“Mi farebbe comodo un po’ della tua neurodivergenza, oggi”. Così un compagno di classe lo ha incalzato poco prima dell’esame di maturità al Liceo Stradivari di Cremona.
Loris
Loris Rizzo, studente neurodivergente di 19 anni di Verolanuova, ha affrontato, come migliaia di studenti italiani, lo spartiacque della maturità, capace di “far tremare le vene i polsi”, come scriveva il sommo poeta, a tutti. Ma non a Loris, perché lui ha dei «superpoteri»: consapevolezza, razionalità e una calma olimpica. E’ questa la chiave di lettura della sua storia: non focalizzarsi su quello che non sa fare, ma concentrarsi su quelle che sono le sue abilità, cioè una grande propensione per i numeri, un indiscusso talento per il pianoforte e il canto lirico (ha il famoso e da tanti sospirato “orecchio assoluto”), e una calma serafica che davvero è stata invidiata da molti compagni. Il 19enne il giorno dell’esame è entrato per primo: ha cantato, suonato, esposto il suo “capolavoro”, cioè una rappresentazione del suo percorso di studi, che lui ha intitolato “Io e la musica”.
“La musica fa parte di me da sempre, fin da piccolo è stata come una chiave magica: quando parlare e comunicare era difficile, le note mi hanno aiutato ad aprire tante porte. Senza la musica non sarei la persona che sono oggi”,
è l’incipit del suo lavoro e da qui si capisce già tutto.
Un percorso in salita
“Fin dai primi anni della sua vita la musica non è stata solo una passione, ma un vero trampolino di lancio: la chiave che fin da piccolo ci ha permesso di aprire molte porte chiuse – hanno raccontato mamma Germana e papà Marco, che oggi sono più orgogliosi che mai – Seguendo le sue potenzialità, abbiamo chiesto da subito alla scuola una collaborazione reale, creando le condizioni necessarie per permettere a Loris di apprendere e di far emergere i suoi talenti. È stato un percorso, come si dice in gergo musicale, in “crescendo”. Abbiamo incontrato docenti sensibili che hanno saputo valorizzare la sua unicità, mettendo da parte l’etichetta della diagnosi. Al tempo stesso, purtroppo, abbiamo anche trovato dei limiti culturali rispetto alla vera inclusione: qualcuno ci ha scoraggiato dal tentare il cammino verso il diploma, spingendo per il percorso differenziato. Ricordiamo che, a livello nazionale, meno dell’1% degli alunni con disabilità raggiunge il diploma nei licei. Il percorso differenziato prevede che lo studente viva poco la relazione con i compagni, seguendo un programma diverso dagli altri e venendo spesso “sistemato” in un luogo più tranquillo, al di fuori dell’aula. Tutto ciò comporta nel tempo dei limiti, soprattutto relazionali e nell’apprendimento. Vengono a mancare gli stimoli necessari per una crescita adeguata”.
La svolta
In questo cammino lungo e a tratti tortuoso, ci sono state delle figure chiave, e una di queste è stata la pedagogista Daniela Gennari che, con grande passione, competenza, impegno e determinazione, ha affiancato Loris e la sua famiglia: ha creduto in lui e nelle sue capacità e, dati i risultati, ha avuto ragione da vendere. Poi un incontro che ha cambiato tutto.
“La svolta è arrivata quando Loris ha iniziato il Pcto al terzo anno di Liceo – ha continuato Germana – Di fronte alla proposta della scuola di svolgere un tirocinio nell’archivio, abbiamo capito che dovevamo cercare altrove: per lui volevamo un’esperienza davvero inclusiva, un contesto libero e stimolante che fosse una vera “scuola di vita”, un approccio al mondo del lavoro nel campo musicale. Abbiamo così conosciuto L’associazione “Si può fare Aps” e il suo presidente, Davide Zubani, docente, formatore e musicista, che non si è fermato a guardare il limite nella neurodiversità di Loris, ma ha scelto di vedere in primis il suo potenziale. Attraverso un lavoro rigoroso, artistico e umano, ha permesso a nostro figlio di esprimere chi è e cosa sa fare veramente. Davide gli ha affiancato un maestro di pianoforte, il vicepresidente del sodalizio Claudio Severgnini. L’intesa è stata da subito forte e c’è stato un meraviglioso scambio fra talenti diversi. Da quel momento, Loris è cresciuto in modo esponenziale: anche a scuola è passato da una presenza timida a un’espressività potente, ha migliorato il suo modo di affrontare le sue insicurezze e la vita”.
“A volte mi sentivo trasparente, suonavo ma solo per me stesso – ha raccontato il 19enne – Grazie ai concerti con la “Si può fare band” mi sento una persona diversa, più aperta, consapevole e libera di essere me stesso”.
Gli ha fatto eco il maestro Severgnini:
“Ricordo bene il nostro primo incontro: io un po’ incerto su quale approccio avrei dovuto avere, lui spaesato perché si trovava in questa stanza con questa persona sconosciuta – ha raccontato – Alla fine la cosa è stata molto semplice: non c’era bisogno di ragionare come un’insegnante, ma come musicisti. Lasciando spazio all’innata musicalità di Loris si è instaurato un rapporto molto alla pari, non ero più il docente, ma semplicemente un musicista che portava la propria esperienza, di anni e anni di studi, a un ragazzo più giovane, dotato, molto dotato, e insieme abbiamo vissuto questa bellissima esperienza. Non esiste il ragazzo disabile né l’insegnante: il nostro è un rapporto di amicizia tra musicisti che si scambiano, perché ricordiamo che anch’io ho imparato tanto da Loris, le proprie esperienze. Questa è la cosa che mi colpisce sempre. Questo è il rapporto che bisogna avere come docenti verso la “disabilità”. Quindi non mettersi nella posizione dell’insegnante, ma condividere proprio con loro ogni momento”.
Anche il presidente Zubani ha voluto ricordare il percorso del giovane:
“Loris è migliorato moltissimo vivendo una vera e propria trasformazione: il primo risultato concreto lo abbiamo ottenuto portandolo sul palco del G7 di Assisi, una sfida enorme che ha coinvolto le competenze di tutti, in primis quelle di Loris”.
I genitori del giovane hanno visto questo cammino non come un atto di ottimismo cieco, ma di giustizia per aiutarlo a costruire, nonostante tutto, un futuro sereno, solido e pienamente appagato.
“Questo percorso Loris lo ha riportato nell’elaborato preparato per l’esame orale – hanno continuato – Per far capire come si sente quando suona sul palco ha collegato il filosofo Nietzsche con il concetto di Energia Vitale, Wagner e la musica come opera d’arte totale e Gabriele D’Annunzio con il concetto di artista come Superuomo. Infine per il collegamento con Armonia ha preparato l’analisi dell’unico brano del repertorio della band in tonalità minore, Another brick in the wall dei Pink Floyd. Questa canzone ci ricorda la lotta per non scontrarci contro i muri che la società, nel suo desiderio di volerci tutti uguali, perfetti e performanti, ancora oggi innalza di fronte alla diversità. Ma dove il sistema vede un limite, Loris con la “Si può fare band” ha mostrato la soluzione: se incontri i contesti giusti, la tua unicità non è un ostacolo, ma la spinta necessaria per sprigionare energia vitale e libertà, è stata una fortuna trovare questa associazione a due passi da casa. Speriamo che la nostra storia possa trasmettere un messaggio importante: quello che vorremmo dire a tutti i genitori è di guardare sempre, tenacemente, alle potenzialità dei propri figli, anche quando il percorso si fa in salita o le porte sembrano chiuse. Investite nel loro futuro, nella loro serenità e, soprattutto, non accontentatevi mai. Credete in loro e in voi, cercate i contesti e le persone giuste che possano percorrere con voi questo traguardo di crescita. Scoprirete qualcosa di straordinario: non saranno solo loro a crescere, ma sarete anche voi, come genitori, a trasformarvi. Questo viaggio vi costringe a guardare la vita con occhi nuovi, a diventare più forti, più consapevoli, e a scoprire che la felicità non sta nel traguardo della perfezione, ma nella capacità di far sbocciare, insieme, la bellezza e l’unicità”
Pronto per il futuro
Il percorso scolastico di Loris è finito, ma quello professionale sta per iniziare.
“Vorrei lavorare come musicista nella “Si può fare band””,
ha detto sorridente e sicuro, e lo potrà fare grazie alla legge sul progetto di vita voluta dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli nel quale si sottolinea che per costruire il percorso dei ragazzi si deve iniziare proprio da loro, dalle loro capacità e attitudini e da quello che gli piace fare. Poi naturalmente si sente anche la famiglia e di conseguenza si trova un ente, un’associazione o una ditta disposta a far parte del progetto di vita. Quando tutto combacia sarà Regione Lombardia a finanziare il tirocinio del ragazzo dandogli anche uno stipendio e una copertura assicurativa. Loris vede il suo futuro alle tastiere su un palco, ma c’è anche chi ha notato il suo «super orecchio» e lo vorrebbe al suo fianco come accordatore. Sarà, come è giusto che sia, lui a decidere del suo futuro, ma per il momento si gode le vacanze estive e il meritato riposo.