Sanità

La rivoluzione delle ricette mediche

Dal 15 settembre sono scattate le nuove regole introdotte dalla Regione Lombardia per visite specialistiche ed esami diagnostici

La rivoluzione delle ricette mediche

Una ricetta urgente non potrà più restare nel cassetto per mesi. E anche per le prescrizioni con priorità «breve» il tempo a disposizione per effettuare la prenotazione sarà decisamente più ristretto. Da martedì 15 settembre sono cambiate, infatti, in Lombardia le regole sulla validità delle ricette per visite specialistiche ed esami diagnostici.

La novità riguarda in particolare le due classi con maggiore priorità. Le prescrizioni U, urgenti, dovranno essere utilizzate per prenotare entro 10 giorni dalla data di emissione; quelle B, brevi, avranno invece una validità di 30 giorni. Per le classi D, differibile, e P, programmabile, il termine resterà invece fissato a 180 giorni.

Occhio a fare confusione

Una modifica che interessa potenzialmente milioni di lombardi e sulla quale occorre però fare chiarezza, perché il rischio è quello di confondere due concetti completamente differenti: la validità della ricetta e il tempo massimo di attesa previsto dalla classe di priorità. I dieci giorni di validità di una ricetta urgente, infatti, non significano che l’ospedale possa fissare la visita entro dieci giorni. La priorità U continua a prevedere un tempo massimo di 72 ore. Allo stesso modo, i 30 giorni di validità di una ricetta B rappresentano il periodo entro il quale il cittadino deve effettuare la prenotazione, mentre la prestazione deve essere garantita entro 10 giorni.

Le nuove disposizioni

Le nuove disposizioni sono previste dalla Dgr Lombardia XII/6692 del 3 agosto 2026 e riguarderanno le ricette emesse a partire dal 15 settembre. Quelle prescritte precedentemente continueranno invece a seguire le vecchie regole.
L’obiettivo dichiarato è rendere più coerente l’utilizzo delle prescrizioni con l’effettiva necessità clinica. Una richiesta classificata come urgente, in altre parole, dovrebbe essere utilizzata rapidamente: se il paziente prova a prenotarla mesi dopo la visita dal medico, è possibile che nel frattempo il quadro clinico sia cambiato e che quella stessa classificazione non sia più appropriata. C’è poi un’ulteriore particolarità per le prescrizioni urgenti. In Lombardia al cittadino viene richiesto di attivarsi per la prenotazione entro 48 ore dal rilascio della ricetta. È da quel momento che deve essere garantita l’erogazione della prestazione nelle successive 72 ore. Anche in questo caso i due termini non vanno confusi: le 48 ore servono per attivare correttamente il percorso dell’urgenza, mentre i dieci giorni rappresentano la durata massima della prescrizione. Una ricetta U utilizzata, ad esempio, cinque giorni dopo l’emissione non sarà ancora scaduta, ma il cittadino non avrà più la stessa garanzia di ottenere la prestazione entro le 72 ore prevista dal percorso dell’urgenza.

La regola fondamentale: non aspettate a prenotare

La regola fondamentale, dunque, soprattutto quando sulla prescrizione compare una U o una B, diventa semplice: non aspettare a prenotare. Una volta effettuata la prenotazione entro il periodo di validità, invece, non bisogna preoccuparsi della successiva scadenza della ricetta. L’impegnativa resta, infatti, valida fino al giorno della prestazione, anche quando l’appuntamento viene fissato oltre la data in cui la prescrizione sarebbe formalmente scaduta.
Diverso il caso di chi lascia trascorrere il termine senza prenotare: la ricetta diventa inutilizzabile e sarà necessario rivolgersi nuovamente al medico per ottenere una nuova prescrizione.