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Un nuovo maxi campo fotovoltaico spaventa i comitati

25 ettari e oltre 25mila pannelli in un territorio già stretto tra discariche, cave, industrie, autostrada e Tav

Un nuovo maxi campo fotovoltaico spaventa i comitati

Ancora una volta il territorio tra Calcinato e Bedizzole si trova al centro di un progetto destinato a riaccendere il dibattito sul consumo di suolo e sulla concentrazione di impianti in un’area già sottoposta da decenni a una fortissima pressione ambientale e infrastrutturale. Il Comitato Cittadini Calcinato, presieduto da Daria Giacomelli, ha presentato alla Provincia di Brescia le proprie osservazioni sul progetto di «Verbund Green Power Italia» per la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico a terra a Bedizzole, praticamente sul confine con Calcinato. Le osservazioni sono state depositate il 21 agosto e pubblicate sul portale regionale Silvia.

Nuovo progetto

I numeri danno immediatamente la dimensione dell’intervento: circa 25 ettari di terreno agricolo e oltre 25mila pannelli. Non si tratterebbe, precisa il Comitato, di agrivoltaico, perché sotto i moduli sarebbe mantenuto solamente un manto erboso e non proseguirebbe una vera attività agricola.

Ma è soprattutto la localizzazione a preoccupare. L’area compresa tra Calcinato, Bedizzole, Mazzano e Lonato rappresenta infatti uno dei quadranti più intensamente trasformati della provincia: insediamenti produttivi, cave, attività di trattamento dei rifiuti e discariche convivono con una rete infrastrutturale formata da strade provinciali ad alto traffico, ferrovia e autostrada A4, alla quale si aggiunge oggi il grande cantiere della Tav Brescia-Verona. Verso Lonato pesa inoltre la presenza del comparto siderurgico e delle attività ad esso collegate, mentre cave e poli produttivi segnano da tempo il paesaggio dell’intera fascia a est di Brescia. Un territorio nel quale ogni nuovo progetto finisce quindi inevitabilmente per sommarsi a ciò che già esiste. È esattamente questo il punto sollevato dal Comitato. «Il nostro territorio non è uno spazio vuoto. È un territorio già profondamente trasformato, nel quale impianti industriali, attività di trattamento dei rifiuti, infrastrutture e nuovi progetti continuano a concentrarsi».

Comitato

Nel raggio immediatamente prossimo al futuro campo fotovoltaico si trovano già la discarica Haiki Mines di Bedizzole, con volumetria superiore a 3,5 milioni di metri cubi e attività di trattamento rifiuti, l’impianto A2A per la frazione organica e quello Tobanelli per i rifiuti metallici; a sud si apre invece il grande agglomerato industriale di Ponte San Marco. A rendere ancora più rilevante la questione c’è poi il progetto fotovoltaico «La Cassetta», di circa 40 ettari, previsto esattamente accanto al nuovo intervento. Il Comitato ricorda inoltre che Calcinato presenta già un consumo di suolo superiore al 24%. Il monitoraggio nazionale ISPRA-SNPA considera proprio la progressiva artificializzazione del territorio una perdita di una risorsa ambientale essenziale e non rinnovabile. Il confine amministrativo, inoltre, cambia poco. Sebbene i pannelli sorgerebbero a Bedizzole, quasi tutte le opere di connessione alla rete interesserebbero Calcinato: circa 3,2 chilometri di collegamenti elettrici con interferenze con viabilità, canali, ferrovia e sistema del fiume Chiese. «Abbiamo chiesto che venga spiegato perché sia necessario utilizzare un’area agricola così estesa e se siano state davvero considerate soluzioni diverse: tetti di edifici industriali e commerciali, parcheggi, aree dismesse, cave esaurite, discariche cessate o altri terreni già compromessi», sottolinea il Comitato. Le osservazioni riguardano anche il rischio incendi del manto erboso nei periodi più siccitosi, il possibile aumento locale delle temperature, biodiversità e fauna, la conservazione del terreno e la sua effettiva restituzione all’uso agricolo al termine dell’impianto. Il sopralluogo del 2 settembre ha fatto emergere ulteriori questioni: nell’area risulta ancora attivo un allevamento bovino e alcune cabine elettriche sarebbero previste dove dovrebbero sorgere vasche di laminazione.

Lo stesso Comune di Calcinato ha giudicato insufficiente la fascia verde prevista verso il proprio territorio.

La posizione, conclude Giacomelli a nome del Comitato, non è di contrarietà alle rinnovabili, ma alla continua sottrazione di altro terreno agricolo in un comprensorio già pesantemente compromesso: «Calcinato e l’area circostante non hanno bisogno di nuove pressioni. Hanno bisogno di un vero percorso di recupero ambientale, di rinaturalizzazione e di riduzione degli impatti che già gravano sulla popolazione». Da qui la richiesta a Provincia, Comuni ed enti competenti di «porre finalmente un argine allo sfruttamento del territorio che prosegue da troppi anni».