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I bresciani a Natale non rinunciano alle bontà locali, nonostante i numerosi rincari

Si stima che le famiglie bresciane spenderanno per l'enogastronomia di qualità locale nel mese di dicembre 305mila euro.

I bresciani a Natale non rinunciano alle bontà locali, nonostante i numerosi rincari
Attualità Brescia, 09 Dicembre 2021 ore 11:49

Per il cibo e i prodotti alimentari di qualità non si bada a spese. O meglio si bada a spese, soprattutto quest’anno, ma quando si sceglie lo si fa con un occhio di riguardo verso i prodotti locali, tipici e artigianali. Specie per quelli natalizi. Sulle tavole, e non solo, dei bresciani, nonostante i rincari di gas, luce e carburanti, resta elevata la spesa stimata delle famiglie in prodotti locali di qualità e tipici del Natale, con segnali di ripresa nell’ultimo trimestre, come emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato dedicata al valore artigiano per i consumi di Natale.

Oltre 300milioni di euro per le festività

Si stima che per l’enogastronomia di qualità locale le famiglie bresciane a dicembre spenderanno 305 milioni di euro. Erano 325 lo scorso anno. Una spesa che arriva a 468 milioni se si calcolano anche 163 milioni di prodotti e servizi artigiani. I consumi – secondo il Rapporto di Confartigianato – si consolidano nel terzo trimestre 2021 con la spesa delle famiglie che sale del 4,9% rispetto al trimestre precedente, consolidando la crescita congiunturale del 5,2% del secondo trimestre. Nei primi nove mesi del 2021 il valore delle vendite al dettaglio ha recuperato i livelli dello stesso periodo del 2019, precedente lo scoppio della pandemia. Nel lavoro dell’Ufficio Studi di Confartigianato vengono presi a riferimento la spesa relativa ai regali di Natali: a partire dai prodotti alimentari e le bevande, ai prodotti maggiormente scelti come regalo e realizzati dalle nostre imprese artigiane. Perché si sa, le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa dei consumatori: considerando il triennio 2018-2020, nel mese di dicembre si registra un valore delle vendite al dettaglio superiore del 25% rispetto alla media annuale. Pasticceria, salumi, bevande e dolci della ricorrenza in primis.

«Rischio rincari, ma cresce la voglia di prodotti artigianali bresciani grazie ad una maggior consapevolezza nelle scelte degli acquisti: più prodotti artigianali e più qualità. L’enogastronomia, in particolare, si è affermata sia sulle tavole dei bresciani, sia conquistando una sempre più grande fetta di mercato italiano ed estero. Paga la qualità e l’artigianalità, sinonimo di ricercatezza e non solo di tradizione» così il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti commenta i dati diffusi oggi sul consumo di prodotti artigianali nel periodo natalizio.

L'artigianato nei settori dell’offerta tipica del Natale

Sono 304mila le imprese artigiane italiane che operano nei 47 settori in cui si realizzano prodotti e servizi che possono essere regalati in occasione del Natale, 50.276 in Lombardia e 7.335 le imprese coinvolte nella sola provincia di Brescia (il 26,6% sul totale dell’artigianato) e occupano 24.556 addetti nei settori di offerta di prodotti e servizi tipici del Natale: oltre all' enogastronomia, l’artigianato artistico, cosmetica e benessere, moda, arredo e tanto altro. Di queste, sono 1.419 le imprese artigiane bresciane nei soli settori alimentare, bevande e ristorazione, coinvolte maggiormente nei consumi natalizi. Dietro a ristorazione e cibi d’asporto (783), il mondo per eccellenza del Natale: la produzione da forno, pasticcerie, panifici e gelaterie con 641 imprese, seguite da 39 produttori di pasta, 22 di conserve, conservazione e lavorazione carne, 21 dell’artigianato lattiero-caseario, 17 per birrai, vini e distillerie, 14 imprese nella lavorazione di tè, caffé, cacao e spezie.

 

Lombardia e Brescia

L’incrocio dei dati sulla spesa media mensile di una famiglia con l’indice mensile del valore delle vendite del commercio al dettaglio, permette di stimare a dicembre una spesa delle famiglie lombarde in 2.529 milioni di euro, cifra che nella nostra provincia si attesta a 305 milioni di euro in prodotti artigianali, rintracciabili tra prodotti da forno, prodotti a base di cereali, salumi, prodotti lattiero-caseari, olio di oliva, dolci e gelati, condimenti, bevande e bevande alcoliche, intercettabile dal sistema di offerta delle imprese artigiane, seconda provincia lombarda dietro a Milano (883 milioni).

Piccole imprese, artigianato e valore sociale

Scegliere prodotti e servizi realizzati da imprese artigiane e micro piccole imprese locali vuol dire sostenere non solo l’impresa, l’imprenditore, i suoi dipendenti, e quindi le loro famiglie, ma anche contribuire alla trasmissione della cultura cristallizzata nel sapere artigiano nonché al benessere della comunità. Anche per questo, Confartigianato lancia quest’anno un “decalogo” con dieci buoni motivi per comprare artigiano: artigianalità basata sul valore del lavoro, ascolto del cliente e personalizzazione del prodotto, alta qualità delle materie prime e dei prodotti realizzati, cultura secolare della manifattura artistica e della rielaborazione dei materiali, prodotti ad alta creatività, innovazione e originalità, prodotti ben fatti, con lavorazioni a regola d’arte, consulenza e supporto diretto per installazioni e riparazioni, artigianato focalizzato sulla domanda di prossimità, con una conoscenza del mercato del locale, remunerazione del lavoro sul territorio e gettito fiscale in Italia necessario per garantire il sistema di welfare.

Le eccellenze del food “made in Lombardia”

Le vendite di prodotti alimentari beneficiano di un’offerta enogastronomica di assoluta eccellenza. La nostra regione vanta 34 prodotti agroalimentari di qualità - 14 I.G.P. e 20 D.O.P. - che rappresentano il 4,8% dei 299 censiti a livello nazionale e che posizionano la nostra regione 3^ in classifica dopo Emilia Romagna con 43 prodotti agroalimentari di qualità e Veneto con 36 prodotti agroalimentari di qualità. Si tratta di 14 Formaggi (41,2% del totale D.O.P. e I.G.P.), 10 Prodotti a base di carne (29,4%), 4 Ortofrutticoli e cereali (11,8%), 2 Oli e grassi (5,9%), 2 Pesci, molluschi, crostacei freschi (5,9%), un Prodotto di origine animale (2,9%) e una Pasta alimentare (2,9%). In Lombardia sono 249 prodotti agroalimentari tradizionali, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, che rappresentano il 4,8% dei 5.155 prodotti italiani agro-alimentare tradizionali.

«Tra prodotti D.O.P. e I.G.P. in Lombardia la nostra provincia è in testa con 14 prodotti a testimonianza di come l’orientamento alla qualità e allo sviluppo delle tradizioni del territorio sia particolarmente elevato - ha spiegato il presidente Eugenio Massetti -  ll settore alimentare rappresenta un asset fondamentale non solo per la nostra economia ma anche per valorizzare tradizioni e culture locali. Questi dati sono la conferma che i bresciani continuino a scegliere di portare in tavola le produzioni agroalimentari tipiche di qualità. Una soddisfazione ed un impegno a proseguire a sostegno di questa importante filiera, sia sul mercato interno, sia verso l’esportazione negli altri paesi»

Rischio del "caro panettone"

L’impennata dei costi di energia e materie prime ha avuto un primo impatto sui costi di produzione dei dolci natalizi. Lo testimonia il presidente dei panificatori di Confartigianato Brescia e Lombardia Ruggero Guagni, titolare dell’omonima forneria e pasticceria di Roccafranca:

«Un anno condizionato dall’aumento dei costi delle materie arrivato anche a doppia cifra per farina e burro, su del 10%, semola con rincari del 40%, canditi, nocciole e uvetta persino di difficile reperimento e, sempre più care le forme per la cottura dei panettoni e le scatole per il loro confezionamento, con altrettanti problemi di approvvigionamento per chi non li ha ordinati per tempo. Per ora possiamo garantire i prezzi invariati perché abbiamo utilizzato le scorte di magazzino, ma a breve, con i nuovi rifornimenti, sarà difficile non rialzarli, visti gli aumenti che stiamo subendo, nonostante come categoria siamo contenti delle ordinazioni in corso, persino crescenti rispetto allo scorso anno».

 

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