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La richiesta

Coldiretti d'accordo sul rinvio dell'entrata in vigore della nuova Pac, le parole di Giacomelli

"Ci auguriamo che le istituzioni europee sappiano cogliere questo momento per aprire una nuova riflessione sul futuro delle politiche per i sistemi agroalimentari alla luce di un quadro geopolitico.".

Coldiretti d'accordo sul rinvio dell'entrata in vigore della nuova Pac, le parole di Giacomelli
Attualità Brescia, 12 Maggio 2022 ore 16:19

La Coldiretti sostiene la proposta dei Paesi europei del gruppo Visegrad, allargato in questo caso ad altri cinque Paesi, di rinviare al primo gennaio 2024 l’entrata in vigore della nuova Politica agricola comune (Pac).

La comunicazione

É quanto afferma Ettore Prandini, il presidente della Coldiretti, la principale organizzazione agricola italiana con 1,6 milioni di associati, nella lettera inviata alle associazioni degli agricoltori di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lituania e Romania. Rispetto al periodo in cui è stata messa a punto la riforma, lo scenario di riferimento è cambiato radicalmente sia a livello nazionale che internazionale.

Le parole di Valter Giacomelli

“Ci auguriamo – precisa Valter Giacomelli presidente di Coldiretti Brescia - che le istituzioni europee sappiano cogliere questo momento per aprire una nuova riflessione sul futuro delle politiche per i sistemi agroalimentari alla luce di un quadro geopolitico che, a prescindere dalla durata e dall’esito della guerra in corso, sarà profondamente mutato rispetto ad oggi. Il settore agricolo infatti è tra quelli più sensibili al conflitto tra Russia e Ucraina e la sua attuale importanza per la sicurezza complessiva dei cittadini europei, richiede uno sforzo adeguato a prescindere dall’inerzia della macchina burocratica.”.

 

“Per questo – conclude il presidente nazionale Prandini ai colleghi dell’Est – siamo disponibili a portare avanti la proposta di rinvio della Pac e a collaborare con voi per incoraggiare anche altre organizzazioni di agricoltori europei e non solo per sostenere la richiesta proveniente da agricoltori, imprenditori e lavoratori agricoli di circa un terzo dei paesi dell’UE, che per storia e geografia sono più colpiti da questa guerra”.

 

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