A Verolanuova tutti conoscono Piero Sala, tutti conoscono il suo impegno, il suo buon cuore che gli ha fatto compiere grandi imprese, ma soprattutto lo ha fatto essere un sicuro punto di riferimento per la comunità.
Piero Sala
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Piero Sala è scomparso due anni fa. Fondatore del gruppo Conoscerci, era il lontano 1978, si è sempre prodigato per raccogliere fondi per le missioni in Africa e Sud America dove spesso si recava come volontario, ma non solo, qui in paese era molto conosciuto e stimato per la grande opera di accoglienza verso i tanti arrivati in Italia in cerca di una occasione per una vita migliore. Tutto questo grande patrimonio di umanità ora è raccolto in un volume edito da Mondadori e scritto da Luca Masia per volere di un’anonima benefattrice molto vicina alla famiglia.
Il racconto di una vita straordinaria
Ma come si fa a raccontare una vita così straordinaria? Si lasciano parlare i protagonisti.
Sabato 10 nell’auditorium della biblioteca comunale di Verolanuova sono stati tanti i testimoni che si sono alternati sul palco per raccontare Piero, ognuno con una storia, un aneddoto, ma tutti accomunati da un grande sentimento di riconoscenza: «Era un secondo padre» è forse l’espressione che si è ripetuta più volte.
I saluti dell’Amministrazione
Il pomeriggio è stato aperto dai saluti dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale, che ha patrocinato l’evento, il vicesindaco Gianmaria Tomasoni e l’assessore alla Cultura Maria Angela Nervi.
“Piero è stata una persona che si è sporcata le mani, si è dato da fare sempre in silenzio e penso sia questo che conti veramente”,
ha iniziato Tomasoni, parole condivise anche da Nervi che ha sottolineato il grande spessore umano di Sala.
“La società sarebbe più bella se tutti fossimo in grado di fare quello che ha fatto Piero: grazie Piero e grazie alla famiglia che ha permesso di dare vita a questo momento”,
ha concluso. Quindi sul palco introdotti dalla moderatrice Viviana Filippini, si sono alternati i testimoni che hanno raccontato il “loro” Piero.
Walter Pezzoli
Walter è stato tra i cofondatori del gruppo “Conoscerci” con il quale dal 1978 in poi sono state fatte numerosi missioni in Africa e Sud America e altrettante numerose attività di raccolta fondi a Verolanuova, infatti anche i ricavati della vendita del libro «Piero Sala il coraggio dell’accoglienza» saranno destinati alla missione in Uganda.
“Un libro viene letto per far pensare, meditare e comprendere un’idea, una ragione e fare una scelta di vita – ha esordito Pezzoli – questo libro è uno di quelli”.
Inizia un lungo racconto: l’incontro con Sala ha aiutato e permesso a Pezzoli di riconoscere e dare forma a quello che stava cambiando nel suo animo e permettergli così di fare un cambio di vita.
“Piero mi ha aiutato a riconoscere cosa in me stava cambiando nel profondo e io non ero ancora riuscito a mettere a fuoco”, ha ricordato.
Pezzoli e Sala hanno iniziato una proficua amicizia fatta di scambi, di sostegno reciproco che li vedeva accomunati da un’unione d’intenti che si manifestava sia in paese che nelle missioni.
“Quando avevo un’idea e non riuscivo bene a realizzarla, lui mi era sempre d’aiuto, pian piano mi indicava come dovevo muovermi e come progettare per realizzare quello che avevo in mente”,
Piero era un amico, un mentore, una persona a cui affidarsi.
“Aiutare il prossimo per me è diventata una ragione di vita al punto che ho cambiato vita iniziando un cammino che mi ha portato a vivere momenti di verità: a volte drammatici come quando in Uganda un bambino è morto di fame tra le mie braccia, oppure quando passammo in un villaggio appena distrutto con decine e decine di vittime senza poterci fermare ad aiutarli. Due esempi estremi che spero rendano l’idea di quanto sia ingiusto il nostro mondo, per questo ho deciso di impegnarmi sempre di più a partecipare a progetti di cooperazione per cercare di medicare l’ingiustizia che c’è nel mondo e renderlo migliore e Piero era sempre al mio fianco pronto ad aiutarmi -, inizia così una frequentazione più assidua nelle missioni, prima durante le vacanze, poi con moglie e figli e poi ancora compatibilmente con le vacanze: chiese, campanili, piccoli progetti di cooperazione – Tutto questo non avrei potuto realizzarlo senza l’aiuto incessante di Piero”.
Antony
Piero non era attivo solo nelle missioni: generosità e altruismo sono stati sempre la cifra della sua vita.
“Per me è stato come un secondo padre – non ha dubbi Antony arrivato in Italia da piccolo con la famiglia dal Vietnam – Piero ha tracciato la mia vita con i suoi consigli, per me è stato una guida, mi ha dato veramente tanto”.
Antony e la sua famiglia sono stati accolti con affetto e generosità dall’intera comunità verolese.
“Nel momento in cui ho avuto bisogno ho sempre potuto contare su Piero – ha continuato – mi ha insegnato cos’è il rispetto per le persone e l’educazione, valori che trasmetto ai miei figli. Quando i miei genitori hanno deciso di trasferirsi in America io e mia sorella siamo rimasti qui da soli, non sapevo che fare: ho abbandonato gli studi di ragioneria perché dovevo lavorare. Ho chiamato Piero e il giorno dopo mi aveva già trovato un lavoro, per me è stato un grosso aiuto”.
Piero c’era. Sempre, per ogni evenienza, ogni bisogno, ogni necessità.
“Piero era una persona concreta che faceva, non parlava solo: ciò che diceva lo faceva – ha concluso – generoso, non si tirava mai indietro, era sempre disposto ad aiutare il prossimo”.
Issa
Generoso, concreto, altruista e forse sopra ogni cosa accogliente. Babakar e Issa sono arrivati in Italia, come molti, in cerca di un’occasione e quando hanno incontrato Piero questa occasione è arrivata. Infatti Piero si era adoperato per accogliere alla Breda Libera chi arrivava in Italia aiutandoli a cercare lavoro, ma non solo.
“Per curare la malattia del mondo, con i mali che ci sono in questo momento dobbiamo leggere quello che ha fatto Piero – non ha dubbi Issa – quando arrivavamo qui ci servivano documenti, casa e lavoro e Piero era lì ad accogliere, non lo sappiamo quanti ha accolto, ma lui ha fatto da padre a tutti quelli che sono passati da lì, non dormiva finché non risolveva i problemi”.
Cristina
L’ultima a salire sul palco è Cristina, una delle figlie di Piero che non ha potuto fare altro che ringraziare.
“Grazie a tutti quelli che sono qui, questo significa che avete ancora mio papà nel cuore e lo ricordate. Vedo tante facce amiche, tante persone che ho visto quando ero piccola e che sono ritornate. Voglio ringraziare chi ha voluto questo libro, chi ha partecipato, chi ha scritto, i verolesi, anche il gruppo Conoscerci, senza i quali tutto quello che ha fatto mio papà non sarebbe stato fattibile – ha spiegato – le persone sono generosissime: abbiamo passato tanti anni fuori dalla chiesa a vendere i nostri panettoni, il miele per le missioni, sempre con grande successo. Secondo me questo ha dato l’imput a tutti, quando vedi che le persone ti seguono, ti appoggiano, ti aiutano e credono in te, sono sicura che molte persone hanno dato fiducia a mio papà e questo per me è una cosa bellissima che mi rende contenta. Sono felice di avere avuto un padre come lui e una famiglia come la mia”.
A Piero l’ultima parola
“Siamo giunti alla fine del cammino. Ma quando le persone muoiono, la loro missione vive. Siamo tutti chiamati. Ci siamo sentiti in dovere di accogliere e abbiamo fatto la nostra parte in una lotta di umanità, diritti, giustizia. Abbiamo collezionato le storie, le speranze e le lacrime di tanti esuli costretti dalla vita a lasciare il loro Paese, le loro famiglie. Gli siamo stati vicino perché nessuno dovrebbe mai sentirsi solo, nemmeno quando è solo. Me lo disse una suora missionaria in Africa e non l’ho mai dimenticato”,
così si chiude il libro, ma di certo non la storia di Piero, il suo grande cuore e le sue opere vivono ancora nei tanti che hanno raccolto la sua eredità di altruismo e accoglienza. Non resta che acquistare il libro, contattando la famiglia o recandosi nella tabaccheria Laini in Piazza Libertà, con il quale, non poteva che essere così, si finanzieranno opere in Uganda.