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Crollano i diritti LGBT, l'Italia non è un paese per tutti

A certificarlo lo studio Rainbow Europe sui diritti Lgbt, pubblicato ogni anno da «ILGA Europe»: la mappa Arcobaleno ci vede perfino dietro all'Ungheria di Orban

Crollano i diritti LGBT, l'Italia non è un paese per tutti
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Trantaquattro anni fa l’omosessualità veniva cancellata dalla lista delle malattie mentali. Era il 1990: l’occasione nella quale l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) definì per la prima volta nella storia l’omosessualità come «Una variante naturale del comportamento umano». Una definizione che da sola abbatte gran parte delle discriminazioni che negli anni hanno fatto da slogan ad un certo mondo della politica. La giornata internazionale contro l’omofobia, che nel tempo si è ridefinita come Giornata mondiale contro omofobia, bifobia, lesbofobia e transfobia, si celebra tutti gli anni  il 17 maggio. Ma cosa è cambiato in Italia negli ultimi anni e perché il tema oggi è più caldo che mai?

Crollano i diritti LGBT, l'Italia non è un paese per tutti

E’ presto detto: il nostro paese sta sprofondando negli ultimi posti in classifica per i diritti delle persone LGBTQA+. A certificarlo lo studio Rainbow Europe sui diritti Lgbt, pubblicato ogni anno da «ILGA Europe», piattaforma per la Commissione Affari sociali del Parlamento europeo che riunisce ben 422 organizzazioni non governative LGBTQA+. L'Italia si posiziona al 36 posto su 49, stretto tra Lituania e Georgia. I paesi sono monitorati per quanto riguarda i diritti, l’uguaglianza e la tutela delle persone LGBTQ+ ossia «lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e + (che intende altre espressioni del genere e della sessualità».

La mappa arcobaleno, di fatto, ci vede fuori dal trend europeo addirittura dietro all’Ungheria di Orban, che è trentesima, e a braccetto con Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Ucraina. Questi sono anche gli stati che, insieme a Belpaese, hanno rifiutato di firmare la alla dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBTQ+. Gli stati firmatari, di contro, si impegnano in particolare ad: «Attuare le strategie nazionali LGBTQ+ e a sostenere la nomina di un nuovo Commissario per l’Uguaglianza quando sarà formata la prossima Commissione e invitano a perseguire e attuare una nuova strategia per migliorare i loro diritti durante la prossima legislatura, stanziando risorse sufficienti e collaborando con la società civile».

A confermare la decisione e rincarare la dose le parole della ministra per la famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. «Non abbiamo firmato e non firmeremo nulla che riguardi la negazione dell’identità maschile e femminile, che tante ingiustizie ha già prodotto nel mondo in particolare ai danni delle donne».Ma solamente lo scorso 7 maggio L’Italia aveva aderito alla dichiarazione contro l’Omofobia, Transfobia e Bifobia.

Un punto di domanda che fa sprofondare l’Italia nella classifica da poco pubblicata: «Siamo come nelle sabbie mobili: sembriamo fermi, in realtà stiamo sprofondando» queste le parole del segretario generale di Arcigay, Gabriele Piazzoni.

Un’altra doccia fredda arriva dal sondaggio svolto dall’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea in 30 Paesi: in Italia, ancora oggi, il 53% delle persone omosessuali  ha  paura a tenersi mano nella mano con il proprio partner nei luoghi pubblici, il 38% racconta di aver subito almeno un episodio di discriminazione, il 18% di aver subito tentativi di pratiche di «conversione», cioè qualcuno che cercava di «curarlo» dall’omosessualità. Aumenta anche il numero di studenti LGBTQ+ che dichiarano di aver subito atti di bullismo, scherno o discriminazione a scuola.

Il quadro del Bresciano

«È una profonda vergogna». Queste le parole con le quali Arcigay Orlando di Brescia ha commentato la situazione locale.

A Brescia sono aumentate esponenzialmente le richieste di supporto per micro aggressioni in ambito scolastico e lavorativo e aggressioni a volte più violente in famiglia. A provarlo sono i fatti: «Lo scorso anno 4 persone della comunità LGBTQIA+ sono state cacciate di casa in piena notte e abbiamo dovuto cercare un ricovero d’emergenza fra persone volontarie dell’associazione in attesa di riuscire in qualche modo a trovare una sistemazione - hanno commentato - Da inizio anno sono già due le persone che per problematiche famigliari sono state ricoverate in struttura protetta perché offuscate da pensieri suicidi». Ma come si può cercare di «tamponare» questa emergenza.

«Noi abbiamo gruppi di supporto per persone della comunità e loro famiglie, che si riuniscono 4 volte al mese e molto frequentati che vedono l’avvicendarsi di un’ottantina di persone, tanto che dobbiamo affittare una sala civica per poter avere spazio a sufficienza - hanno spiegato - La nostra sede ormai è troppo piccola per poter soddisfare tutte le richieste di aiuto. Quel che manca però è una struttura dove poter accogliere le persone in emergenza per qualche giorno. Il centro Antidiscriminazioni». Ma la realtà bresciana nel le manda a dire nemmeno riguardo le recenti scelte del Governo: «Altra grossa vergogna, dopo il post di orientamento al voto della Meloni e il comunicato di facciata per la Giornata contro l’omolesbobitransfobia, il Governo italiano e la Ministra Roccella si schierano contro la dichiarazione proposta dalla presidenza belga del consiglio UE, con l’ossessione del “gender” inesistente schierandosi di fatto con le nazioni più omofobe d’Europa dove si propongono trattamenti riparativi di conversione a persone omosessuali e soprattutto trans, non riconoscendo loro l’autodeterminazione, istituiscono tavoli tecnici di governo dove la voce delle persone in questione non c’è, inviano ispezioni in centri medici specializzati con le false accuse di scorrettezze e abusi, negano diritti a Famiglie Arcobaleno, finanziano associazioni e sette che propongono terapie riparative e di continuo, attraverso media e social, istigano all’odio omobilesbotransfobico. Non è il benessere e la felicità della comunità LGBTQIA+ che sta portando allo sfascio il nostro Paese, non sono le persone in affermazione che chiedono di poter esser solo sé stesse, non è il variegato e normale mondo di persone e famiglie a recare danno, ma questi politicanti che aizzano le une contro le altre per una manciata di voti per preservare il privilegio di poche élite a discapito dell'intera popolazione».

 

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