Il Made in Brescia all’estero continua a crescere, ma meno delle medie regionali e nazionali. E ora, a preoccupare gli industriali bresciani sono le ultime notizie sul prossimo aumento dei tassi d’interesse annunciati dalla Banca centrale europea.
L’analisi di Confindustria
A fare il punto sulla situazione, i dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia sui primi sei mesi dell’anno. All’ingrosso, il dato è positivo: i volumi esportati da Brescia verso i mercati internazionali ammontano a 10,65 miliardi di euro nel semestre, sperimentando un incremento del 2,5% sull’analogo periodo del 2025. Bene, ma non benissimo se si considera che la Lombardia ha segnato un +3,5% e l’Italia, nel suo complesso, addirittura il +4,5%.
In valore assoluto, il dato conferma Brescia al sesto posto della classifica delle province italiane per valore delle vendite all’estero, alle spalle di Milano, Firenze, Torino, Arezzo e Vicenza. Quanto invece al saldo commerciale manifatturiero (la differenza tra importazioni ed esportazioni) Brescia è quarta dietro a Vicenza, Modena e Firenze.
L’allarme per l’aumento dei tassi
“Le dinamiche rilevate in questi mesi vanno interpretate alla luce dei buoni risultati che hanno contraddistinto la manifattura locale, nonostante il clima di diffusa incertezza sui mercati globali – spiega in una nota l’associazione di via Cefalonia – In tale contesto, va segnalato il forte recupero (in volume) degli scambi internazionali (+5,5% nei primi sei mesi dell’anno sullo stesso periodo del 2025) e l’imponente incremento delle quotazioni dei principali metalli industriali utilizzati nei processi produttivi del made in Brescia, in particolare rame (+38,7%) e alluminio (+33,1%). Va inoltre ricordato il forte apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (+6,8%), che si è inevitabilmente riverberato sul cambio effettivo nominale (+3,3%), indicatore che sintetizza l’equilibrio della divisa unica nei confronti delle principali valute estere: ciò ha contribuito a rendere meno competitive le nostre merci sui mercati extra comunitari”.
“Il dato dell’export bresciano si conferma positivo nel primo semestre 2026 – commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Internazionalizzazione ed Ecosistema Imprese – Anche a livello trimestrale registriamo la settima variazione in rialzo consecutiva, un trend iniziato già nell’ultimo trimestre 2024. Guardiamo tuttavia a questi dati con prudenza: le vendite in Unione Europea trainano l’andamento complessivo del Made in Brescia, ma le recentissime notizie di politica monetaria non sono incoraggianti. L’aumento dei tassi da parte della BCE al 2,5% va tenuto in forte considerazione: potrebbe infatti rallentare la propensione agli investimenti delle nostre imprese in asset che richiedono impegni finanziari. Allargando lo sguardo fuori dal continente, vanno infine tenuti sotto attenzione anche i numeri in contrazione degli Stati Uniti e dell’Asia nel suo complesso. Si tratta di due quadranti geografici che, insieme, costituiscono quasi un quinto dell’export bresciano e che, proprio per questo motivo, non possiamo permetterci di trascurare”.
Dove vanno le merci bresciane
Le crescite dell’export più rilevanti si sono registrate verso paesi dell’Unione europea (+6,5%), mercato che intercetta da solo più del 66% delle merci vendute all’estero da parte delle imprese bresciane. Crescono in particolare i mercati di Germania (+4,7%), Francia (+4,0%) e Spagna (+8,5%). Cresce però anche il mercato cinese (+6,7%), a fronte della flessione rilevata per quello indiano (-26,8%). Continuano infine a pesare le difficoltà delle nostre imprese negli Stati Uniti (-5,6%), gravato ovviamente dai dazi varati da Donald Trump. Quanto ai settori dell’export più brillanti, gli incrementi più significativi riguardano la metallurgia (+7,7%) e gli articoli in gomma e materie plastiche (+7,8%). Male invece i tessili, l’abbigliamento, le pelli e gli accessori (-14,5%).