I numeri

La tegola del caro-materiali sull’edilizia bresciana: le richieste dell’Ance

Da febbraio il bitume è aumentato del 43%, il tondo per cemento armato del 24%, i principali polimeri impiegati in edilizia di oltre il 20%

La tegola del caro-materiali sull’edilizia bresciana: le richieste dell’Ance

Non solo i carburanti e l’energia: anche il rincaro dei materiali da costruzione sta avendo effetti importanti sull’economia bresciana, e in particolare sull’edilizia. Da febbraio il bitume è aumentato del 43%, il tondo per cemento armato del 24% e l’energia elettrica, come noto, del 57%. Non solo: i principali polimeri impiegati in edilizia sono aumentati di oltre il 20%, il gas naturale del 92,3% e il gasolio alla pompa del 23,4%. “Serve una manovra che risponda alle esigenze di imprese e amministrazioni” è l’appello della delegazione bresciana dell’Associazione nazionale costruttori edili.

“L’effetto congiunto dei mancati ristori per i rincari dei materiali e del perdurare della crisi energetica sta determinando una crescente difficoltà finanziaria sia per il tessuto produttivo sia per le amministrazioni locali. In particolare, i Comuni e gli enti locali di minori dimensioni dispongono di margini finanziari più limitati per assorbire l’aumento dei costi e far fronte agli extra-oneri, con il rischio concreto di dover rallentare o sospendere la realizzazione delle opere già programmate. La Legge di Bilancio 2027 deve quindi dare una risposta organica, capace di tenere insieme le esigenze delle imprese e quelle delle amministrazioni locali, sostenendo la continuità degli investimenti e garantendo le risorse necessarie per evitare il rallentamento o il blocco dei lavori”.

“Il caro materiali non è un problema di categoria – rimarca il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi – Le imprese stanno eseguendo opere aggiudicate a condizioni che non esistono più e oggi la legge pone una parte di quei costi a carico dei bilanci di Comuni e Provincia. Se la manovra non interviene, il conto lo pagheranno le opere che il territorio aspetta”.

Le richieste dell’Ance

Ance Brescia, in linea con la posizione di Ance nazionale, chiede che la Legge di Bilancio 2027 intervenga sulle esigenze delle imprese e della Pa, ponendo quattro richieste: il pagamento delle compensazioni già maturate e non corrisposte; la copertura dei maggiori costi del 2026 oggi a carico delle stazioni appaltanti; una prospettiva per la liquidità delle imprese anche oltre la fine dell’anno; la continuità degli investimenti pubblici dopo la conclusione del Pnrr. i

Il tempismo (im)perfetto

Il problema è anche di un incastro temporale decisamente sfavorevole. “Nel 2025 i prezzi di petrolio, bitume, acciaio e materie plastiche erano in calo e molti dei contratti oggi in esecuzione sono stati aggiudicati sulla base di quei valori. Lo scarto tra le condizioni di gara e i costi attuali risulta quindi più ampio di quanto suggerisca la sola variazione registrata nel 2026. La questione è particolarmente rilevante nel Bresciano, dove la siderurgia rappresenta una componente rilevante della filiera delle costruzioni: l’aumento dell’energia incide sia sui produttori di acciaio sia sulle imprese che utilizzano e posano i materiali nei cantieri” spiega ancora Ance.

Per i contratti regolati dal nuovo Codice dei contratti pubblici, la revisione dei prezzi consente di recuperare solo una parte dei rincari, lasciando una quota dei maggiori costi a carico delle imprese. Per i contratti precedenti al nuovo Codice, invece, la Legge di Bilancio 2026 ha reso strutturale l’aggiornamento dei prezzi, ma senza prevedere nuove risorse nazionali. I maggiori costi devono quindi essere coperti con le risorse già disponibili delle stazioni appaltanti, rischiando, quando queste non bastano, di sottrarre fondi alle opere già programmate da Comuni e Province.

La liquidità

C’è poi il tema della liquidità. Il DL 107/2026 consente alle SA di rinviare temporaneamente il recupero dell’anticipazione già erogata, alleggerendo la tensione finanziaria dei cantieri. Si tratta però di una misura provvisoria e facoltativa, subordinata alle risorse disponibili, che non rappresenta un contributo aggiuntivo e non elimina l’obbligo di restituzione.
Una parte della risposta passa anche dal territorio, a partire dal Prezziario delle opere pubbliche di Regione Lombardia, che determina le basi d’asta dei nuovi bandi e costituisce, per i contratti aggiudicati prima del nuovo Codice, un parametro per l’aggiornamento degli stati di avanzamento. Secondo Ance Brescia, sono emerse alcune criticità applicative e osservazioni sulla congruità di specifiche analisi e voci.
È in questo contesto che si inserisce la duplice richiesta dell’associazione a Regione ed enti territoriali. “Alla Regione – conclude Deldossi – chiediamo un Prezziario fondato su valori veritieri e analisi corrette, ribadendo la nostra disponibilità a contribuire al progressivo affinamento dello strumento. Alle stazioni appaltanti chiediamo invece di utilizzare pienamente gli strumenti già messi a disposizione dalla legge, accogliendo le richieste di sospensione del recupero dell’anticipazione, applicando tempestivamente le clausole di revisione dei prezzi e verificando la congruità degli importi posti a base di gara nei nuovi bandi”.