Salò, cinquant’anni fa il nubifragio che sconvolse la zona dei Due Pini. Il ricordo del salodiano Roberto Maggi.
Cinquant’anni dal nubifragio che colpì Salò
30 ottobre 1976, 30 ottobre 2026, è trascorso mezzo secolo dal violento nubifragio che sconvolse la zona dei Due Pini dopo un’estate torrida:
“Il culmine fu raggiunto sabato 30 ottobre quando un repentino quanto rovinoso nubifragio colpì vaste zone della provincia di Brescia, in particolare la zona del lago di Garda – ha ricordato Maggi – Erano circa le 11 antimeridiane quando il cielo si fece improvvisamente cupo e minaccioso. Su Salò si abbatté una tale quantità di pioggia che non poté essere trasportata dalle normali vie di scarico. Le acque del Clisi, improvvisamente ingrossate, strariparono dai loro argini, invadendo la strada e i terreni da Collio a Roè. Incrementate dalle insistenti piogge, diedero origine a un’enorme fiumana che devastò i campi trascinando con sé sassi, terriccio e materiali vari. Dalla valle di Renzano, scese verso Salò nella località di Campoverde, dove causò danni, frane e allagamenti”.
Le zone maggiormente colpite
Maggi ricorda come ad essere particolarmente colpite, furono la località Valle e la zona dei Due Pini.
“A farne le spese fu soprattutto la Scuola Elementare Teresio Olivelli – ha ricordato – Gli alunni dovettero portarsi ai piani alti dell’edificio e aspettare i soccorsi che, in poco tempo e con efficienza, evacuarono tutto l’edificio trasportando gruppi di ragazzi con le loro maestre su barconi della protezione civile. Molti degli studenti di allora ricordano che la mattina del nubifragio, mentre il buio avvolgeva ogni cosa e la pioggia scrosciava sui vetri delle aule, vedevano all’esterno formarsi attorno alla scuola come un lago. L’acqua cominciava a entrare nel corridoio e a invadere gli ambienti inferiori. I soccorritori invitarono tutti a stare tranquilli perché la situazione era sotto controllo. I bambini furono portati su viale Zane, dove l’acqua non arrivava per via della maggior altitudine rispetto all’avvallamento in cui si trova la scuola. Là erano già pronti i pullman del trasporto alunni che aspettavano gli scolari delle frazioni per portarli alle loro case secondo il quotidiano tragitto”.
Tra passato e presente
Il ricordo di quel terribile evento vive ancora tra le mura della primaria di via Maria Montessori dove lo stesso Maggi è docente:
“Oggi presso la scuola Olivelli si conserva ancora un curioso quadro realizzato su della semplice carta da pacco – ha spiegato – È un disegno a più mani nato allora da un comune desiderio collettivo: quello di esorcizzare una paura. I ragazzi, radunati attorno a un grande foglio di carta da pacco, cominciarono liberamente a disegnare. Inizialmente si concentrarono su alcuni particolari: gli alberi sradicati, il grande lago d’acqua sporca; e in quell’immensa palude, le automobili che galleggiavano andando a sbattere qua e là come barche senza guidatore. Domina sullo sfondo un cielo cupo nero, che era lo stesso di quel sabato 30 ottobre 1976. Oggi quel buio è ancora lì, in un quadro che la scuola Olivelli conserva come un frammento della sua storia”.
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Di Pierangelo del Mancino
Immagini di Pierangelo del Mancino.