Unplugged 2026, Biagio Antonacci al Vittoriale: “Queste notti gardesane saranno indimenticabili”.
Biagio Antonacci al Vittoriale degli Italiani con Unplugged 2026
Equilibrio tra ritmi coinvolgenti e melodie romantiche, empatia nell’incontro umano prima ancora che musicale con il pubblico ed elegante essenzialità scenografica con candele sparse sul palco tra gli strumenti, luci e il lago dettaglio naturale di straordinario impatto visivo ed emotivo. Questi sono stati i tasselli di un mosaico che è parso cucito ad arte sul palco vista lago dell’anfiteatro del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera con Biagio Antonacci protagonista della seconda serata (sabato 5 settembre 2026) delle dieci date (dopo il 4, 5 e 6 settembre le altre date sono 8, 9, 11, 12, 13, 15 e 16 settembre) nella residenza che fu di Gabriele d’Annunzio con Unplugged 2026 per Tener-a-mente Equinozio, il nuovo capitolo autunnale del Festival del Vittoriale.
Ad accompagnarlo sul palco la sua band, con Placido Salamone alla direzione musicale e alle chitarre, Giovanni Boscariol alle tastiere e fisarmonica, Andrea Fontana alla batteria e percussioni, Caterina Coco al violino e Wurlitzer e Luca Visigalli al basso.
Una fisarmonica di emozioni quelle provate stando nel pubblico: c’è stato il tempo del raccoglimento romantico e quello nel quale il richiamo della musica ha spinto ad abbandonare le sedute:
“Domani tutti a casa senza voce perché funziona solo se tutti stiamo insieme”
Queste le parole che l’artista ha rivolto al pubblico ringraziandolo:
“Grazie, non smetterò mai di dire questa parola. É una cosa talmente bella e dolce dire grazie, a volte sembra di essere banale ma è la chiave di tutto – ha dichiarato -. Queste notti sul lago saranno indimenticabili come due anni fa, sarà bello ricordare, come ogni cosa nella vita”.
Una scaletta variegata
La scaletta, come detto, è stata variegata per tematiche e ritmi. Non sono mancate le canzoni più note come: “Quanto tempo e ancora”; “Se io se lei”, “Ti dedico tutto”, “Iris”, “Buongiorno bell’anima” per citarne alcune. C’è stato poi spazio anche per ricordare chi non c’è più con “Sognami” e poi il suggestivo omaggio a Gino Paoli sulle note di “Una lunga storia d’amore”:
“Una delle canzoni che avrei tanto voluto scrivere io ma che invece ha scritto il più grande poeta contemporaneo, mancato poco tempo fa.”
Nel corso del concerto c’è stato spazio anche per una riflessione sull’affascinante quanto non sempre facile lavoro nel mondo della musica:
“Attraverso il pubblico e grazie alle canzoni che sono arrivate più immediate sono state scoperte anche alcune mie canzoni più vecchie – ha spiegato Antonacci -. Questo è uno degli aspetti belli di questo lavoro chiamato musica. Quando una canzone non va come speravi pensi che tutto sia finito ma poi c’è il tempo che ti porta avanti e tutto quello che hai fatto viene fuori, galleggia, è una cosa magica. Ai giovani di oggi che si avvicinano a questo mondo lo dico sempre e dico sempre di non abbattersi se non riescono ad avere una conseguenza immediata nelle classifiche. Bisogna avere anche il coraggio di aspettare e nel tempo, prima o poi, le cose diventano più belle, più lucide ma bisogna passare attraverso quella famosa porta che ti può portare ma anche far restare in sala d’attesa con educazione”.
Colpi di scena ma non solo: oltre il concetto di concerto
Non è mancata poi una dichiarazione d’amore direttamente dalla gradinata, colpo di scena sempre gradito ed emozionante. Una serata insomma che ha saputo andare ben oltre il concetto di concerto tradizionalmente inteso a riprova del fatto che il vero talento non ha bisogno di effetti speciali per arrivare (e restare) con musica e parole tra gli archivi del cuore e della mente catalogato alla voce “Indimenticabile”.
In evidenza uno scatto di Enrico Savi.