Oltre cinquanta tra imprenditori e professionisti si sono ritrovati nell’Aula Magna del Politecnico di Milano a Lecco per Green Steel Vision, una giornata di confronto sul futuro sostenibile della siderurgia e del manifatturiero. L’iniziativa, promossa da Eduardo Valecchi, CEO di Steel Italian Consultants, ha riunito istituzioni, mondo accademico e imprese attorno a un tema sempre più urgente: come guidare la transizione ecologica del settore senza compromettere competitività e occupazione.
Il territorio come punto di partenza
Ad aprire i lavori è stato il professor Marco Tarabini, prorettore del Polo di Lecco, che ha posto l’accento sul ruolo delle persone più che degli impianti:
«Come dipartimento di meccanico sforniamo qualche centinaio di ingegneri l’anno ed entrano nelle aziende con qualità. Non bastano gli impianti, ma sono le risorse umane a fare la differenza. Il capitale umano è quello che conta».

Il sottosegretario di Regione Lombardia Mauro Piazza ha ricordato il peso industriale del territorio:
«Siamo la regione più manifatturiera d’Italia e una delle zone a livello europeo più manifatturiere», aggiungendo che la sostenibilità va perseguita «senza creare disparità per la qualità delle nostre imprese».
Sulla stessa linea l’eurodeputato Pietro Fiocchi, che ha indicato tre priorità: energia a prezzi sostenibili, sostegno all’innovazione e tutela dalla concorrenza sleale, sottolineando che la transizione «deve coinvolgere tutto il settore, ma senza penalizzare chi è davanti».

Tecnologie, energia e acciaio davvero green
La sessione tecnica ha affrontato le questioni più concrete. Il professor Carlo Mapelli del Politecnico ha guidato un’analisi dei cicli siderurgici e delle tecnologie a maggiore impatto ambientale, sollevando interrogativi ancora aperti:
«Si sta producendo dell’acciaio green? Esistono delle cifre limite per capire quando un acciaio è green e la tassazione relativa?».
Sul fronte energetico ha ricordato che «noi non stiamo usando tutta l’energia rinnovabile che stiamo producendo, ma dovremmo pensare a conservarla». Giuseppe Sinisi di Oxygen 02 Legacy ha inquadrato l’ESG non come onere ma come «strumento industriale e finanziario», mentre Sara Pelucchi di KC&A ha mostrato come un approccio strutturato alla sostenibilità produca effetti misurabili sul fatturato.

Hanno completato il quadro gli interventi su transizione energetica, recupero fondi per l’innovazione, logistica e digitalizzazione, con Matteo Falsetti di Easynet Group che ha sintetizzato la direzione:
«Il nuovo acciaio è resiliente: AI ed efficientamento nel manifatturiero».
Comunità, sport e responsabilità condivisa
A chiudere la giornata un intervento inatteso ma significativo: Dario Righetti, presidente della Picco Lecco, ha raccontato i 55 anni di una società sportiva radicata nel territorio, portando come esempio concreto di governance e capitale umano un modello fatto di 250 atlete, 22 tecnici e 30 membri di staff.
«Alla base della Picco c’è l’integrazione con il territorio, la valorizzazione del capitale umano e regole comportamentali: famiglia–scuola–pallavolo», ha detto Righetti, richiamando valori che risuonano ben oltre lo sport.
La giornata si è chiusa con la conferma, condivisa da tutti i relatori, che la transizione green è un percorso che non può essere affrontato in solitudine: richiede collaborazione tra settori, istituzioni e generazioni.