E’ diventata un caso anche nel Bresciano la fase di sperimentazione di quella che sarà la nuova riforma della disabilità varata dal ministro Alessandra Locatelli. A sollevare le criticità è stato Fabiano Navoni, segretario politico di Forza Italia di Chiari.
Brescia, provincia pilota
Brescia infatti è uno dei territori pilota scelto a livello nazionale per la sperimentazione del percorso di riforma. Tuttavia, anche in provincia di Brescia, dove la sperimentazione è in corso, stanno emergendo criticità in particolare nel sistema di valutazione medico-legale. Ma andiamo con ordine.
La novità, che dopo la fase transitoria verrà implementata sul tutto il territorio nazionale dal 2027, punta a semplificare radicalmente l’accertamento dell’invalidità civile, introducendo contestualmente la valutazione multidimensionale: un piano personalizzato basato sulle reali necessità e aspirazioni della persona con disabilità.
Non solo. La riforma, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe segnare una svolta nel riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, semplificando le procedure e garantendo risposte più rapide e appropriate ai bisogni dei cittadini.
Le criticità della riforma
La realtà sta raccontando una storia diversa. «Il nodo critico riguarda i tempi di attesa per la valutazione da parte delle commissioni medico-legali, che si stanno rivelando incompatibili con l’urgenza clinica di molti richiedenti – è intervenuto l’esponente azzurro – A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i pazienti oncologici e coloro che presentano domanda ai sensi della Legge 104 del 1992. Parliamo spesso di persone fragili, in condizioni cliniche serie, per le quali ogni settimana di ritardo può tradursi in un mancato accesso a tutele fondamentali».
Sempre secondo l’analisi di Navoni, a complicare ulteriormente il quadro, ci sarebbe «la carenza di personale medico-legale: una criticità strutturale che ha reso necessario pure il coinvolgimento dei medici dell’Ats di Brescia per tamponare i vuoti di organico».
E se da un lato il Governo procede spedito verso l’attuazione, dall’altro si sono sollevate diverse voci critiche provenienti anche dal mondo dell’associazionismo che si occupa delle fragilità. In una nota congiunta, alcune sigle più rappresentative del territorio lombardo che si occupano di diritti delle persone con disabilità come Ledha e la Fand, hanno manifestato una profonda apprensione per l’imminente estensione della sperimentazione del nuovo sistema di accertamento dell’invalidità.
«I problemi emersi nella sperimentazione bresciana – hanno spiegato le organizzazioni firmatarie della nota congiunta – riguardano la riforma della certificazione che dovrebbe portare alla nuova valutazione di base della disabilità: su questo fronte, infatti, si registrano preoccupanti ritardi e diversi problemi, dovuti sostanzialmente alla mancanza di medici, commissioni insufficienti e carenza di locali da destinare alle sedi di commissione decentrate sui territori provinciali da parte dell’Inps, per fare fronte al numero di richieste».
«Una soluzione emergenziale che, pur lodevole nella sua capacità di risposta immediata, non può rappresentare una risposta definitiva a un problema che richiede interventi organizzativi profondi e risorse adeguate», ha chiosato ancora Navoni.
Il caso in Parlamento con FI
Sulla questione, ha fatto sapere il forzista clarense, si sta interessando anche il deputato Maurizio Casasco, responsabile del Dipartimento Economia di Forza Italia, che sta lavorando alla presentazione di una interrogazione parlamentare per portare queste criticità al centro del dibattito istituzionale. «Un segnale importante, che conferma come, quanto sta accadendo a Brescia, non può essere liquidato come un problema locale, ma vada letto come un campanello d’allarme per l’intera fase sperimentale», è il pensiero di Navoni.
La strada verso una disabilità davvero riformata passa necessariamente per una dotazione organica sufficiente e commissioni in grado di operare con tempestività e per procedure che non trasformino il riconoscimento di un diritto in un percorso ad ostacoli. «La riforma deve aiutare le persone, non creare nuove barriere» è il messaggio delle sigle che si battono per i diritti delle persone con disabilità.