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Addio Cichino, artista poliedrico con il dialetto nel cuore

Franco Ambrogio si è spento all’età di 76 anni. Autore di libri e commedie, direttore del coro, musicista e tanto altro

Addio Cichino, artista poliedrico con il dialetto nel cuore
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Franco Ambrogio si è spento all’età di 76 anni. Autore di libri e commedie, direttore del coro, musicista e tanto altro.

Offlaga piange Cichino

Martedì le campane a morto hanno risuonato nella comunità di Offlaga per annunciare l’improvvisa scomparsa, all’età di 76 anni, di Franco Ambrogio, conosciuto da tutti come «Cichino». Nato a Offlaga nel 1950, era figlio di Giuseppe, artigiano, e di Giacomina Marella.
Alla fine degli anni Sessanta conobbe la giovane Felicita Tomaselli, che sposò nel 1970. Dalla loro unione nacquero i figli Fabrizio, Rossella e Marco. Dopo aver svolto il servizio militare a Brescia, venne congedato con il grado di sergente. Iniziò quindi il proprio percorso professionale come commesso nel settore dei preziosi, per poi proseguire l’attività come rappresentante.
«Con una personalità poliedrica e curiosa, sensibile e passionale, ha spaziato in molti campi e discipline dell’arte e della cultura locale – ricorda l’amico Lorenzo – Discreto sportivo da giovane, si è successivamente dedicato alla letteratura dialettale, alla ricerca storica, al teatro e alla poesia, alla pittura e alla musica. Diverse anche le sue pubblicazioni che, pur non essendo mai entrate nei circuiti ufficiali della distribuzione, non è raro trovare nelle librerie dei suoi amici, compaesani e appassionati di ricerca locale. La produzione di poesia dialettale, inizia con il piccolo volume “Zӧch dè memòria”. Altri titoli usciti tra gli anni ’70 e ’90 “Dòpomèsdé dè fèsta”, “Che sògn”, “Na spusa dè ‘na òlta e giӧna dè ‘ncӧdé” e una raccolta di poesie in italiano.

Autore poliedrico

Autore anche di due commedie dialettali, “Braga no pӧl se sotana no ӧl” e “Al cafè de la pergola”, ha curato la regia e recitato in due commedie, “Per còlpa dél Tobia” e “Pӧ dè sa che dè là”, portate con discreto successo anche fuori dai confini del Comune. Non disdegnava qualche escursione nel latino, pur con un diploma di Perito industriale. A più riprese ha diretto e cantato nella corale della parrocchia, ha animato e suonato in diversi complessi musicali, cimentandosi con strumenti sempre diversi, per la smania mai sazia di conoscere e imparare cose nuove. Diverse incursioni anche nella pittura con opere non disprezzabili, che comunque non hanno mai varcato le mura domestiche e dei familiari stretti. È stato anche tra i primi promotori della Sagra di S. Imerio, che ormai fa parte della tradizione del paese».

L’amore per la scrittura

Negli ultimi due anni le sue condizioni di salute avevano iniziato a peggiorare. Nonostante le difficoltà, mantenne sempre viva la lucidità e l’amore per la scrittura. Come ricorda il figlio Fabrizio, continuò a comporre versi fino a pochi mesi fa: un prezioso patrimonio che potrebbe presto trovare spazio in una futura pubblicazione. La morte lo ha colto nella sua abitazione nel pomeriggio di martedì scorso. I funerali si sono svolti venerdì mattina. Le sue ceneri riposano attualmente nella casa che tanto amava, nel ricordo e nell’affetto della sua famiglia e dell’intera comunità offlaghese.