Nel basso lago crescono le criticità tra cattivi odori, fioriture algali e problemi per la balneazione. Nel mirino Regione Lombardia, Autorità di Bacino e Comuni del G16.
Il problema sulle sponde del Sebino
È sulle sponde del basso lago d’Iseo che torna ad accendersi il dibattito sulla qualità delle acque del Sebino. Un territorio che nei mesi estivi richiama residenti e turisti e che rappresenta una risorsa ambientale ed economica per i Comuni rivieraschi, ma che deve fare i conti con una situazione sempre più difficile. A puntare i riflettori sul problema è Europa Verde, che denuncia la presenza di “enormi proliferazioni algali”, cattivi odori e conseguenze anche sulla balneazione. Per il movimento ambientalista, però, la questione non può essere affrontata soltanto quando l’emergenza diventa evidente. “Non si può continuare a intervenire sull’emergenza senza affrontarne le cause”, sottolineano Sara Onofrio e Dario Balotta, co-portavoce di Europa Verde provincia di Brescia. La raccolta e l’estirpazione delle alghe una volta raggiunta la riva, secondo gli ambientalisti, rappresenterebbero soltanto una soluzione temporanea e costosa.
“Curare il sintomo e non la malattia”
Nel mirino finiscono quindi le cause che favoriscono le fioriture algali. Il Lago d’Iseo, spiegano da Europa Verde, è sottoposto alla pressione dell’eccesso di nutrienti, in particolare fosforo e azoto, a cui si aggiungono il riscaldamento delle acque e la crescente crisi idrica. La siccità riduce il ricambio dell’acqua, mentre le temperature più elevate e la stratificazione possono favorire la carenza di ossigeno nelle profondità del lago e il rilascio di fosforo dai sedimenti. “Estirpare e raccogliere le alghe quando arrivano a riva significa curare il sintomo e non la malattia”, affermano Onofrio e Balotta, ricordando come questa tecnica venga utilizzata da anni con “forti esborsi della spesa pubblica senza alcun risultato per il futuro”.
Europa Verde chiede quindi che vengano chiarite le quantità di fosforo che arrivano nel Sebino e la loro provenienza. Sotto osservazione ci sono l’Oglio, gli altri immissari, gli scarichi e le attività agricole. Nel documento viene citato anche il Calchere di Sulzano, indicato come corso d’acqua che “spesso scarica liquami zootenici”. L’obiettivo è capire quanto fosforo venga immesso dall’esterno e quanto, invece, venga restituito direttamente dai sedimenti del lago.
Il piano straordinario e la mobilitazione dei Comuni
La proposta di Europa Verde è quella di un vero e proprio Piano regionale straordinario per il risanamento del Sebino, con obiettivi, tempi, risorse e responsabilità definite. Tra le priorità indicate ci sono la riduzione degli apporti di nutrienti, maggiori controlli sugli scarichi, il miglioramento della depurazione e un monitoraggio continuo delle fioriture algali e della qualità delle acque. Il movimento chiede inoltre una gestione della risorsa idrica che tenga conto delle esigenze ecologiche del lago durante i periodi di siccità, considerando anche i prelievi destinati all’agricoltura e alla produzione di energia attraverso le centraline elettriche. Un appello che coinvolge direttamente anche i Comuni del G16, chiamati a mobilitarsi per tutelare il futuro del Sebino.
“Europa Verde chiede che il Sebino venga finalmente trattato per quello che è – concludono i due co-portavoce Sara Onofrio e Dario Balotta- un ecosistema fragile e una risorsa pubblica da proteggere, non un problema da tamponare quando diventa impossibile nasconderlo”.