Garda

Presidio e raccolta firme contro il nuovo impianto al Lavagnone

A pochi passi dal sito palafitticolo patrimonio Unesco è previsto un nuovo edificio di circa 6.300 mq

Presidio e raccolta firme contro il nuovo impianto al Lavagnone

Cittadini uniti contro il nuovo impianto avicolo al Lavagnone.

Lavagnone

Domenica un centinaio di desenzanesi si sono ritrovati al Lavagnone per manifestare contro il nuovo impianto che dovrebbe sorgere a poca distanza dal sito patrimonio Unesco. Il presidio è stato organizzato da Anna Campigotto che ha dato vita anche ad una raccolta firme.

«A pochi passi dal sito palafitticolo del Lavagnone è previsto un nuovo edificio di circa 6.300 mq, alto 9 metri, destinato all’incubazione di uova e alla produzione di pulcini – si legge sul testo della petizione – L’impianto potrà arrivare alla schiusa di circa 150.000 uova alla settimana, secondo la documentazione progettuale. Una struttura di queste dimensioni è davvero compatibile con un luogo così delicato? La stessa Soprintendenza ha definito l’area interessata dall’intervento “ad alto rischio archeologico”, in considerazione delle caratteristiche del territorio e della vicinanza al sito del Lavagnone. Il sottosuolo è parte integrante del valore del sito: l’ambiente umido e i depositi torbosi hanno permesso la conservazione di materiali organici che normalmente sarebbero andati perduti. Un’attività produttiva di queste dimensioni richiede inoltre un’attenta valutazione dei suoi effetti complessivi: consumo e trasformazione del suolo; traffico e movimentazione di mezzi; consumo di acqua e risorse; possibili emissioni e odori; gestione dei reflui e rischio di contaminazione del suolo e delle acque; impatto paesaggistico; effetti sull’ecosistema e sulla qualità dell’ambiente circostante. Sono aspetti che devono essere valutati e resi pubblici prima che la trasformazione dell’area diventi irreversibile. La critica a questo tipo di impianto non riguarda soltanto vegetariani e vegani. Anche chi consuma prodotti di origine animale può chiedere che la produzione avvenga nel rispetto dell’ambiente, degli animali e del territorio. E poi c’è la viabilità: via Lavagnone ha una viabilità di tipo rurale, che deve essere rivalutata in relazione al traffico generato da una nuova attività produttiva di queste dimensioni».

Raccolta firme

Nella petizione vengono rivolte una serie di richieste di intervento alle istituzioni: «Sospendere gli interventi che possano compromettere l’area e rivalutare la localizzazione dell’impianto; Completare e rendere pubblici tutti gli accertamenti archeologici preventivi richiesti dalla Soprintendenza; Verificare gli effetti dell’intervento sul regime delle acque e sulla conservazione del deposito archeologico; Rendere pubblica una valutazione complessiva dell’impatto dell’impianto sul territorio; Verificare traffico, mezzi pesanti, sicurezza e adeguatezza della viabilità esistente; Garantire il controllo archeologico durante gli eventuali lavori».

Ad oggi (giovedì 17 settembre ndr) sono state raccolte 1081 firme su Change.org – oltre ad un centinaio raccolte al presidio – ma non è finita qui. Ci sarà infatti la possibilità di informarsi e firmare di persona con un gazebo con Legambiente: sabato 19 in piazza Martiri della Libertà a Lonato (orario indicativo 9.30-12.30); domenica 20 a Centenaro nei Giardini di piazza parrocchiale dalle 9.30 alle 12.30; sabato 3 ottobre a Desenzano piazza Matteotti dalle 16.30 alle 20.