Il ricordo

Addio a Carla Montanari, la più longeva malata di SMA d’Italia

"Con lei non si poteva fingere perché lei non non fingeva, aveva capito che la sincerità è un caratteristica fondamentale della libertà"

Addio a Carla Montanari, la più longeva malata di SMA d’Italia

«La nostra Queen ci ha insegnato ad essere liberi»: una grande verità è stata scritta sull’annuncio mortuario per Carla Montanari, la malata di SMA più longeva d’Italia, che si è spenta il giorno di Natale a Montichiari. Liberi e sinceri, onesti. Con Carla non si poteva fingere perché lei non non fingeva, aveva capito che la sincerità è un caratteristica fondamentale della libertà e se per sbaglio qualcuno fingeva pietismo nei suoi confronti veniva fulminato dalle sue battute e dai suoi occhi, limpidissimi e azzurri.

Addio a Carla Montanari, la più longeva malata di SMA d’Italia

Carla, Cavaliere della Repubblica, è stata la malata di SMA più longeva d’Italia: 72 anni di vita intensissima, anni in cui è sempre arrivata dove voleva e non a caso a voluto che la sua auto biografia scritta con Manuela Zanotti si intitolasse «Arrivo dove voglio».
Durante le presentazioni del libro a Carla più volte è stata fatta la domanda sulle sue paure più intime e lei non ha mai mentito al riguardo: la morte era un pensiero che quantomeno la infastidiva eppure, nonostante le sue condizioni, è sempre stata una testimonial entusiasta della bellezza della vita. Ogni piccola vittoria per lei era ragione di grande felicità, viaggiare accanto al conducente, per esempio, sulla strada verso il mare accendeva il suo sorriso senza fine.

Un faro di relazioni tra caffè, pittura e solidarietà

Non è facile, avendola conosciuta, parlare di Carla, della Divina Carlà, al passato. Il suo senso della vita era così potente che per davvero sembra di percepirne ancora l’essenza. Anche l’amica Vincenza, sul sagrato del Duomo di Montichiari nella fredda mattinata di sabato 27 dicembre, aspettando il suo feretro, ha semplicemente ricordato che «la nostra Queen è sempre con noi, sempre in mezzo a noi».
Carla era un faro, attirava nel porto di casa sua personalità diverse, per costruire relazioni, per realizzare progetti o più semplicemente per una partita a carte o per un caffè. E mentre «teneva banco» raccontando delle sue passioni per la pittura e per il canto, raccontando dell’amore per i suoi quadrupedi, trovava sempre il modo di stimolare riflessioni importanti sul senso della vita e sull’importanza della condivisione delle esperienze, di quanto la rete delle relazioni umane virtuose sia uno degli aspetti più importanti della vita. Conoscere per costruire: costruire un’associazione come SapSo per esempio che lei ha contribuito a fondare; conoscere per affermare il diritto del più fragile di avere maggiore considerazione e sostegno civile; nessun pietismo per il disabile, lo diceva spesso Carla, ma diritti sacrosanti per favorirne indipendenza e pari possibilità. Carla non amava le parole in ambito di problematiche legate alla disabilità, ha sempre preferito i fatti, essendo lei stessa protagonista attiva, volontaria scrupolosa, addirittura catechista. La sedia a rotelle non è mai stata un limite per lei, è sempre arrivata dove voleva. Certo, con un marito come Nicola al suo fianco e decine di amici che l’adoravano è stato più facile, ma Carla meritava tutto l’amore che ha avuto perché lei per prima ne ha donato tanto. Amore che brillerà per sempre come una stella luminosissima, da cercare guardando il cielo, un aiuto per tutti quelli che magari dubitano della bellezza della vita, Carla ha testimoniato proprio la bellezza della vita.