La storia

De Giovanni, il poeta vissuto a Montichiari stimato da Neruda, Betocchi e Calvino

Dalla Sanremo del dopoguerra al mestiere di stagnino, dall’incontro con la poesia alle amicizie, e Montichiari dove morì nel 2001

De Giovanni, il poeta vissuto a Montichiari stimato da Neruda, Betocchi e Calvino

C’è stato un tempo, seppur breve, in cui a Montichiari è vissuto un poeta, di quelli imbevuti di Novecento anche se lontano per temperamento dalle luci dei riflettori e dai circoli che contano, scoperto e apprezzato da nomi quali Pablo Neruda e gli italiani Carlo Betocchi e Italo Calvino (il quale lo definì il «poeta stagnino»), non tre intellettuali a caso.

Luciano De Giovanni

Eppure, nel 25° della morte occorsa nel 2001, la notizia è passata sotto silenzio, nessuna celebrazione, nessun ricordo. Non è però dimenticato da quanti sotto i sei colli ebbero in dono le sue poesie, scritte su piccoli fogli di carta, consegnati come un prezioso regalo da custodire. Luciano De Giovanni era nato nel 1922 a Sanremo da padre piemontese (Giuseppe De Giovanni) e da madre francese (Joséphine Seneca, italianizzata Giuseppina): una volta terminate le scuole elementari venne iscritto, per volontà paterna, alle Scuole di Avviamento Professionale a Sanremo.

L’amore per la poesia

“Il ricordo legato a tali esperienze scolastiche – si legge nella sua biografia – è del tutto negativo, appena lenito dalle letture condivise con il compagno di banco Richetto”. La gioventù di De Giovanni viene fortemente condizionata dal fascismo. Poco prima della guerra sposa Vincenzina Gatti; dal matrimonio nacquero due figli: Annamaria e Giorgio. Nel 1947 abbandona il lavoro da impiegato alle poste e torna alla vecchia professione di stagnino. L’incontro con la poesia è già avvenuto; ma, fino ai ventisei anni, De Giovanni non conserva i versi che scrive, perché compassati e troppo orientati verso il solco tradizionale. Nel 1948 avviene lo scarto: è l’anno da cui il poeta inizia a conservare le poesie. Uno dei primi lettori ed estimatori della sua poesia è Giovanni Ermiglia, professore di Filosofia appartenente a una delle famiglie artistocratiche di Sanremo. Grazie a lui, De Giovanni pubblica le prime poesie sulla rivista «Il Ponte». Negli stessi anni frequenta, inoltre, la Piccola Libreria di Maria Pia Pazielli, nella quale presta servizio dal 1969 al 1990. È lì che conosce e stringe amicizia con Carlo Betocchi, il quale presenta la poesia di De Giovanni su «Letteratura» nel 1956. Solo un anno dopo esce il suo primo libro di poesie, Viaggio che non finisce (Rebellato, Padova)». Nel 1956, persuaso da Betocchi, De Giovanni manda alcuni suoi versi a un altro poeta, Angelo Barile, con il quale rimane intrattiene una corrispondenza epistolare durata dieci anni. Dall’esordio con Rebellato passano molti anni di scrittura inedita prima della pubblicazione di altri libri: Il bosco (disegni di Mariella Rolfo, Managò, Bordighera 1991), Cautamente presente (disegni di Sergio Bianchieri, Managò, Bordighera, 1987) e il libro della consacrazione, Tentativo di cantare una nuvola. Poesie scelte 1948-1990 (con uno scritto di Carlo Betocchi, postfazione di Stefano Verdino, disegni di Enzo Maiolino, All’insegna del Pesce d’Oro, Milano, 1993). A Montichiari viene ad abitare nel 1995, al seguito della figlia Annamaria, maestra di lungo corso nelle scuole primarie della città e sempre qui morirà nel 2001 all’età di 79 anni. Oggi, grazie al lavoro profuso dalla Fondazione Novaro di Genova, è stato riunito l’intero corpus delle sue opere con un fondo archivistico e bibliografico donato dalla famiglia. È anche presente un fitto carteggio con le personalità intellettuali con cui ha intrattenuto rapporti: tra i nomi che spiccano nelle 77 corrispondenze Giovanni Ermiglia, Carlo Betocchi, Angelo Barile, Vittorio Sereni, Gina Lagorio, Vanni Scheiwiller) senza dimenticare i fascicoli di materiali letterari e la rassegna stampa, materiale fondamentale per tracciare un affresco ampio sulla letteratura del secolo scorso.