Nella vita si cresce, si cambia e mutano anche le priorità. Per Riccardo Canevali, capriolese residente a Erbusco, la macchina dei suoi sogni acquistata (usata) nel 2020, una Range Rover, l’anno dopo era diventata sacrificabile di fronte alla possibilità di acquistare una nuova casa per costruirvi la sua famiglia con l’amata Isabel. Tuttavia, la vendita a Salvatore Giuseppe Nasca, acquirente di Lentate sul Seveso (Monza Brianza) trovato su Subito.it, si era rivelata una trappola: niente soldi (perché l’assegno circolare era falso) e niente più auto, finita chissà dove. Una truffa bella e buona, che ha dato il via a un’odissea durata ben cinque anni: un calvario che finalmente è finito, perché da pochi giorni Ricky Rock (nome con cui nel 2008 aveva partecipato a XFactor, arruolandosi tra i talenti incompresi) è tornato in possesso del suv, “rimpatriato” dalla Croazia. Una storia che Canevali, classe 1981, ha deciso di raccontare dall’inizio, con l’obiettivo di lanciare un messaggio di speranza alle tante persone che, come lui, sono finite nella rete di truffatori senza scrupoli.
Ha riavuto la sua auto dei sogni dopo la truffa
Nel luglio 2021, Canevali aveva deciso di vendere l’auto comprata nel 2020 (“L’avevo presa perché era un mio sogno”, ha spiegato) e tramite Subito.it aveva trovato un acquirente disposto a pagare i 25.500 euro che gli servivano per dare la caparra per la nuova casa. Quell’assegno circolare, lo stesso che la banca dell’erbuschese in un primo momento aveva ritenuto regolare, si era però rivelato un falso: “La sera del 21 luglio ho aperto l’home banking per fare il bonifico per la caparra della casa e ho scoperto che i soldi non c’erano. Sono andato a sporgere denuncia quella sera stessa e la mattina dopo mi sono presentato in banca”, ha raccontato. L’incubo, purtroppo, era appena iniziato: una settimana dopo, infatti, Canevali aveva scoperto che l’auto era stata fermata e sequestrata in Croazia; tuttavia, di tale operazione non c’erano né conferme ufficiali, né verbali. Nell’attesa di notizie, l’erbuschese non era stato con le mani in mano: aveva scritto mail ai Consolati e alle Ambasciate di diversi Paesi dell’Est Europa, senza però ottenere alcun riscontro. A gennaio 2022, finalmente la svolta: ai carabinieri della stazione di Capriolo era arrivata la conferma del sequestro della macchina. Ed è qui che è cominciata la vera odissea, costellata di battaglie legali e ricorsi, con un unico obiettivo: riportare la Range Rover in Italia.
La battaglia legale
Canevali ha dovuto farsi assistere da due avvocati, uno in Italia (inizialmente uno studio di Paratico, poi un altro in città) e uno in Croazia (la professionista Petra Vuksanovic). Nell’agosto 2022 l’erbuschese, flagellato dai dubbi, era partito alla volta della Croazia in scooter, macinando complessivamente 900 km (450 all’andata e altrettanti al ritorno) per raggiungere Fiume. Si era rivolto prima alla Polizia croata, poi alla Procura, e infine era riuscito a scovare la concessionaria dove era finita la Range Rover, facendo un’amara scoperta: l’auto era stata messa in vendita, nonostante il giudice non si fosse ancora pronunciato sul caso. Quel verdetto gli era arrivato per posta pochi giorni dopo, stabilendo che la macchina doveva essergli restituita, lasciando però ai coinvolti la possibilità di fare ricorso, cosa che il proprietario della concessionaria aveva fatto. “Il ricorso è stato respinto, ma il mio avvocato non me lo ha mai fatto sapere”, ha rivelato Canevali. Così, la vicenda si è arenata e trascinata per anni, fino ad oggi: ogni volta che sembrava prospettarsi l’opportunità di riavere indietro l’auto, spuntava la richiesta di altri documenti. Prima la condanna di Nasca, arrivata solo nell’aprile 2025; poi la traduzione in lingua croata; infine, il fantomatico allegato 2, che per l’erbuschese ha rappresentato un ostacolo apparentemente insormontabile. In sostanza, dal momento che lui non era andato a ritirare la Range Rover (perché nessuno lo aveva avvisato che poteva farlo) il veicolo era stato sottoposto a confisca e diventato proprietà dello Stato; andava dunque richiesta in via straordinaria la revoca di tale provvedimento.
“Non ce la facevo più, ero stanco di combattere – ha precisato – A gennaio 2026 ho deciso di rivolgermi all’Ambasciata croata a Milano, dove mi hanno dato il numero di Mario, il traduttore. Non sapevo cosa farmene, ma poi l’ho chiamato”.
E grazie alla sua collaborazione, l’erbuschese è riuscito a ottenere informazioni preziose: foto e video dell’auto e soprattutto i dati relativi alla confisca. Sfiduciato nei confronti degli avvocati (“Nessuno mi ha realmente aiutato, tutti mi hanno detto di lasciar perdere”), Canevali ha deciso di arrangiarsi: ha chiesto indicazioni all’intelligenza artificiale di Google e si è recato da solo nella Cancelleria del Tribunale di Brescia. Una tenacia che alla fine è stata premiata: l’allegato 2 gli è stato fornito e con quello in mano finalmente poteva recuperare la macchina.
L’ultimo ostacolo
Il lieto fine sembrava vicino, ma rimaneva un ultimo ostacolo da superare: il “rimpatrio” dell’auto. Non essendo riuscito a ottenere dal giudice l’autorizzazione alla re-immatricolazione, doveva trovare il modo di portare la Range Rover in Italia o con un carro attrezzi (ma il costo era troppo alto) o con una bisarca: ed è stata proprio questa seconda opzione quella vincente, ancora una volta grazie alla preziosa intermediazione di Mario il traduttore. “Dovevo essere a Zagabria il 10 agosto alle 10, ho deciso di partire il 9 e stavolta ci sono andato in moto ed è venuta anche Isabel”, ha proseguito. Un viaggio di 1.200 chilometri tra andata e ritorno, in cui non sono mancati momenti angosciosi.
“Quella mattina non mi rispondeva più nessuno – ha rivelato – L’appuntamento è stato spostato alle 14, ma il custode del deposito si è presentato solo a 15.30, mentre della bisarca neanche l’ombra. E’ arrivata alle 18, ma a quel punto il camionista non poteva ripartire subito (doveva osservare le ore di riposo previste per legge). Mi sono dovuto fidare, lasciandogli l’auto e tornando a casa in moto”.
Una volta giunto a Erbusco, è cominciata l’attesa: l’autista non rispondeva più ai messaggi di Canevali, che per un momento ha temuto di essere stato fregato un’altra volta. Invece, alle 19.47 dell’11 agosto, la bisarca è arrivata a destinazione.
“Avevo perso le speranze, invece ce l’ho fatta, nonostante tutti mi avessero detto di lasciar perdere – ha sottolineato – Spero che la mia storia possa aiutare le altre vittime di truffa a non arrendersi”.
Resta ancora da risolvere il nodo della targa e c’è l’amarezza per i costi che l’erbuschese ha dovuto sostenere per fare valere i suoi diritti:
“Avevo provato a lanciare una raccolta su Gofundme, ma non ho avuto successo”, ha spiegato.
Ma Ricky Rock non si lascia scoraggiare dalle difficoltà: vuole che la sua meravigliosa bimba (da sei mesi è diventato papà) sia fiera di lui e, confidando nella Provvidenza, è già pronto ad affrontare le nuove sfide che si prospettano l’orizzonte senza mai perdere il suo sorriso e, soprattutto, la sua dignità!
“Mi chiavano pollo: ora vorrei parlare nelle Università di resilienza!”
“Alcuni mi chiamavano pollo… Beh, ho dimostrato di essere veramente rock e ora sogno di parlare di resilienza nelle Università d’Italia, raccontando questa storia e molte altre, cercando un editore per un libro e conseguente pellicola. Già, sognavo di essere attore ma la mia vita è già come un film, e mi tolgo pure qualche sassolino dalla scarpa per gli haters. Ora la figlia del ridicolo pagliaccio con manie di protagonismo sarà fiera del suo papà, perché porto a casa contro tutti i pronostici l’auto truffata ben 5 anni fa”.
“Senza aiuto da parte di nessuno: mi prendo tutti i meriti perché solo io ci credevo. Alla fine, ho venduto l’auto per pagare la caparra di casa, sposarmi (dopo la proposta fatta sul balcone a Isabel nel lockdown) e fare finalmente famiglia. Nonostante le avversità dei soldi scomparsi dal conto corrente del circolare confermato come vero dalla banca (che all’epoca non accettava il bonifico istantaneo). Nonostante i tantissimi soldi spesi per avvocati italiani e croati per riavere il mio Range dei sogni e per far condannare Nasca (che mai mi darà un euro, essendo nullatenente e non ha passato in carcere nemmeno un giorno degli otto mesi ricevuti nella condanna). Nonostante la casa nuova consegnata con un anno di ritardo, che mi ha fatto raddoppiare il mutuo, da 700 a 1.300 euro mensili (qui si apre l’ennesima sfida, stavolta contro il costruttore, pur essendo piena di umidità lui ha avuto il coraggio di denunciarmi per diffamazione, è ridicolo!)”.
“Nonostante le battaglie inutili in tv su Rai e Mediaset, che non mi hanno portato a nulla, né dato aiuti concreti. Nonostante ciò, sono riuscito ad avere tutto comunque… ️Mi sono inventato altri lavori, fra cui maestro di karate per la Polisportiva di Erbusco, ho aumentato le serate come animatore e dj. Ho avuto un fantastico matrimonio, ho una villetta a schiera finita grazie ai mille lavori fatti come imbianchino, muratore, giardiniere e con l’auto di Isabel. Ma tutto succede per un destino segnato e ben diverso: quando mi fermavo a riflettere sul perché sia successa a me pure questa disavventura, ho pensato che forse era perché solo io potevo farcela, al fine di dare speranza e aiutare (come faccio da cinque anni) molte altre persone. Anche loro vittime di truffa, reato che in Italia non è preso per nulla in considerazione, sebbene rovini le vite e distrugga i sogni! Sono probabilmente l’unico che è riuscito a riavere indietro l’auto in tutta Italia, per questo vorrei andare nelle Università a parlare ai giovani di resilienza. E ho ben altre sfide da raccontare, superate e altre da superare ancora”.
“Mai mollare è il mio motto: nessuno è mai arrivato dove sono arrivato io. Ho lottato, discusso contro incompetenza e ignoranza, mi sono imbattuto in gente priva di senso logico ed empatia, persone che guadagnano probabilmente cinque volte il mio stipendio da operaio. Ho fatto valere le mie ragioni, e alla fine ho vinto! Sarebbe bello trovare un benefattore dato che la mia raccolta fondi su Gofundme non sta andando bene. Vorrei recuperare le spese sostenute in questi cinque anni perché riavere l’auto mi è costato in totale 10mila euro, fra i vari avvocati, traduzioni, immatricolazione più targhe e tagliando… Mi chiedono se vendo ancora il Range: lo venderei al prezzo di quando sono stato truffato più le spese affrontate, è dura ma ci provo come sempre. E se andasse male, sarò fiero di portarci in giro la mia famiglia. In questi 5 anni grazie agli articoli (ringrazio i giornalisti) e le comparse in tv mi hanno chiamato moltissime vittime di truffa, Ho ascoltato tutte le loro storie, ho cercato di aiutarli il più possibile, ma nessuno di loro ha riavuto indietro l’auto. Gli unici che ho potuto salvare sono quelli che mi hanno chiamato prima della vendita (come un ragazzo di Modena che ha rischiato di perdere 75mila euro). Voglio creare una fondazione che possa aiutare le vittime di truffa e anche le vittime di impresari edili che costruiscono per business senza sistemare i molti problemi che le case nuove attualmente hanno”.