Negli ultimi anni molte aziende della provincia di Brescia hanno rifatto il sito internet. Grafica nuova, foto professionali, magari anche una versione in inglese. Eppure, a distanza di mesi, il telefono squilla come prima e dal modulo contatti arriva poco o niente. Non è sfortuna e quasi mai è colpa della grafica: nella maggior parte dei casi il sito è stato pensato come una vetrina da guardare, non come uno strumento per farsi trovare da chi sta cercando proprio quei prodotti o servizi.
Ne abbiamo parlato con Mattia Apostoli, consulente SEO a Brescia, che da Vestone, in Valle Sabbia, segue dal 2015 i siti di piccole e medie imprese, molte delle quali nel manifatturiero e nel B2B. Ecco gli errori che vede ripetersi più spesso.
Un bel sito che Google non trova
«Il primo equivoco è pensare che un sito nuovo porti clienti da solo», spiega Apostoli. «Se nessuna pagina risponde a quello che le persone scrivono su Google, il sito resta invisibile. Un’azienda che fa lavorazioni meccaniche conto terzi, per esempio, dovrebbe avere pagine dedicate alle singole lavorazioni e ai settori che serve, non solo una pagina “Chi siamo” e un elenco di macchinari.» Capire con quali parole i clienti cercano un servizio è il punto di partenza, e spesso quelle parole sono diverse da quelle usate internamente in azienda.
Parlare di sé invece che dei problemi del cliente
Anni di storia, valori, mission: tutto vero, ma chi arriva sul sito vuole sapere prima di tutto se l’azienda può risolvere il suo problema, in quanto tempo e con quali garanzie. «Quando rivedo un sito chiedo sempre: in cinque secondi un visitatore capisce cosa fate, per chi e come contattarvi? Se la risposta è no, si parte da lì», racconta il consulente. Casi concreti, fotografie di lavori reali e una richiesta di contatto chiara in ogni pagina fanno più di qualsiasi slogan.
Dimenticare la ricerca locale
Per molte attività bresciane i clienti sono nel raggio di qualche decina di chilometri. Eppure capita spesso di trovare la scheda Google dell’azienda incompleta, con orari sbagliati e nessuna recensione recente. «La scheda Google Business Profile è gratuita ed è spesso la prima cosa che un potenziale cliente vede, prima ancora del sito. Curarla, chiedere le recensioni ai clienti soddisfatti e collegarla a pagine del sito che parlano davvero del territorio è uno dei modi più rapidi per farsi trovare in zona.»
Non sapere da dove arrivano i contatti
Un altro errore frequente è non misurare nulla. Senza Search Console e un sistema di statistiche configurato bene è impossibile sapere quali pagine portano richieste, quali ricerche generano visite e dove le persone abbandonano il sito. «Molti imprenditori scoprono solo dopo un’analisi che gran parte delle visite arriva su due o tre pagine. Saperlo cambia le priorità: si migliorano quelle e si smette di investire in sezioni che nessuno legge», osserva Apostoli.
Il restyling che fa sparire il sito da Google
C’è poi un rischio di cui si parla poco: rifare il sito senza seguire una procedura di migrazione. Se gli indirizzi delle pagine cambiano e non vengono impostati i reindirizzamenti corretti, Google perde le pagine che prima posizionava e il traffico può crollare nel giro di poche settimane. «Capita spesso di essere chiamati a cose fatte, quando il calo c’è già. Basterebbe pianificare la migrazione prima di andare online: mappare le pagine esistenti, reindirizzarle una per una e controllare tutto nei giorni successivi.»
Intelligenza artificiale: la prossima vetrina
Sempre più persone fanno domande direttamente a ChatGPT, Gemini o alle risposte generate da Google. Anche qui vale la stessa regola: queste piattaforme citano le aziende che trovano descritte in modo chiaro e coerente, sul proprio sito e su fonti esterne affidabili. Un tema che Apostoli porterà anche al convegno “L’impatto dell’AI sulle vendite” del 6 novembre, dove interverrà tra i relatori.
Tre domande da farsi oggi
Prima di investire in un nuovo sito o in pubblicità, il consiglio è partire da tre verifiche semplici: quali ricerche fanno i miei clienti e il mio sito risponde a ciascuna? La mia scheda Google è completa e aggiornata? So quante richieste mi porta il sito ogni mese? Se anche una sola risposta è “non lo so”, lì c’è margine per migliorare, spesso senza rifare tutto da capo.