La transizione ecologica porterà a Chiari un nuovo impianto di accumulo di energia. Parliamo di una struttura Bess (Battery Energy Storage System), un maxi-accumulatore che sorgerà nell’area della stazione Terna di via Di Mezzo, al confine tra le frazioni di Santellone e San Bernardo.
Un’infrastruttura strategica
Il territorio clarense infatti è tra i principali centri bresciani interessati dalle richieste di connessione depositate appunto da Terna, la società che si occupa della trasmissione dell’energia elettrica, per i sistemi di stoccaggio dell’energia fotovoltaica (insieme a città come Brescia, Flero, Nave, Torbole Casaglia e Travagliato). L’infrastruttura dovrebbe sorgere fuori dal centro accanto alla centrale elettrica nella frazione Santellone. A spiegare la genesi del progetto è stato il sindaco Gabriele Zotti che ha parlato di un’opera strategica che il Comune dovrà accompagnare nella sua realizzazione fissata per il 2027.
L’opposizione: «Trasparenza e massima cautela sull’impatto»
Un progetto che, pur inserendosi nel solco della transizione energetica, sta sollevando più di un interrogativo nella minoranza. Marco Salogni (Comitato Civico) ha annunciato la presentazione di un’interpellanza, mettendo in guardia l’Amministrazione: non si può procedere a scatola chiusa su un’opera dal simile impatto. «Non siamo contrari a priori alle infrastrutture necessarie per la stabilità della rete elettrica — ha premesso — ma riteniamo indispensabile che i cittadini conoscano gli effetti di questo intervento sul proprio territorio».
Al centro delle richieste dell’opposizione dunque c’è la necessità di trasparenza. La minoranza ha chiesto lumi sull’attuale fase dell’iter autorizzativo, sugli enti già coinvolti e sulla documentazione acquisita dagli uffici comunali. Fra gli interrogativi del «Comitato» ci sono quelli legati al consumo di suolo, all’impatto paesaggistico, fino alla complessità logistica legata alla viabilità e alle opere di connessione alla rete elettrica.
Sotto la lente dell’opposizione c’è, in primis, la sicurezza: i sistemi a batterie richiedono infatti protocolli antincendio e di gestione del rischio estremamente rigorosi, per i quali Salogni ha chiesto se sia già stato aperto un tavolo con gli enti competenti. C’è infine la delicata partita delle compensazioni. «La città gioca già un ruolo chiave nella rete elettrica nazionale — ha concluso — e non può limitarsi a essere un semplice contenitore per impianti strategici. Dobbiamo verificare la reale portata delle opere di mitigazione ambientale, le compensazioni previste e le garanzie sul ripristino dell’area una volta che l’impianto arriverà a fine vita».
L’impegno della Giunta sulla transizione ecologica
«L’impianto è stato autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per armonizzare gli impianti già esistenti evitando incendi e soprattutto black out alla linea elettrica», ha detto il sindaco Gabriele Zotti ribadendo l’impegno della Giunta sul tema della transizione energetica partito dall’efficientamento degli edifici pubblici.
Tuttavia, come detto, le infrastrutture di accumulo sono ormai imprescindibili per la rete elettrica nazionale. Infatti, con la diffusione degli impianti fotovoltaici ed eolici, la produzione di energia verde registra picchi notevoli, superando talvolta i consumi effettivi e rischiando di sovraccaricare il sistema.
«I grandi container di batterie servono proprio a immagazzinare l’energia prodotta in eccesso durante il giorno per rilasciarla nei momenti di maggiore fabbisogno, riducendo gli sbilanciamenti e scongiurando il taglio forzato della produzione rinnovabile», ha illustrato sempre Zotti, facendo presente che la rete elettrica in questi anni ha subito cali di tensione e black out in diverse parti della città.