Il Gip del Tribunale di Brescia, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo dell’intero opificio e dei macchinari di una ditta individuale di Travagliato che opera nel settore tessile, sospettata di sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera irregolare.
Sfruttamento del lavoro, sequestrato un opificio tessile a Travagliato
Il provvedimento è stato emesso nell’ambito di un procedimento per le ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) e di impiego di lavoratori irregolari (art. 22, comma 12, D.Lgs. 286/1998). Gli indagati sono il titolare della ditta e il coniuge, che ne sarebbe stato amministratore di fatto. E’ stato nominato un amministratore giudiziario per consentire la regolare prosecuzione dell’attività. Le indagini sono il frutto dei controlli economici sul territorio svolti dai finanzieri della Compagnia di Rovato che, a seguito di alcuni sopralluoghi, hanno individuato un capannone interessato da un intenso transito di persone. Proprio qui, secondo i successivi riscontri nelle banche dati, avrebbe operato la ditta. Il successivo accesso ispettivo, eseguito con il personale dell’ATS di Brescia, avrebbe consentito di
riscontrare la presenza di 11 lavoratori privi di regolare contratto, uno dei quali anche senza permesso di soggiorno. Sarebbero inoltre emerse gravi carenze igienico-sanitarie: all’interno dello stesso stabile, a ridosso della linea produttiva, sarebbero state ricavate abusivamente alcune
stanze adibite a camere da letto, nelle quali i lavoratori sarebbero stati costretti ad alloggiare.
Compensi tra 5 e 7 euro l’ora, senza le necessarie forme di tutela
Dalle dichiarazioni rese dai lavoratori è emerso che i compensi sarebbero stati compresi tra 5 e 7 euro l’ora, corrisposti in contanti e comunque mai superiori a 800 euro mensili. Inoltre, gli addetti non sarebbero stati sottoposti a visita medica, né formati sui rischi per la salute e la sicurezza, né dotati di dispositivi di protezione individuale. Infine, la normativa in materia di orari di lavoro, riposi e ferie sarebbe stata sistematicamente disattesa.
Già in occasione del primo accesso al capannone, d’intesa con il pubblico ministero di turno, era stato eseguito un sequestro probatorio dell’area produttiva, comprensiva di 39 macchinari (38 macchine da cucire e una postazione da stiro), di 1.383 capi di abbigliamento destinati alla vendita e della documentazione contabile ed extracontabile, tra cui quaderni e fogli presenza. I successivi accertamenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Brescia, avrebbero inoltre fatto emergere il ruolo di gestione svolto dal coniuge del titolare; entrambi sono stati quindi denunciati all’Autorità Giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.