la situazione

Allarme siccità per i laghi lombardi: si salva solo il Garda

Allarme rosso per gli altri laghi lombardi, sul Garda la situazione si mantiene sotto controllo anche grazie ai recenti interventi alla diga di Salionze

Allarme siccità per i laghi lombardi: si salva solo il Garda

Allarme siccità per i laghi lombardi: si salva solo il Garda.

La situazione: è allarme siccità

Questo l’allarme evidenziato da Legambiente, i grandi laghi lombardi hanno esaurito la loro riserva: una situazione che preoccupa anche considerando la necessità di irrigazione dei campi agricoli nei mesi estivi. Al momento il limite è pressoché vicino al limite minimo di regolazione,   la portata d’acqua che possono rilasciare è solo quella che ricevono dagli immissari (tanto entra, tanto può uscire); che, in assenza di piogge, è formata in gran parte dalle acque di fusione di ciò che resta dei grandi ghiacciai alpini, da tempo a loro volta in sofferenza.

Il Garda fa eccezione

Il lago di Garda in questo senso rappresenta un unicum: nonostante il caldo torrido riesce a conservare oltre metà del volume del suo immenso serbatoio. Ma quale è la situazione dei livelli del lago di Garda? Per saperlo basta consultare il sito della Comunità del Garda dove si trovano i dati relativi alle misure del livello al di sopra dello zero idrometrico (64,027 metri sul livello del mare) e la quantità dello scarico dall’edificio regolatore di Salionze.

Una situazione che, quindi, si mantiene sotto controllo anche grazie ai recenti interventi alla diga di Salionze:

«I recenti interventi alla diga di Salionze consentono manovre istantanee anche plurime nelle 24 ore, onde regolare il livello nel più oculato modo possibile – ha spiegato il segretario generale della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa – In sintesi, per ora, la situazione è sotto controllo, con un Garda a oltre il 60% del suo riempimento, mentre gli altri laghi prealpini, solo come indicazione, non raggiungono il 20% del loro riempimento. Ci aspettano comunque settimane non facili, stante la situazione climatica, ma faremo in modo di gestire la risorsa idrica gardesana in modo da assicurare tutti i legittimi usi plurimi, che, nell’ordine, ripeto, idropotabili, agricoli, turistici, idroelettrici, termali, senza dimenticare la priorità di ambiente lago e ittiofauna».

Come detto quindi da venerdì 17 luglio il deflusso è stato ridotto da 70 a 65 mcubi/sec a partire dalle 12.15 con un livello di 81,6 cm; livello che si è mantenuto identico anche sabato 18 luglio. Domenica 19 luglio è salito a 82,6 cm per poi scendere nuovamente lunedì 20 luglio a 81,7 cm e con una riduzione del deflusso da 65 a 59 mc/sec a partire dalle 10.15. Successivamente martedì 21 luglio il livello è sceso a 80,9 cm e il deflusso è passato da 59 a 48 mc/sec a partire dalle 16.15. Lunedì 27 luglio 2026 il deflusso è tornato a 65 mcubi/sec a partire dalle 8.45 con un livello di 76.4 centimetri. Martedì 28 luglio il livello è sceso a 5.1, mercoledì 29 luglio 2026 a 74.1 e giovedì 30 luglio a 72.7 con un deflusso tornato a 68 mc/sec.

 

Criticità sugli altri laghi bresciani

Il Sebino è al 10% e in rapida discesa mentre l’Eridio è sotto il 5%. Nel resto della Lombardia allarme rosso per il lago Maggiore e per il lago di Como nei quali resta solo il 6% del volume invaso. Le portate di acqua che i laghi rilasciano nei loro emissari è circa metà del valore stagionale, con la situazione più grave per il Verbano, che eroga solo 70 mc/sec di portata, contro una media stagionale più che quadrupla: troppo poca acqua per le risaie, lombarde e piemontesi, che  ne dipendono. Male anche il Lario, sceso al livello  minimo stagionale,  tra quelli misurati negli ultimi 80 anni.

“Eppure, la Regione e gli enti irrigui hanno fatto tutto il possibile per gestire al meglio le scorte idriche, in una annata che già da marzo evidenziava una forte carenza di nevi in quota – hanno fatto sapere da Legambiente – .  Va riconosciuto che il tavolo regionale per la gestione della crisi idrica ha operato nel migliore dei modi, ma ciò non è bastato: il 2026 in Lombardia è la seconda annata meno piovosa del decennio (la siccità del 2022 resta un record): da inizio anno è mancato circa un quarto delle precipitazioni attese sui bacini montani; di conseguenza nei grandi laghi sono entrati 4 miliardi di metri cubi d’acqua in meno rispetto agli oltre 10 attesi a questo punto dell’anno. Un deficit difficile da colmare, pur mettendo in campo tutte le possibili forme di risparmio e di gestione: anche i pochi milioni di litri che è possibile attingere dai bacini idroelettrici – anch’essi in non buone condizioni di riempimento – sono un aiuto, ma ben poco rispetto a questa voragine di risorsa idrica”.

“Un riscaldamento ormai irreversibile”

“La crisi climatica presenta il conto del troppo poco che si è fatto per evitarla fino ad oggi,” considera Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Dobbiamo ormai fare fronte ad un riscaldamento irreversibile del clima, i cui segnali sono inequivocabili. Se in generale bisogna moltiplicare gli sforzi per abbandonare per sempre la dipendenza da fonti energetiche fossili, nella pianura padana ciò significa anche ripensare l’agricoltura, modificando il paesaggio produttivo per renderlo idoneo al nuovo scenario di temperature e precipitazioni. Non serve solo dirlo, come sta finalmente iniziando a succedere anche in ambienti istituzionali, ma bisogna iniziare a farlo. Serve cioè una efficace strategia di adattamento per le coltivazioni che ne riduca la dipendenza dalle ormai scarse disponibilità idriche estive, modificando il paesaggio produttivo ed abbracciando la transizione agroecologica, anche per ridurre gli impatti che l’agricoltura intensiva determina su ambiente, qualità dell’aria e sul clima stesso.”