Aprire un’attività nei centri di provincia: affitti commerciali, vetrine sfitte e i settori che resistono nelle vie dello shopping

Aprire un’attività nei centri di provincia: affitti commerciali, vetrine sfitte e i settori che resistono nelle vie dello shopping
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Chi cammina il sabato pomeriggio tra Corso Zanardelli e via X Giornate trova ancora la folla, i sacchetti, le code davanti a certe gelaterie anche a ottobre. Basta però spostarsi di qualche strada, verso le vie che un tempo vivevano di botteghe storiche e negozi di quartiere, perché il quadro cambi. Qualche serranda abbassata, cartelli “affittasi” scoloriti dal sole, vetrine coperte di carta da pacchi in attesa di qualcuno. Brescia non è un’eccezione, anzi se la cava meglio di molti capoluoghi di provincia. Il fenomeno che le associazioni di categoria chiamano desertificazione commerciale riguarda però quasi tutti i centri urbani medi del Paese, e chi oggi pensa di aprire un’attività in centro deve fare i conti con un paesaggio diverso da quello di vent’anni fa.

Affitti commerciali e vetrine sfitte: cosa pesa sui conti di chi apre

La prima voce, quella che decide quasi tutto, è il canone. Gli affitti commerciali nelle vie di passaggio restano alti, e la logica dei proprietari non sempre segue quella del mercato: molti preferiscono tenere il locale vuoto per mesi piuttosto che abbassare la richiesta, anche per non svalutare l’immobile in vista di una futura vendita. Il risultato è un paradosso che chi frequenta le agenzie conosce bene, con negozi sfitti a lungo nelle stesse strade dove un giovane commerciante non riesce a trovare uno spazio a un prezzo sostenibile. Al canone si sommano le utenze, i costi di allestimento, le assicurazioni, le tasse locali sui rifiuti, e una quota di investimento iniziale che spesso supera le previsioni. Chi arriva da un lavoro dipendente tende a sottovalutare il periodo di avviamento, quei mesi in cui la clientela va costruita e gli incassi non coprono ancora le spese fisse. È in questa fase che molte attività indipendenti chiudono, e sempre in questa fase un marchio già conosciuto può fare la differenza. Non a caso, quando si confrontano i migliori franchising con le aperture in proprio, uno degli argomenti ricorrenti riguarda proprio la notorietà dell’insegna, che accorcia i tempi in cui un locale passa da sconosciuto a frequentato. Prima di firmare, chi conosce il mestiere consiglia di guardare il contratto con attenzione: durata, clausole sul recesso, possibilità di sublocazione, chi paga gli adeguamenti degli impianti. Sono dettagli che sembrano burocrazia e che invece, dopo due o tre anni, decidono se un’attività può spostarsi, ridimensionarsi o chiudere senza lasciarsi dietro debiti.

I settori che resistono nei centri storici: servizi, ristorazione e benessere

Non tutto il commercio soffre allo stesso modo. Ad arretrare sono soprattutto i negozi che vendono beni facilmente acquistabili online, come abbigliamento di fascia media, elettronica, libri, articoli per la casa. Chi resiste, e in certi casi cresce, offre qualcosa che lo schermo dello smartphone non può dare: un servizio, un’esperienza, una relazione con il cliente.

La ristorazione è l’esempio più evidente, con bar, locali per il pranzo veloce e gastronomie che hanno occupato molte vetrine lasciate libere dal commercio tradizionale. Poi ci sono i servizi alla persona, dai parrucchieri ai centri estetici, fino agli studi di fisioterapia e agli ambulatori privati. E c’è il settore del benessere e del fitness, che dopo la pausa forzata della pandemia ha cambiato pelle: meno grandi palestre in periferia con centinaia di macchinari, più strutture di dimensioni contenute, vicine a casa o all’ufficio, organizzate su appuntamento e con un istruttore che segue il cliente da vicino. Il motivo è abbastanza intuitivo. Chi lavora in centro, o ci abita, ha poco tempo e preferisce un servizio raggiungibile a piedi nella pausa pranzo o dopo l’ufficio, piuttosto che prendere l’auto per raggiungere un centro commerciale. Per una via dello shopping, del resto, avere attività che portano gente in orari diversi dalla mattina del sabato è un vantaggio collettivo, perché tiene accese le luci anche quando i negozi di abbigliamento sono chiusi.

Franchising e attività indipendenti: vantaggi, costi e margini di libertà

La scelta tra aprire in proprio o affiliarsi a una rete non ha una risposta valida per tutti. Il franchising offre un format già collaudato, un marchio riconoscibile, fornitori selezionati, formazione e spesso un supporto nella scelta della location. In cambio chiede un diritto d’ingresso, royalties periodiche sul fatturato, contributi per la pubblicità nazionale e il rispetto di regole precise su arredamento, prezzi, prodotti. La legge italiana impone all’affiliante di consegnare al futuro affiliato, almeno trenta giorni prima della firma, una documentazione completa sul funzionamento della rete, e quei documenti meritano una lettura senza fretta, magari con un commercialista accanto. L’attività indipendente lascia invece piena libertà, insieme a tutto il rischio. Ogni scelta, dalla grafica dell’insegna al fornitore delle tazzine, ricade su chi apre, e lo stesso vale per gli errori. Nei centri di provincia, dove la clientela si conosce e il passaparola conta molto, un negozio con una forte identità personale può avere un vantaggio che nessun marchio garantisce. Ma serve esperienza, o la disponibilità a farsela sul campo, con qualche inevitabile caduta.

Il modello di Marco Campagnano, fondatore di Fit And Go

Nel settore del fitness di prossimità, uno dei percorsi che aiutano a capire questa trasformazione è quello di Marco Campagnano, che nel 2015 ha fondato Fit And Go partendo da un’esigenza molto concreta: rendere l’allenamento compatibile con giornate piene di impegni. Il format unisce sedute su appuntamento, percorsi personalizzati e l’affiancamento di un trainer, con il supporto di strumenti tecnologici pensati per il cosiddetto fast fitness. Nella visione di Campagnano, oggi CEO dell’azienda, la qualità di una rete in franchising si misura soprattutto dopo l’inaugurazione, attraverso formazione, assistenza gestionale e supporto commerciale agli affiliati. Sulla tecnologia il suo approccio è pratico: gli investimenti in automazione e intelligenza artificiale hanno senso se migliorano l’esperienza dei clienti e il lavoro quotidiano dei centri. È un’impostazione che si lega da vicino al tema delle vie commerciali di provincia, dove un’attività regge nel tempo solo se riesce a entrare nella settimana di chi abita e lavora lì intorno.