostra provincia. La sicurezza della cittadinanza non può essere sacrificata in nome della burocrazia o di scelte organizzative che non tengono conto della realtà operativa dei territori”.