Musica

Manusca, il cantautore di Cologne che trasforma le emozioni in musica

Dalla batteria alla scrittura dei brani, il percorso di Manuel Scarlata, 20 anni nasce dal bisogno di raccontarsi e diventa una ricerca di condivisione attraverso le canzoni

Manusca, il cantautore di Cologne che trasforma le emozioni in musica
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Con «Amore a ultima vista» il giovane artista mette al centro la fragilità dei sentimenti e sceglie la strada del cantautorato, scrivendo e interpretando i propri inediti in un panorama musicale dove spesso sono gli interpreti a conquistare la scena

Dalla batteria alla scoperta della voce

C’è chi si avvicina alla musica per interpretare le canzoni degli altri e chi, invece, sente il bisogno di raccontare qualcosa di proprio. Manuel Scarlata, in arte Manusca, ha scelto la seconda strada. Vent’anni, originario del territorio bresciano e legato a Cologne, ma anche a Chiari dove la sua famiglia gestisce uno studio dentistico è un giovane cantautore emergente che sta costruendo il proprio percorso attraverso la scrittura, la composizione e l’interpretazione dei suoi brani. Una strada che richiede di mettersi in gioco non soltanto con la voce, ma anche con le proprie emozioni, trasformando esperienze personali e domande irrisolte in musica.

«La musica mi accompagna fin dai primi anni di vita, dalle vibrazioni della chitarra e dalle canzoni che attraversavano la casa in cui sono cresciuto. – racconta Manusca – Prima ancora di diventare scrittura, è stata per me una presenza ed un linguaggio familiare».

La passione comincia prestissimo, a cinque anni, con la batteria. Poi arrivano il canto e la scoperta della dimensione compositiva, sviluppata anche da autodidatta. Oggi Manuel studia Fisioterapia, pratica pallanuoto e coltiva il proprio progetto artistico, collaborando con diversi studi di registrazione, partecipando a contest ed eventi e pubblicando i suoi singoli sulle piattaforme digitali. Tra questi figurano «Pezzi di cielo», «Caduta», «Due Come Noi» e «Amore a ultima vista».

Quando la scrittura diventa una necessità

Per Manusca, scrivere canzoni non è stato inizialmente un progetto costruito a tavolino, ma un modo per affrontare un periodo difficile e dare forma a ciò che sentiva. «Il mio impulso da scrittore nasce come un modo di elaborare la mancanza sociale causata dalla pandemia e così per gli ultimi 6 anni ho continuato a dare a me stesso sotto forma di canzoni». Quella che all’inizio era una forma di elaborazione personale si è trasformata progressivamente nella volontà di raggiungere gli altri.

«Quella che però è stata una forma di terapia personale – racconta- ha lentamente fatto strada a una volontà più profonda di trovare altri come me che trovassero nella musica un modo di sfogarsi ed essere se stessi senza veli».

È qui che prende forma l’identità di Manusca: non soltanto un cantante, ma un autore che sceglie di esporsi attraverso le proprie parole. Una scelta significativa in un panorama musicale nel quale i talent show e i percorsi televisivi danno spesso grande visibilità agli interpreti, mentre il cantautorato richiede di costruire un linguaggio personale, trovando nelle canzoni una voce riconoscibile.

«Manusca è la parte più riflessiva di me: quella che osserva, si interroga e cerca di comprendere l’amore, la distanza, la fragilità e tutto ciò che rimane quando un sentimento cambia forma».

«Amore a ultima vista», il biglietto da visita

È in questa prospettiva che si inserisce «Amore a ultima vista», uno dei brani attraverso cui Manusca presenta il proprio universo artistico. Il titolo richiama e rovescia la più conosciuta espressione «amore a prima vista»: non un sentimento che nasce all’improvviso, ma qualcosa che diventa pienamente visibile quando rischia di scomparire.

«Non racconta un sentimento che nasce con un colpo di fulmine, ma un amore che diventa pienamente visibile soltanto quando rischia di scomparire.- spiega il giovane artista-. Al centro c’è quel momento in cui l’altra persona assume dimensioni enormi, modifica le certezze e lascia sospesi tra il desiderio della presenza e il peso dell’assenza. Scrivere per me significa seguire un pensiero mentre cambia forma, lasciandomi sorprendere dalle strade che sceglie, spesso ancora prima che io riesca a comprenderle fino in fondo».